29 aprile 2012

Amministrative: Viminale, al voto 770 comuni e 7,2 mln elettori

 Domenica 6 maggio, dalle ore 8.00 alle ore 22.00, e lunedi' 7 maggio, dalle ore 7 alle ore 15, nelle regioni a statuto ordinario si svolgeranno le elezioni del sindaco e del consiglio comunale di 770 comuni (di cui 22 capoluoghi di provincia: Alessandria, Asti, Cuneo, Como, Monza, Belluno, Verona, Genova, La Spezia, Parma, Piacenza, Lucca, Pistoia, Frosinone, Rieti, L'Aquila, Isernia, Brindisi, Lecce, Taranto, Trani e Catanzaro) nonche' dei consigli circoscrizionali.
Le elezioni in 770 comuni di regioni a statuto ordinario, spiega una nota del Viminale, interesseranno 7.202.146 elettori, di cui 3.467.247 maschi e 3.734.899 femmine. Le sezioni elettorali complessive saranno 8.654.
Si svolgeranno le elezioni dei Sindaci e dei Consigli comunali nelle regioni autonome di Friuli Venezia Giulia e Sicilia i cui dati saranno disponibili sui relativi siti internet.
Le operazioni di scrutinio avranno inizio lunedi' 7 maggio, subito dopo la chiusura della votazione e l'accertamento del numero dei votanti.
In caso di effettuazione del turno di ballottaggio per l'elezione dei sindaci, si votera' domenica 20 maggio, sempre dalle ore 8.00 alle ore 22.00, e lunedi' 21 maggio, dalle ore 7.00 alle ore 15.00 mentre le operazioni di scrutinio avranno inizio nella stessa giornata di lunedi', al termine delle votazioni e dell'accertamento del numero dei votanti.



Napolitano: "Solidarietà ed equità esigenze imprescindibili nei momenti di crisi"

Sono "sempre vive" le esigenze "di giustizia e solidarietà nella società e di equità e collaborazione internazionale: esigenze e punti di riferimento imprescindibili anche di fronte alla grave crisi economica e sociale in atto e ai mutamenti e alle tensioni del mondo d'oggi". Lo scrive il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un messaggio a Riccardo Nencini, segretario del Psi che celebra a Genova i 120 anni della nascita del partito.
 "La vostra iniziativa -afferma- non rappresenta solo un contributo alla celebrazione di una lunga e gloriosa tradizione politica, intrecciata intimamente alla storia del nostro Paese, alle battaglie per il progresso economico e civile e alle conquiste democratiche e sociali".
"Il filone del pensiero socialista, profondamente radicato nel nostro continente, costituisce -sottolinea il Capo dello Stato- un patrimonio di valori e di idee la cui attualità è da approfondire in rapporto a sempre vive esigenze di giustizia e solidarietà nella società e di equità e collaborazione internazionale: esigenze e punti di riferimento imprescindibili anche di fronte alla grave crisi economica e sociale in atto e ai mutamenti e alle tensioni del mondo d'oggi".

Bersani smentisce voto anticipato Alfano pressa Monti: "Basta tasse"

Il Cdm ci sara' domani ma arrivano gia' le richieste dei partiti al premier Mario Monti che si appresta a mettere mano alla spending review. Operazione che ha l'obiettivo di evitare l'aumento dell'Iva, innanzitutto. E poi reperire fondi per qualche misura di crescita. Sempre tenendo fermo l'obiettivo del pareggio di bilancio. E dai partiti arrivano suggerimenti, proposte e ciascuno pianta i suoi paletti. Persino la Bce che ha fatto sapere di guardare con attenzione alla spendig review 'consigliando' l'accorpamento delle province come misura di contenimento della spesa.Per il Pd non sarebbero accettabili ulteriori tagli al comparto scuola. "Sono sicuro che Giarda pensa di entrare con il cacciavite in questi meccanismi perche' usare la mazza non va bene", dice Pier Luigi Bersani. Per il Pdl sono le forze dell'ordine a dover essere esentate dai tagli. "Chi vuole meno carabinieri e meno polizia sara' bocciato senza esitazioni. Ho avvertito Giarda da tempo", dice Maurizio Gasparri. E poi, basta tasse. Questo lo slogan del Pdl nella campagna per le amministrative. "Il Paese non puo' sopportare ulteriori tassazioni", ribadisce Angelino Alfano. E ancora Antonio Di Pietro che rilancia l'eliminazione delle province sulla scia della Bce.
Prima ancora della riunione di domani, Monti ha avuto gia' un 'assaggio' del dibattito dei prossimo giorni. Tuttavia, il premier incassa anche oggi conferme di sostegno dai partiti. Da Bersani, innanzitutto, dopo che nei giorni scorsi alcune indiscrezioni davano il Pd in fuga per le elezioni a ottobre. "Non possiamo in questi mesi destabilizzare perche' la crisi e' ancora li'. Monti ha credibilita' sufficiente per tenere il nostro paese lontano dal baratro. Io non intendo vincere sulla macerie del mio Paese" sottolinea il leader del Pd.
Se i suggerimenti a Monti sono disparati sembra ci sia un filo che accumuna non solo Pdl e Pd, ma anche l'Idv. La richiesta al premier di mettere mano ad un accordo Italia-Svizzera per tassare i patrimoni 'nascosti' in Svizzera. Misura gia' adottata da Gb e Germania, ora anche dall'Austria.
In campagna elettorale in Sicilia, Angelino Alfano torna a chiedere lo stop a ulteriori tasse. "Noi ribadiamo la nostra proposta: occorre una ricetta fatta di meno tasse, meno spese e meno debiti. Il Paese non puo' sopportare ulteriori tassazioni". E quindi chiede una 'moratoria' per quegli imprenditori che sono creditori nei confronti dello Stato: "Proporremo che se lo Stato non paga gli imprenditori, questi non paghino le tasse fino all'ammontare del credito vantato nei confronti dello Stato".
Non arriva allo sciopero fiscale a cui inneggia la Lega, ma anche il Pdl si mette in prima linea sulla battaglia anti-tasse. Mentre il Pd si attesta su tutt'altra linea puntando piuttosto sulla battaglia contro l'evasione fiscale e rilancia la tassazione delle transazioni finanziarie. "Vogliamo farla una tassa sulle transazioni finanziarie perche' la finanza paghi parte di quello che ha fatto e non ricada tutto sulle spalle del debito pubblico?". Quindi lo sciopero fiscale della Lega. Per Bersani, "il problema e' che qui c'e' troppa gente che gia' lo fa. E' questo il nostro problema: il peso viene lasciato addosso sempre ai soliti noti".
Per il segretario del Pd, al contrario, "bisogna continuare a intensificare la lotta all'evasione. Noi abbiamo una sperequazione rispetto all'Europa cha fa paura". E poi, occorre "riequilibrare il carico fiscale e per farlo", serve una tassazione sulle transazioni finanziarie.O anche sui grandi patrimoni immobiliari. Questa, ricorda Bersani, era stata la proposta del Pd per un'Imu piu' leggera per i cittadini. "Noi abbiamo fatto quella proposta, Maroni era li' " ma non l'ha sostenuta "e ora si lamenta".

22 aprile 2012

APPUNTAMENTO ONLINE CONSOLATO DI BUENOS AIRES

Si comunica che, a partire dal mese di maggio, anche i Vice Consolati Onorari di Tres de Febrero e Campana riceveranno unicamente su appuntamento.
Gli appuntamenti saranno resi disponibili su cadenza mensile: il 15 di ogni mese (o il primo giorno lavorativo immediatamente successivo) sarà visualizzato il calendario dell’intero mese successivo. A partire dal 16 aprile sarà quindi possibile prenotarsi per il mese di maggio.
Per prenotare l'appuntamento sarà necessario entrare nel sistema Prenota OnLine del Consolato Generale in Buenos Aires registrarsi, e prendere poi un turno per il servizio con il nome del Vice Consolato Onorario di residenza.
Si ricorda che i Vice Consolati Onorari sono aperti nei giorni di martedì, giovedì e venerdì e forniscono servizi unicamente ai cittadini italiani residenti all'interno delle circoscrizioni territoriali di competenza, e che i servizi offerti riguardano unicamente l'iscrizione nello schedario consolare, l'aggiornamento dello stato civile (matrimoni, divorzi, decessi, nascite di figli ancora minorenni) e la richiesta di passaporto.
Fino al 30 giugno 2012 i Vice Consolati Onorari riceveranno anche la documentazione relativa alle cittadinanze dei figli diretti maggiorenni (figli di italiani già riconosciuti registrati in un'anagrafe consolare). Dal 1 luglio in poi, tale documentazione dovrà invece essere presentata direttamente al Consolato Generale (sarà possibile prenotare l'appuntamento all'interno del servizio Cittadinanza per "figli diretti").
Rimane invariata la necessità di recarsi in Consolato Generale per il ritiro del passaporto, (servizio per cui tutti i connazionali dovranno continuare a prendere l'appuntamento per RITIRO PASSAPORTO solo una volta ricevuta la comunicazione di conferma da parte di questi Uffici).



Giovani trentini all’estero: selezione per otto borse di studio indetta dalla Provincia di Trento

Otto borse di studio a favore di giovani discendenti di trentini all'estero che vogliano frequentare l'Università di Trento a decorrere dall'anno accademico 2012-2013.
La selezione per assegnare le borse è stata indetta dalla Giunta della Provincia autonoma di Trento su proposta del presidente Lorenzo Dellai.
Il bando approvato oggi è rivolto – spiegano dalla Provincia - ai discendenti di emigrati trentini residenti all'estero e che all'11 maggio abbiano al massimo 25 anni per l'iscrizione ai corsi di laurea magistrale a ciclo unico e 28 anni per coloro che intendono iscriversi ai corsi di laurea magistrale. Per i corsi di laurea la borsa viene erogata per 3 anni e 6 mesi; per i corsi di laurea magistrale a ciclo unico viene erogata per 5 anni e 6 mesi; per i corsi di laurea magistrale viene erogata per 2 anni e 6 mesi. Il candidato dovrà dimostrare un'adeguata conoscenza della lingua italiana attraverso il superamento di alcune prove.
L'importo annuale delle borse di studio è di 6.700 euro per gli studenti provenienti dall'Europa e di 7.250 euro per quelli che provengono da Paesi extraeuropei.
Le domande per partecipare dovranno essere presentate entro l'11 maggio 2012 a Provincia autonoma di Trento, Ufficio emigrazione, via Jacopo Aconcio 5, 38122 Trento, avvalendosi del modello reperibile presso il Servizio Emigrazione e Solidarietà internazionale della Provincia autonoma di Trento e sul sito internet www.mondotrentino.net. La spesa complessiva sarà di 100mila euro.
(Per ogni ulteriore informazione contattare, presso la Provincia autonoma di Trento, la referente Lorenza Fracalossi all'indirizzo lorenza.fracalossi@provincia.tn.it e, presso l'Università degli Studi di Trento, esclusivamente per quel che riguarda le pre-valutazioni dei requisiti di ammissione ai corsi di laurea magistrale, il Welcom Office welcome@unitn.it )

Crisi: Coldiretti, chiuse 28mila aziende agricole nel 2012

A marzo crollo dei prezzi di grano (-12 %), olio (-21%) e frutta (-13%). Sono 28.300 le aziende agricole che hanno chiuso i battenti nel primo trimestre del 2012, anche per effetto delle difficolta' di mercato, dell'aumento dei costi e della stretta creditizia. E' quanto rileva la Coldiretti, nel sottolineare che a pesare e' il crollo in campagna delle quotazione dei prodotti base della dieta mediterranea, che a marzo sono stati pagati a prezzi in meno del 21 per cento per l'olio di oliva, del 13 per la frutta e del 12 per cento per il grano, rispetto allo scorso anno secondo le rilevazioni Ismea. Complessivamente si e' verificato un calo del 6,4 per cento per le produzioni vegetali e un debole aumento del 2,4 per cento per i prodotti di allevamento, sui quali pero' ha pesato l'aumento dei costi a partire dal gasolio, rincarato del 44 per cento. Il credit crunch ha colpito anche i campi dove - continua la Coldiretti - sei imprese agricole su dieci hanno difficolta' ad accedere al credito, con il costo del denaro in agricoltura che ha raggiunto il 6 per cento e risulta superiore del 30 per cento a quello medio del settore industriale. Una situazione di difficolta' che - conclude la Coldiretti - si aggiunge agli effetti dei danni da maltempo ed anche le preoccupazioni per l'applicazione della nuova Imu''

Crescita: dichiarazione di Luigi Angeletti, Segretario generale UIL

Commentando positivamente l’editoriale del Financial Times dedicato alla situazione economica del nostro Paese, il Segretario generale della Uil, Luigi Angeletti ha dichiarato: “Non siamo noi gli unici utopisti o sovversivi quando spieghiamo che la vera riforma da realizzare per la crescita consiste nella riduzione delle tasse in busta paga. Tutte le altre cose sono solo palliativi. Non è un caso che lo spread sia diminuito solo in occasione dei tagli sulle pensioni e che, invece, sia tornato a salire dopo i provvedimenti che hanno determinato un ulteriore aumento delle tasse”.



Sud: Fornero, giovani guardano a tv e Forze armate. Servono nuovi valori

''O questo paese si salva tutto o non si salva''. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, a proposito del Sud, suggerendo la necessita' di sviluppare nelle aree piu' penalizzate un percorso di nuovi valori per la formazione personale e per il lavoro.
Intervenendo oggi a Torino alla prima conferenza regionale sulla scuola promossa dalla conferenza Episcopale Piemontese, Fornero ha ricordato di essere stata nei giorni scorsi a Reggio Calabria e di averne ricavato un forte choc, ''forse ingenuo'', e la convinzione della necessita' di essere attenti alle grandi differenze regionali, ''con una nuova convergenza tra Nord e Sud che noi abbiamo perso negli ultimi 15 anni''. E a chi replica che si tratta di un nodo storico, mai risolto dall'unita' d'Italia, risponde: ''Se va avanti da 150 anni e' ora che finisca''.
Il ministro ha ricordato che nel Sud, dove il lavoro e' piu' scarso e dove la sicurezza sia sui luoghi di lavoro che nelle scuole ''e' stata piu' trascurata'', l'attenzione dei giovani e' polarizzata sulla speranza di trovare un lavoro nel pubblico impiego e nel mondo della Tv. Fornero ha sottolineato che il 12% dei giovani aspira a un posto nelle Forze armate, proprio mentre il ministro della Difesa ha presentato un piano di forte riduzione del personale e che quindi si troveranno di fronte a una delusione. Oppure, ha detto, si spera nella tv, ''nel Grande Fratello, in queste cose che ti possano dare notorieta' o ricchezza, e non e' male pensare di volere ricchezza, ma i due mondi a cui i giovani guardano sono questi e questo non va bene per il Paese. Quando parliamo di sviluppo dobbiamo fare tutti un esercizio di umilta' e di recupero non solo di pazienza, ma anche di valori''.



Monti: "Rigore favorirà la crescita"

L'Italia "ritroverà presto" gli "anni buoni di crescita come quelli avuti tante volte in passato". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Mario Monti, in visita oggi al Salone del mobile di Milano.
Il premier riconosce che il "tagliando" che "l'auto Italia" ha deciso di fare, rimettendo a posto "in un periodo concentrato" le cose che non vanno nell'economia, determina "sofferenze sociali particolarmente acute in certe fasce della popolazione. Avremmo potuto evitare con qualche artificio di sentirci in difficoltà. Avremmo potuto ancora una volta rinviare al futuro i problemi gravi che l'economia e la finanza italiana hanno. Invece, un insieme di circostanze europee, nazionali, politiche, hanno fatto sì che l'Italia abbia deciso di intensificare una verifica su se stessa, un tagliando della propria auto". La fase attuale "è difficile per tutti. Ci vogliono segni di crescita, accanto a tanti segni di disciplina di bilancio. Segni di crescita - ha precisato Monti - non se ne possono dare tanti, nel senso di soldi dello Stato, perché questo rischierebbe di vanificare i sacrifici fatti in questi mesi e di rimettere l'Italia al centro di tempeste finanziarie, con grave danno per noi, prima che per l'Europa". "Però - ha aggiunto - ci sono ugualmente segni di speranza e di ottimismo''.
"Il rigore favorirà la crescita - ha affermato ancora - ma non nell'immediato", poiché "un Paese che per molti anni è stato divergente dalle regole di buona condotta economica e del consenso economico non può facilmente ritrovare la crescita". E a chi gli chiedeva se ci siano margini per trovare delle deroghe alla politica di rigore, aiutando le famiglie con incentivi a favore del settore dell'arredamento, Monti ha risposto secco: "No, non ci sono margini per deroghe al rigore, perché molti settori hanno molti buoni titoli per chiedere deroghe al rigore e il rigore è qualcosa che deve pervadere di sé il modo di essere di un Paese. Questo non significa che il rigore sia contro la crescita".
Prima di iniziare un giro per gli stand il premier ha anche tenuto a sottolineare: ''Non abbiamo una visione padana della realtà italiana, pensiamo che l'Italia sia unita e debba svilupparsi unita".
Riguardo al Salone del mobile, in particolare, il professore ha evidenziato che l'arredamento e i prodotti in legno costituiscono "un settore che è una tradizionale forza dell'Italia, che ha saputo rinnovarsi e riposizionarsi su prodotti di fascia alta". Il premier, che girando per gli stand del Salone ha raccolto diversi applausi, decisamente superiori ai mormorii di disapprovazione che pure si sono sentiti qua e là, ha detto di aver trovato al Salone "espressione di grandi problemi e difficoltà ma anche un visibile entusiasmo e un senso di capacità di farcela. Queste sono esattamente le connotazioni dell'economia, ma direi anche della società italiana in questo momento".
"La cosa più importante - ha spiegato - è evitare che tra uno, cinque, dieci mesi ci sia un crack finanziario che peggiori la situazione di ciascuno". Ed ha invitato a tenere presente "che se l'Italia è arrivata in una situazione così precaria e così sull'orlo del precipizio e se la politica ha fatto la cosa così strana di chiedere ai non politici di dare una mano, è perché in passato gli spiragli non solo venivano aperti, ma venivano subito riempiti, dando soddisfazione a tutte le richieste".
Poi, a una cronista che gli chiedeva una conferma sull'eventuale introduzione di una seconda tassa sulla casa, la cosiddetta Imu 2, ha replicato: "Non vedo perché lei, prendendo atto della mia prudenza, voglia mettere di proprio per trasformarla in idee, magari ottime, ma che non erano necessariamente nella mente del governo fino a questo momento".
Monti ha parlato anche del Fondo monetario, rispondendo ''me lo auguro'' a chi gli chiedeva se i 430 miliardi di dollari di fondi annunciati dal Fmi in sostegno ai Paesi indebitati, tra cui quelli dell'eurozona, siano sufficienti a suo parere, unitamente ai fondi Efsf ed Esm, a calmierare le tensioni sul fronte dei rendimenti dei titoli di Stato. Per il premier "questa decisione del Fondo monetario internazionale è il risultato di un grande impegno collettivo, in particolare da parte dell'Europa, per mostrare a se stessa, agli Usa e agli altri partner del Fondo di avere messo ordine nella propria casa".
E gli sforzi fatti dall'Unione europea per "mettere ordine" all'interno del proprio sistema economico e in quelli dei singoli Paesi che la compongono hanno "dato conforto e rassicurazione a molti membri del Fondo monetario internazionale, in particolare quelli asiatici, quelli europei extra eurozona e ai Brics". "Nella casa dell'Ue - ha aggiunto il presidente del Consiglio - hanno messo ordine i singoli Paesi, a cominciare dal nostro, sia l'Europa collettivamente, consolidando da un lato la disciplina di bilancio, il cosiddetto fiscal compact, dall'altro erigendo barriere di protezione in caso di incendi finanziari, i cosiddetti firewalls". Secondo Monti, ciò ha rassicurato gli altri partner del Fmi, in particolare gli asiatici, gli europei extra euro e i Brics, "che hanno accettato di aumentare le risorse".
"Mi si chiede se questo sarà sufficiente - ha proseguito - è qualcosa di oggettivamente importante, ma la reazione dei mercati non è sempre prevedibile". E non è saggio ''che chi governa si lanci in previsioni sulle reazioni dei mercati".

20 aprile 2012

Napolitano: ''La politica si risollevi dalla decadenza. Coinvolgere i giovani''

La politica italiana deve "risollevarsi dall'impoverimento culturale che ne ha segnato la decadenza". Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, intervenuto al seminario di studio in memoria dello storico Luciano Cafagna.
Il capo dello Stato ha sottolineato "il valore insostituibile della cultura storica, o almeno del senso della storia, come componente della cultura politica, ovvero della cultura di chi fa politica". "Di fronte a noi c'è una grande e ineludibile sfida: vedere la politica in Italia risollevarsi dall'impoverimento culturale che ne ha segnato la decadenza".
Il capo dello Stato ha infine sottolineato la necessità di "coinvolgere giovani oggi troppo lontani dall'attenzione e dalla propensione per la politica".

Industria: Ordini in forte calo, peggior dato dal 2009

Gli ordinativi dell'industria a febbraio calano su base mensile del 2,5% (dato destagionalizzato) e segnano un tonfo del 13,2% su base annua (dato grezzo), trascinati in basso dal mercato interno. Lo rileva l'Istat, aggiungendo che il calo tendenziale e' il piu' forte dall'ottobre del 2009.
Il fatturato dell'industria a febbraio su base mensile sale del 2,3% (dato destagionalizzato), dopo il calo di gennaio, mentre scende dell'1,5% (corretto per effetti calendario) su base annua. Sulla performance tendenziale pesa l'andamento del mercato interno.
Il fatturato degli autoveicoli su base annua - in base a dati grezzi - è sceso del 6,4%, mentre gli ordinativi sono diminuiti del 17,9% .

Repsol/YPF: tensione tra Spagna e Argentina. Interviene l'Ue

Altissima tensione tra Madrid e Buenos Aires dopo la decisione del governo argentino di espropriare le attivita' in territorio nazionale della compagnia petrolifera YPF, di proprieta' del gruppo spagnolo Repsol.
La scelta, annunciata ieri dalla presidente Cristina Kirchner, ha scatenato una reazione molto forte del governo spagnolo, che annuncia ritorsioni, cui si sono aggiunte le critiche dell'Unione Europea.
Una crisi diplomatica senza precedenti tra due paesi che sono stati storicamente molto vicini ma, soprattutto, uno scontro economico, testimoniato dal tonfo in borsa del titolo di Repsol in apertura (-8%) e dalla reazione dei mercati internazionali che hanno spinto al rialzo le quotazioni del petrolio.
Dopo una prima convocazione venerdi' scorso, quando l'esproprio era nell'aria, il governo spagnolo ha oggi riconvocato l'ambasciatore argentino a Madrid, Carlos Bettini, al ministero degli Affari Esteri. Madrid infatti considera la nazionalizzazione di Ypf un gesto ''ostile'' e si prepara ad adottare misure ''forti'' che saranno rese note nei prossimi giorni. Il ministro dell'Industria, Jose' Manuel Soria, ha spiegato che queste misure saranno prese ''nell'ambito diplomatico, commerciale, industriale ed energetico'' senza dare altri dettagli.
Repsol, da parte sua, ha gia' fatto sapere che chiedera' una compensazione di almeno 10 miliardi di dollari per l'annuciato esproprio della sua controllata all'Argentina.
''Questi atti non resteranno impuniti'' ha detto il presidente, Antonio Brufau, aggiungendo che chiedera' un arbitrato internazionale sulla decisione di nazionalizzare la sua partecipazione del 57,4% in YPF perche' ''i paesi hanno diritto di nazionalizzare ma devono corrispondere una adeguata remunerazione''.
A disposizione della societa', che ''lancera' tutte le azioni legali alla sua portata'', il tribunale della Banca Mondiale e l'Uncitral, la commissione delle Nazioni Unite e del WTO per gli arbitrati internazionali.
Reazione ferma anche dell'Unione Europea che ''si attende che le autorita' argentine rispettino gli impegni e le obbligazioni internazionali'' ha ammonito il presidente della Commissione Jose Manuel Barroso a margine dell'incontro con il presidente federale tedesco, Joachim Gauck.
''Sono in contatto con il primo ministro spagnolo, Mariano Rajoy (partito per il Messico per il World Economic Forum ndr.) e ho chiesto che si segua la vicenda da vicino''.
L'auspicio, conclude Barroso, e' che comunque alla fine ''si arrivi a una soluzione della questione che non comprometta i rapporti economici tra Unione europea e Argentina''.
Nel frattempo la Commissione ha deciso di non partecipare alla riunione bilaterale Argentina-Ue programmata originariamente per domani e dopodomani a Buenos Aires.
La portavoce della Commissioen Ue, Pia Ahrenkilde Hansen, annuncia infatti che ''alla luce del clima che si e' venuto a creare per via della vicenda dell'Ypf la Commissione e l'Alto rappresentante per gli Affari esteri hanno deciso di posticipare l'incontro bilaterale del 19 e del 20 aprile''.
Non viene fornita la nuova data, ma la portavoce spiega che la Commissione ''valutera' tutte le opzioni possibili'' per far fronte al problema che si e' creato'' perche' ''l'esproprio e' un segnale veramente negativo per gli investimenti e per le attivita' di affari in Argentina, e non solo in Argentina''.
L'esproprio di YPF e' stato annunciato ufficialmente ieri fra gli applausi al termine di un meeting fra la presidente Kirchner, il gabinetto di governo e i governatori provinciali.
In un comunicato emesso al termine della riunione, la YPF-Repsol e' stata ''dichiarata di pubblica utilita' e soggetta all'esproprio del 51% delle sue azioni''. Il restante 49% verra' distribuito fra le province argentine che producono petrolio.
Alla Ypf erano gia' state revocate le concessioni in 16 province, dopo che la compagnia era stata accusata di essere venuta meno ai suoi obblighi di investimento. La Kirchner aveva fatto pressioni sulle compagnie che operano in Argentina per chiedere loro di aumentare la produzione, dopo che l'anno corso il paese aveva visto crescere del 110% la spesa per le importazioni di petrolio.
YPF rappresenta circa un quarto del risultato operativo di Repsol, un quinto del suo risultato netto ma oltre un terzo dei suoi nuovi investimenti. L'area del sudamerica, infatti, si e' recentemente rivelata molto promettente per l'esplorazione petrolifera.

Lavoro: un esercito di quasi 3 mln non cerca impiego

Sfiora i 3 milioni l'esercito degli inattivi che non cercano un impiego ma sono disponibili a lavorare. Secondo la rilevazione dell'Istat l'anno scorso gli inattivi erano 2 milioni 897 mila, in aumento del 4,8% (+133 mila unita') rispetto al 2010, il livello piu' elevato dal 2004. La quota di questi inattivi rispetto alle forze di lavoro cresce tra il 2010 e il 2011, passando dall'11,1% all'11,6%, dato questo superiore di oltre tre volte a quello medio europeo (3,6%). Il gruppo e' fortemente caratterizzato dal fenomeno dello scoraggiamento: il 43% (circa 1,2 milioni di unita') dichiara di non aver cercato un impiego perche' convinto di non riuscire a trovarlo. In Italia, gli inattivi che non cercano un impiego rappresentano un aggregato piu' ampio di quello dei disoccupati in senso stretto (2 milioni 108 mila nel 2011); nella media europea, invece, i disoccupati risultano pari a piu' del doppio di questi inattivi. Nel 2011, gli inattivi che cercano un impiego ma non sono disponibili a lavorare sono 121 mila unita' (-4,4%, pari a 6 mila unita' in meno in un anno). Si tratta dello 0,5% delle forze di lavoro (l'1% nell'Unione Europea). Sommando le forze di lavoro potenziali ai disoccupati si ottengono le persone potenzialmente impiegabili nel processo produttivo: nel 2011 si tratta di circa 5 milioni di unita'. Sempre nel 2011, i sottoccupati part time sono 451 mila unita' (+3,9%, pari a 17 mila unita' in piu' rispetto al 2010) e rappresentano l'1,8% del totale delle forze di lavoro. Nell'Unione Europea l'incidenza e' pari al 3,6%. Gli inattivi disponibili che non cercano lavoro, in ogni caso, in Italia sono il triplo di quelli europei. Nel Belpaese, il valore relativamente piu' basso del tasso di disoccupazione in confronto alla media dei paesi Ue (l'8,4% contro il 9,6% nel 2011) si affianca a una quota decisamente piu' elevata della popolazione inattiva piu' contigua alla disoccupazione: il 12,1% a fronte del 4,6% dell'Ue. In particolare, si trovano in Italia un terzo dei circa 8,6 milioni di individui che nei paesi dell'Unione europea dichiarano di non cercare lavoro ma di essere disponibili a lavorare, a fronte di poco piu' del 9% dei disoccupati italiani sul totale dei disoccupati Ue. Anche in rapporto alle forze di lavoro, questo gruppo di inattivi e' superiore in Italia di oltre tre volte quello Ue: l'11,6% in confronto al 3,6%. Peraltro, percentuali molto contenute emergono in numerosi paesi tra i quali Francia (1,1%), Grecia (1,3%), Germania (1,4%) e Regno Unito (2,4%). Gli inattivi disponibili a lavorare, comunque, sono in crescita sia in Italia sia in Ue: tra il 2008 e il 2011, parallelamente alla consistente crescita del numero di persone in cerca di occupazione (+24,6% in Italia, +38,8% a livello europeo), si osserva un incremento anche degli inattivi che sarebbero disponibili a lavorare (rispettivamente +10,4% e +17,1%). In quasi tutti i paesi dell'Unione europea, le donne inattive disponibili, in rapporto alle forze lavoro, sono in numero significativamente piu' elevato in confronto agli uomini. Tuttavia nel nostro Paese il divario e' piu' ampio: il 16,8% delle donne rispetto al 7,9% degli uomini (4,5% a fronte del 2,8% nell'Ue). Continua anche la crescita dei 15-24enni che non cercano lavoro ma sono in ogni caso disponibili a lavorare: dal 30,9% delle forze di lavoro giovanili del 2010 al 33,9% del 2011. Per il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, i dati confermano che ''l'esercito di disoccupati continua a crescere. Il numero di disoccupati che via via si ingrossa, nonostante l'alto utilizzo della cassa integrazione, rappresenta solo un aspetto della mancata occupazione italiana. A questo si aggiunge una enorme area di inattivi che, anche solo prendendo a riferimento i cosiddetti scoraggiati, fa salire a oltre 3,5 milioni i disoccupati effettivi''. Secondo Fammoni ''si tratta fra l'altro di tanti giovani e di quella che ormai rappresenta una vera e propria emergenza nazionale: l'occupazione nel mezzogiorno in cui, per mancanza di lavoro ,gli inattivi sono 6 volte maggiori che nel nord. E' un dato che riguarda in particolare chi ha un basso titolo di studio, e questo rafforza l'urgenza di una legge nazionale per l'apprendimento permanente, ma anche il 20% dei laureati. Per Giorgio Santini, Segretario Generale Aggiunto Cisl ''i dati su inattivi e scoraggiati contribuiscono a rappresentare meglio la complessa realta' del mercato del lavoro italiano, oltre la mera distinzione tra occupati e disoccupati. Si tratta di percentuali cresciute in maniera significativa in questi anni di crisi, con punte particolarmente preoccupanti per le donne, coinvolte per il 16,8% da questo fenomeno, contro il 7,9% degli uomini''. Secondo Santini ''e' quanto mai necessario, da una parte, approvare rapidamente la riforma del lavoro, che valorizzando la buona occupazione e penalizzando le flessibilita' malate, puo' contribuire a ridurre l'inattivita', oltre che la disoccupazione, rimettendo in circolazione un capitale umano che rischia di perdersi''. ''A fronte del ciclo economico che continuera' ad essere debole per tutto il 2012, sono anche indispensabili - conclude - una politica di rilancio economico, a partire dal potenziamento delle reti infrastrutturali e dall' innovazione tecnologica, soprattutto nel settore energetico, nonche' provvedimenti che alleggeriscano il carico fiscale sul lavoro, senza i quali non potra' verificarsi un vero rilancio dell'occupazione''

''Oltre il Pdl'', documento di Pisanu-Dini: ora un nuovo soggetto liberaldemocratico

Porta la firma di 29 senatori. Soprattutto di fede pidiellina. Si tratta di un documento di 4 pagine articolato in 6 capitoli. Una sorta di manifesto politico, che guarda oltre il Pdl e prelude alla nascita di un nuovo contenitore di area moderata. ''Guardando e ascoltando al di là del Pdl, noi avvertiamo che molti liberaldemocratici, oggi diversamente collocati nelle istituzioni e nella società civile, sono disposti ad unire le loro forze e ad avanzare, tutti insieme, una nuova proposta politica'', si legge nella premessa del testo di Beppe Pisanu, primo firmatario insieme a Lamberto Dini e sottoscritto da altri 27 parlamentari.
'Crisi dei partiti e questione morale', è il titolo del primo capitolo del documento di proposte: ''Non c'è nulla di più distruttivo e avvilente - si legge nel testo - del vuoto politico, cioè della perdita di identità, di progetto e iniziativa. Ma i partiti sono indispensabili e perciò dobbiamo ricostruirli. Se non li rinnovassimo, in qual modo potremmo ripresentarci alle elezioni del 2013 Con il vecchio e diruto bipolarismo? O in ordine sparso, al traino del governo Monti?''.
Il secondo capitolo riguarda il 'Pdl è il governo Monti': ''Per il partito la via politica da seguire è nelle cose: sostegno leale e critico al programma economico del governo e impulso alle riforme costituzionali e la nuova legge elettorale''.
'Riforme costituzionali e legge elettorale' è il titolo del terzo capitolo: ''Consideriamo prioritaria la calendarizzazione delle proposte elaborate dai tecnici della maggioranza -si legge nel testo- Consideriamo poi il progetto di una legge elettorale proporzionale ad effetto maggioritario perché ci sembra funzionale alla ricomposizione del sistema politico. Il 4 capitolo (''Unione liberaldemocratica, bipolarismo maturo e pluralismo') sottolinea come ''molti liberaldemocratici, oggi diversamente collocati nelle istituzioni e nella società civile, sono disposti ad unire le loro forze e ad avanzare tutti insieme una nuova proposta politica. L'unificazione può trovare il punto di innesco proprio nella nuova legge elettorale''.
Il capitolo 5 indica le prospettive: 'Andare oltre il Pdl': ''Siamo convinti - si legge nel testo - che il meglio della sua esperienza politica si salva soltanto con la partecipazione, insieme ad altri e in condizioni di pari dignità, ad un nuovo movimento liberaldemocratico, laico e cattolico. Da solo Pdl non andrebbe lontano, anzi rischierebbe di arretrare. Nelle conclusioni si chiede ai parlamentari pidiellini ''di discutere di questi problemi per costruire una comune linea politica''.
Oltre Dini e Pisanu il 'manifesto' è stato firmato da 27 senatori: Paolo Amato, Gabriele Boscetto, Valerio Carrara, Ombretta Colli, Diana De Feo, Ulisse Di Giacomo, Claudio Fazzone, Alberto Filippi, Giuseppe Firrarello, Antonio Gentile, Cosimo Latronico, Raffaele Lauro, Simonetta Licastro Scardino, Salvatore Mazzaracchio, Giuseppe Menardi, Massimo Palmizio, Andrea Pastore, Gilberto Pichetto Frattin, Maurizio Saia, Fedele Sanciu, Giacomo Santini, Giuseppe Ferruccio Saro, Ada Spadoni Urbani, Vincenzo Speziali Paolo Tancredi, Guido Viceconte, Walter Zanetta.
Per il presidente della Camera, Gianfranco Fini il documento ''merita attenzione perché pone con lucidità questioni reali e auspica una possibile evoluzione positiva del sistema politico. Vedremo come sarà accolto dal Pdl".

Stop esenzione ticket ai disoccupati. Poi ministero spiega: un refuso, correggeremo

Il governo addrizza il tiro sullo stop all'esenzione dal ticket per i disoccupati che era contenuto nel ddl lavoro. In una nota infatti il dicastero guidato da Elsa Fornero "precisa che ha già rilevato il refuso e pertanto dà assicurazione che ne farà oggetto di una proposta emendativa da presentare durante l'iter parlamentare del disegno di legge di riforma del mercato del lavoro".
Il provvedimento che prevedeva l'abolizione della norma del 1993 cancellava di fatto l'esenzione per i disoccupati e dei loro familiari a carico del pagamento dei ticket sanitari per l'acquisto dei farmaci essenziali, dei farmaci per malattie croniche e dei farmaci di rilevante interesse terapeutico, nonché dal pagamento delle prestazioni di diagnostica strumentale e di laboratorio e delle altre prestazioni specialistiche, ivi comprese le prestazioni di fisiokinesiterapia e le cure termali.
La cancellazione dell'esenzione, si spiegava nella relazione tecnica che accompagna il ddl, era stata decisa ''in ragione dell'estensione della platea dei beneficiari dei trattamenti di sostegno al reddito''.

17 aprile 2012

Corruzione, Monti: ''E' tra i motivi che frenano gli investimenti in Italia''

Rendere più veloce la giustizia civile e combattere la corruzione. Queste sono le priorità del governo. Ad assicurarlo è il premier Mario Monti spiegando la strategia dell'Italia per favorire gli investimenti esteri nel nostro Paese. Al termine di un incontro a Villa Doria Pamphilj con l'emiro del Qatar il Professore ha spiegato: "Ho chiesto a sua altezza quali fossero i motivi che in passato hanno scoraggiato il Qatar nel fare investimenti in Italia, mi è stato risposto: la corruzione. E noi stiamo lavorando proprio su questo punto".
"''Consideriamo molto positivo - ha continuato - che il Qatar abbia proseguito la sua politica di investimenti in Europa e confidiamo possa effettuare operazioni importanti di investimenti anche nel nostro Paese''. Per il presidente del Consiglio gli investimenti qatarioti possono contribuire all'uscita dalla crisi economica.
Il presidente del Consiglio si è soffermato anche sul nodo della burocrazia, che spesso frena gli investimenti: "Per quanto riguarda il tema della burocrazia, abbiamo preparato un pacchetto di semplificazioni che confidiamo vadano nella direzione giusta, soprattutto per le imprese straniere".
Monti ha quindi ribadito che per il governo italiano è ''centrale rendere il mercato del lavoro simile a quello dei Paesi che attirano investimenti stranieri''.
Il disegno di legge sul lavoro è "considerevolmente più ampio ed incisivo" di quanto previsto a novembre, ha detto il premier rispondendo indirettamente alle critiche del leader di Confindustria Emma Marcegaglia.
Monti ha difeso l'ultimo testo di riforma del mercato del lavoro varato dal governo: "Abbiamo proposto nel recente disegno di legge un intervento considerevolmente più ampio e incisivo di quello dichiarato alle Camere il 17 novembre scorso in occasione del discorso programmatico. In quell'occasione - ha spiegato il premier- parlavo di misure per soli lavoratori non assunti e a titolo sperimentale. Nel disegno di legge di pochi giorni fa, invece, l'intervento che pure alcuni hanno ritenuto non sufficientemente ampio a loro giudizio, è esteso a tutti i lavoratori, non solo quelli assunti ed è a titolo definitivo, non sperimentale".

15 aprile 2012

Produzione industriale: dichiarazione di Paolo Pirani, Segretario confederale UIL

Il crollo della produzione industriale rilevato dall’Istat ci preoccupa seriamente, ma non ci meraviglia affatto: purtroppo era un dato scontato. Con un peso della tassazione sul lavoro e sulle pensioni sempre più rilevante, con una riduzione del reddito reale disponibile e con una continua crescita della disoccupazione non ci si poteva attendere un dato positivo. A questo problema c’è una soluzione: bisogna rivitalizzare i consumi riducendo le tasse ai lavoratori dipendenti e ai pensionati. Questo sarebbe uno dei passi più importanti nella direzione di politiche per la crescita dell’economia e per lo sviluppo del Paese.

Monito di Napolitano: ''Evasione e abusi edilizi non associabili al concetto di Italia''

L'evasione fiscale e l'abusivismo edilizio sono "logiche irresponsabili, comportamenti devianti, per quanto diffusi, che non meritano di essere associati al concetto e alla parola di Italia". E' il nuovo monito lanciato da Giorgio Napolitano, intervenuto agli stati generali del volontariato della Protezione civile.
Per il Presidente della Repubblica "l'Italia della solidarietà e dell'impegno civile, che è rappresentata dalla Protezione civile, dai volontari e dalle molteplici realtà e forme associative, è davvero un'Italia speciale, è l'Italia migliore".
"Capisco - ha aggiunto Napolitano - che questa espressione si può prestare a qualche equivoco, ma l'Italia è una come nazione, come societa' e come Stato". "Il nostro Paese -ha proseguito il Capo dello Stato- presenta di sé diverse immagini ed esprime diverse logiche di comportamento. In un intreccio complesso di positivo e negativo" si legano "logiche particolaristiche asociali se non di aperto dispregio dell'interesse generale del Paese e del bene comune, di speculazione e cieco calcolo individuale che calpestano il nostro territorio e il patrimonio culturale".

Boom usura nel 2012, +150% in un anno. Sono a rischio oltre tre milioni di famiglie

Allarme usura in tutta Italia. "Nel 2012 sta dilagando l'usura in tutti il Paese, in particolare nel Mezzogiorno, a seguito della grave situazione di difficoltà economica in cui versano le famiglie e le piccole imprese. Il sovra indebitamento delle famiglie in Italia, a marzo 2012, è cresciuto del 219,9% rispetto allo stesso mese del 2011 e l'usura è aumentata del 149,7%". Lo rilevano i dati diffusi oggi a Napoli a conclusione del seminario 'Usura, fisco e compra oro', che saranno pubblicati prossimamente su 'Contribuenti.it', magazine dell'Associazione contribuenti italiani.
"In Italia nel 2012 sono a rischio d'usura 3.040.000 famiglie e 2.480.000 piccoli imprenditori - afferma Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti.it - Il debito medio delle famiglie italiane ha raggiunto la cifra di 43.100 euro, mentre quello dei piccoli imprenditori ha raggiunto il tetto dei 63.700 euro. Al primo posto delle regioni maggiormente esposte all'usura - prosegue Carlomagno - troviamo Campania, Liguria, Valle d'Aosta, Toscana e Sicilia". Seguono "Lombardia, Piemonte, Abruzzo, Puglia, Emilia Romagna, Calabria, Veneto, Lazio, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Trentino Alto Adige, Sardegna, Basilicata, Marche e Molise. La crisi economica, l'aumento delle tasse sul consumo, l'aggressione al patrimonio familiare da parte delle esattorie, il proliferare dei compra oro, la impossibilità di accesso al credito bancario, la crescita dei giochi d'azzardo legalizzati - continua Carlomagno - stanno trascinando migliaia di famiglie e piccole imprese nelle mani di spregiudicati usurai".
''I dati - sottolinea Carlomagno - confermano che il fenomeno sta aumentando e l'apice potrebbe essere raggiunto nel mese di giugno in coincidenza con il pagamento dell'Imu e delle tasse annuali. In passato, ogni qual volta l'economia ha segnato brusche frenate, l'usura ha subito delle forti crescite".
Contribuenti.it "chiede urgentemente al governo di sospendere la riscossione delle imposte nei confronti di tutti coloro che sono assistiti dalle benemerite Fondazioni Antiusura, di bloccare il gioco di azzardo legalizzato e le aperture indiscriminate dei compra oro in tutti i centri storici delle città e, soprattutto, di riformare urgentemente il fisco, accorpando la funzione di accertamento e riscossione direttamente in testa al ministero dell'Economia e delle Finanze, che metta al centro dell'azione la trasparenza, equità ed imparzialità, abbandonando per sempre la logica del profitto".

Soldi ai partiti, Bersani: subito controlli. 'Scure' dei Grillini: sequestro dei beni

Sui rimborsi elettorali per i partiti "servono subito dei controlli, delle certificazioni, stiamo parlando di soldi pubblici: vogliamo discutere delle forme e delle quantità del finanziamento pubblico, e possiamo spostare di qualche tempo l'erogazione di questa tranche". Lo ha detto il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, intervenendo al seminario di Areadem a Cortona (Arezzo).
All'indomani della scelta della Lega di rinunciare alla quarta tranche dei rimborsi elettorali, il dibattito sull'argomento entra nel vivo. Se per il presidente del Senato Renato Schifani ci vuole subito una riforma urgente per "cancellare le ombre che da mesi si addensano sui partiti", per il presidente della Camera Gianfranco Fini "il finanziamento della politica deve essere garantito volontariamente dai cittadini e auspichiamo che ci sia analoga consapevolezza da parte delle altre forze politiche". Per la politica è essenziale dare "il buon esempio, intanto sottoscrivendo il codice etico già approvato dalla commissione antimafia per cui non vengono candidati coloro che sono stati rinviati a giudizio per alcuni reati particolarmente infamanti o per chi è stato condannato già in primo grado".
"Al finanziamento rinuncia di solito chi ha dei soldi in eccedenza, e magari ha provveduto in altro modo a procurarseli. Bisogna essere molto seri su questo", per il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini che sottolinea: "Io sono d'accordo con la proposta del prof. Capaldo che chiede ai cittadini di concorrere in maniera trasparente al finanziamento della politica, con la possibilità di detrarre fino al 95% di 2mila euro che un cittadino può dare a un partito. E' una scelta di trasparenza. Naturalmente, quando entrerà in vigore questa proposta parallelamente si dovranno ridurre fino ad azzerarli i contributi ai partiti".
A proporre una vera e propria 'cura da cavallo' sono i grillini che vogliono una riforma radicale del sistema del finanziamento che ruoti intorno ad alcuni principi cardine (stop ai rimborsi, definizione dei contributi delle assemblee elettive, regolamentazione delle donazioni private) e, per l'immediato, il "sequestro" di tutti i valori in mano ai partiti (beni immobili, investimenti, strumenti finanziari) per poi restituirli ai cittadini. E' quanto spiega all'Adnkronos Giovanni Favia, secondo il quale comunque si rischia di arrivare troppo tardi: "Perché per quello che hanno fatto in questi anni non credo che ce la facciano a salvarsi adesso".
La premessa del Movimento 5 stelle è un giudizio impietoso su tutti i partiti. "La discussione di questi giorni è imbarazzante - spiega il giovane consigliere regionale dell'Emilia Romagna -, i partiti hanno tradito i cittadini rubando soldi con una legge abusiva: quello che è emerso è l'attitudine dei partiti a truffare i cittadini. Ora cercano di fare le verginelle, facendo finta di essere poveri. Una cosa che grida vendetta. Anche se cambiano oggi le regole hanno un colpevole ritardo". Favia fa nomi e cognomi: "Sono state soprattutto le frasi di Bersani a farmi imbestialire. Dice, se togliamo il finanziamento la politica la fa solo un miliardario, come negli Stati Uniti. E' vergognoso. La verità è che da noi c'è già una situazione molto simile a quella americana con le grandi lobby che finanziano innanzitutto Pd e Pdl. Faccio un esempio: in Emilia Romagna, dati alla mano, al netto del finanziamento pubblico il partito che riceve più soldi privati è il Pd".
Con questa premessa, è evidente che per l'esponente del Movimento 5 stelle perde di significato la diatriba sull'ultima rata del finanziamento per il 2008. "C'è solo una corsa alla propaganda, perché i partiti oggi nuotano nei soldi come zio Paperone, come dimostra il fatto che spariscono milioni e nessuno se ne accorge". La 'cura' che prescriverebbe il Movimento 5 stelle sarebbe quindi radicale: "Bisogna partire dal fatto che non ci devono essere più i rimborsi - spiega Favia - Il Movimento 5 stelle è completamente autofinanziato. Il giorno dopo essere stato eletto ho scritto una lettera a Fini dicendo che rifiutavo i contributi. Per fare politica, quella vera, mettere in circolo le idee, incontrare gente, serve poco". Vanno bene, poi, i finanziamenti privati ma con un regime definito: "Ci può essere il 4 x mille o comunque una forma di donazione dei cittadini - dice Favia - Ma a contribuire devono essere solo i privati, non le aziende". Infine, l'intervento più massiccio: "I partiti devono restituire i soldi che hanno avuto sino ad oggi, devono vendere le case, riprendere gli investimenti finanziari, chiudere tutte le voci indebite. Questi beni vanno sequestrati, lo Stato deve incassare tutto e restituire tutto ai cittadini".

Lavoro: Fornero, se riforma non passa andremo a casa

''Finora abbiamo ricevuto critiche per troppa incisivita' o troppo poca incisivita' ma su una cosa siamo decisi: andremo in Parlamento e se la riforma non dovesse passare andremo a casa''. Da Reggio Calabria, dove si trova per partecipare a un convegno della Fondazione Bellisario sull'occupuazione giovanile, il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, non usa mezzi termini per parlare della riforma del mercato del lavoro. ''Questa e' una riforma del lavoro per il Paese - aggiunge Fornero - e non per compiacere sindacati, imprese o partite Iva. E punta ad un mercato del lavoro aperto, inclusivo e dinamico. Inclusivo, innanzitutto, vuol dire senza 'cittadelle protette' perche' e' impensabile che in un mondo cosi' dinamico si possano iniziare e concludere carriere, da 17 a 57 anni, sempre nella stessa realta' aziendale''.
''Il governo - precisa il ministro del Welfare - ha presente il grande disagio sociale che attraversa il Paese, che negli ultimi 15 anni si e' impoverito per la mancata crescita e con una distribuzione del reddito sperequata a danno di classi medie e povere''. In altre parole: ''Non siamo un governo senz'anima non ci piace aumentare la tassazione, ma e' difficile tagliare la spesa improduttiva''.
Quanto al vertice di maggioranza sulla riforma del lavoro fissato per martedi' sera e alle richieste avanzate dal Pdl, Fornero rivendica che la riforma cosi' come e' ha ''un suo equilibrio''. Quindi ''vado a questo appuntamento con serieta' e senza arroganza. Abbiamo lavorato bene e forse qualcuno ha cambiato idea rispetto alle posizioni precedenti.
E' possibile cambiare idea, come e' possibile cambiare qualcosa della riforma, nessuno dice che sia intoccabile. Ma rivendico che questa riforma ha un suo equilibrio e una sua valenza generale''. E non solo: ''Con questo provvedimento stiamo cercando di rendere l'ingresso nel mondo del lavoro meno precario, cosi' come stiamo cercando di dare lavoro a chi lo ha perso. Quindi vediamo questa riforma non come una rivoluzione ma come uno strumento con contenuti molto equilibrati tra le sue parti. Poi se c'e' qualcuno con suggerimenti per migliorarla, non ci tireremo indietro perche' pur trattandosi di una riforma cosi' complessa, non e' intoccabile''.

Crisi: da inizio anno 23 suicidi tra imprenditori. Nove solo in Veneto

A causa della crisi economica dall'inizio del 2012 in Italia ci sono stati 23 suicidi di imprenditori. Lo fa sapere la Cgia di Mestre spiegando che 9 di questi si sono verificati nel solo Veneto. ''Il meccanismo si sta spezzando - dice Giuseppe Bortolussi, segretario Cgia - questi suicidi sono un vero grido di allarme lanciato da chi non ce la fa piu'. Le tasse, la burocrazia, la stretta creditizia e i ritardi nei pagamenti hanno creato un clima ostile che penalizza chi fa impresa. Per molti, il suicidio e' visto come un gesto di ribellione contro un sistema sordo ed insensibile che non riesce a cogliere la gravita' della situazione''. A causa della perdurante fase di recessione, secondo un'indagine della Cgia, una impresa su due chiude i battenti entro i primi 5 anni di vita, un ''dato molto preoccupante che segnala la grave difficolta' che stanno vivendo le imprese, soprattutto quelle guidate da neoimprenditori''. ''Tasse, burocrazia, ma soprattutto la mancanza di liquidita' - dice Bortolussi, segretario Cgia - sono i principali ostacoli che costringono molti neoimprenditori a gettare la spugna anzitempo''. 'E' vero - aggiunge Bortolussi - che molte persone, soprattutto giovani, tentano la via dell'autoimpresa senza avere il know how necessario, tuttavia e' un segnale preoccupante anche alla luce delle tragedie che si stanno consumando in questi ultimi mesi''. La Cgia rileva infine l'importanza delle piccole e micro imprese in chiave occupazionale: ''Se, come sottolinea l'Unione Europea, il 58% dei nuovi posti di lavoro e' creato dalle imprese con meno di 20 addetti, e se, come risulta dai dati Istat, il 60% dei giovani italiani neoassunti nel 2011 e' stato 'assorbito' dalle micro imprese con meno di 10 addetti, e' chiaro che - secondo la Cgia - il Governo non puo' non intervenire abbassando il carico fiscale sulle imprese e in generale sul mondo del lavoro, altrimenti sara' difficile far ripartire l'economia di questo Paese''

13 aprile 2012

LAVORO: ANGELETTI, SU ART.18 NO SPERANZA EQUILIBRIO MIGLIORE

Sull'articolo 18 ''non vedo la possibilita' che possa cominciare una nuova discussione nella speranza di trovare un equilibrio migliore di quello individuato''. Lo ha affermato il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, in audizione in commissione Lavoro al Senato sul ddl di riforma del mercato del lavoro, dove e' presente anche il ministro del Lavoro, Elsa Fornero. Tra gli altri punti della riforma, ha detto ancora Angeletti, ''ci sono alcune modifiche in questo disegno di legge che spostano un difficile equilibrio cosi' faticosamente raggiunto. Si tratta delle formulazioni adottate per l'associazione in partecipazione (per noi deve essere limitata alle parentele di primo grado) e per il lavoro accessorio (per il quale devono valere i patti tra le parti)''.

Riforme istituzionali, accordo dei partiti: meno parlamentari e iter leggi più veloce

Accordo raggiunto dai partiti di maggioranza sulle riforme costituzionali. L'intesa tra i tecnici di Pdl, Pd e Terzo Polo è su una "proposta provvisoria di revisione di alcune norme della Costituzione".
"La proposta - si spiega in un comunicato congiunto - si ispira al principio del minimo indispensabile. Nella prossima legislatura si portranno affrontare i temi più rilevanti". Intanto, avanti sui punti condivisi. Oggi la bozza sarà illustrata ai gruppi parlamentari per poi avviare, subito, l'iter al Senato dove è già stata incardinata la riforma in commissione Affari costituzionali.
I punti dell'intesa vanno dal taglio del numero dei parlamentari al superamento del bicameralismo perfetto, alla sfiducia costruttiva e maggiori poteri al presidente del Consiglio. "Forte rappresentanza, forte Parlamento, forte Governo". Così nella bozza del ddl è stato sintetizzato il senso della riforma. "Gli indirizzi seguiti -si legge- sono: rafforzare la rappresentanza, semplificare le procedure parlamentari, favorire governi di legislatura, prevedere elementi di valorizzazione degli interessi delle Regioni nel processo legislativo nazionale, costruire un forte governo in un forte Parlamento".
La normativa, si legge nella bozza, "si può distinguere in tre blocchi di norme coerenti tra loro. Ciascun blocco ha autonomia rispetto agli altri. Ma il secondo e il terzo blocco esigono una lettera unitaria".
RAPPRESENTANZA: Riduzione del numero dei parlamentari. Il numero dei deputati diventa di 508, otto dei quali eletti nella circoscrizione estero. Il numero dei senatori è di 254, quattro dei quali eletti all'estero. L'elettorato attivo per Camera e Senato a 18 anni, elettorato passivo per la Camera a 21 anni e per il Senato a 35 anni. Riduzione da 7 a 5 del numero minimo di senatori per Regione. Le proposte sono inerenti agli art. 56, 57 e 58 della Costituzione.PARLAMENTO: "Semplificazione del procedimento legislativo, superamento del bicameralismo paritario, introduzione di elementi di federalismo istituzionale: bicameralismo eventuale e non più obbligatorio". Questi gli interventi sull'art. 72 della Costituzione illustrati nella bozza. In sostanza, i ddl vengono presentati "al presidente di una delle due Camere". Montecitorio si occuperà dei ddl che riguardano le materie di legislazione esclusiva dello Stato, a palazzo Madama quelli su temi di competenza concorrente tra Stato e Regioni. Nel blocco che riguarda l'azione delle Camere si stabilisce non solo la distinzione sui ddl che vanno esaminati a Montecitorio e quelli che vanno al Senato, si promuovono anche "procedimenti abbreviati per i ddl dei quali è dichiarata l'urgenza". Inoltre, visto il Senato si occuperà di ddl relativi alle Regioni verrà introdotto un elemento di raccordo tra Parlamento e Regioni. Si tratta di una "commissione paritetica" composta "dai presidenti delle assemblee delle Regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano e ad un eguale numero di senatori che rispecchi le proporzioni dei membri dell'assemblea .GOVERNO: Nel terzo blocco si affrontano i poteri del governo. Intanto c'è il "potenziamento del ruolo del presidente del Consiglio" e il "consolidamento del governo". Il premier "può chiedere al presidente della Repubblica la nomina e revoca dei ministri". (art. 92). Nella bozza si propongono alcune modifiche anche all'art. 94 della Costituzione. Si prevede che al fiducia sia data al solo presidente del Consiglio a maggioranza semplice. Il voto contrario di una o di entrambe le Camere non comporta l'obbligo di dimissioni. Viene quindi introdotta la cosidetta sfiducia costruttiva: "La mozione di sfiducia -si legge nel testo del ddl- deve essere sottoscritta da almeno un terzo dei componenti della Camera e del Senato, deve contenere l'indicazione di un nuovo presidente del Consiglio e non puo' essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione. La mozione di sfiducia deve essere approvata dal Parlamento in seduta comune a maggioranza assoluta dei componenti della Camera che delibera. Qualora una delle due Camere neghi la fiducia, il presidente del Consiglio può chiedere lo scioglimento delle Camere o di una sola di essere. Le Camere non possono essere sciolte se il Parlamento in seduta comune, entro 20 giorni dalla richiesta di scioglimento, indica un nuovo presidente del Consiglio".

Crisi: martedi' vertice Monti con leader maggioranza su crescita-lavoro

Si terra' martedi' sera il vertice tra il presidente del Consiglio, Mario Monti, e i leader di Pdl, Pd e Terzo Polo, Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini. Al centro dell'incontro, secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, le misure da prendere sul fronte crescita e sviluppo, oltre a una ricognizione sulle questioni ancora aperte in merito al disegno di legge sulla riforma del mercato del lavoro.

Produzione industriale: a febbraio -6,8%, il maggiore calo dal 2009

Nel mese di febbraio, l'indice della produzione industriale corretto per gli effetti di calendario e' sceso su base annuale del 6,8% (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 20 di febbraio 2011). Nella media dei primi due mesi dell'anno la produzione e' scesa del 5,7% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Lo comunica l'Istat. La flessione annuale pari a -6,8% rappresenta il maggiore calo dal novembre 2009. Da segnalare che la produzione industriale registra la sesta flessione consecutiva su base annuale, l'ultimo segno positivo ad agosto 2011 con +4,8%. In termini tendenziali l'indice corretto per gli effetti di calendario segna variazioni positive per il solo comparto dell'energia (+3,3%). Diminuiscono in modo significativo i beni intermedi (-10,6%) e i beni di consumo (-9,6%), mentre presentano un calo moderato i beni strumentali (-1,5%). I maggiori contributi alla diminuzione tendenziale dell'indice generale (calcolato sui dati grezzi) vengono dalla componente dei beni intermedi (-2,3 punti percentuali) e da quella dei beni di consumo non durevoli (-1,3 punti percentuali). Nel mese di febbraio 2012 l'indice corretto per gli effetti di calendario segna, rispetto a febbraio 2011, incrementi nei settori della fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+11,0%), della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (+5,0%), della fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a (+1,6%) e della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi (+0,3%). I settori che registrano i cali maggiori sono: la fabbricazione di prodotti chimici (-13,9%), le industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-12,9%) e l'industria del legno, della carta e stampa (-12,8%).

9 aprile 2012

OMAGGIO ALLA COMUNITÀ ITALIANA IN ARGENTINA IL 24 APRILE AL TEATRO COLISEO

Rendere omaggio alla presenza italiana in Argentina e all’apporto dato dai connazionali alla crescita del Paese che li ha accolti. Questo l’obiettivo dell’evento in programma il 24 aprile prossimo al Teatro Coliseo di Buenos Aires.
Promossa dalla Fondazione OSDE e dal "Consejo Argentino para las Relaciones lnternacionales (CARl)", con il patrocinio della nostra Ambasciata, la giornata, come scrive il Console italiano a Buenos Aires Giuseppe Scognaiglio, vuole rendere omaggio alla collettività che "tanto ha contribuito a costruire questa Paese e a forarne l'identità".
L'appuntamento, come detto, è al Teatro Coliseo dalle 17: a fare gli onori di casa l’Ambasciatore italiano Guido La Tella e il Presidente dell’Osde Tomàs Sanchez de Bustamante. Ospite d’onore dall’Italia il professor Umberto Veronesi, che parlerà della ricerca a favore della salute e della vita delle donne.
Dopo i saluti introduttivi, il programma prevede la proiezione di un video dal titolo "L’influenza italiana in Argentina", cui hanno collaborato tutti consolati italiani; seguirà l’intervento di Veronesi.
Presenti all’omaggio anche il Primo consigliere d’Ambasciata Marcello Apicella e Luis Landriscina.
L'evento verrà trasmesso in diretta nei diversi centri Osde presenti in Argentina

8 aprile 2012

Monti: mercato piu' flessibile con la riforma del lavoro

Una riforma "bilanciata" che "rende il mercato italiano più efficiente". Il premier Mario Monti torna a difendere la riforma del lavoro nel suo intervento di saluto alla cena con il presidente Shimon Peres a Gerusalemme. Rende, aggiunge, "il mercato del lavoro molto più flessibile a beneficio delle imprese e meno dualistico". "L'opinione pubblica italiana deve essere più matura di quanto si pensi - aggiunge il premier - perché stranamente il consenso è sceso gradualmente e molto lentamente, e in misura modesta. Più lentamente rispetto ad altre entità", nonostante "le dure misure prese" per far fronte alla crisi. "Il governo da me presieduto non è formato da personalità politiche ma è sostenuto dai tre maggiori partiti che prima non si parlavano e ora si parlano", nel segno di una "responsabilità nazionale" che molti all'interno e all'estero non accreditavano alla classe politica italiana. Con la riforma delle pensioni, prosegue Monti, "abbiamo elevato l'età pensionabile a 67 anni" e "secondo diversi esperti ora il sistema pensionistico italiano è strutturalmente il più solido d'Europa".
MONTI: DISMETTERE LE LENTI CORPORATIVE - Basta corporativismi. L'obiettivo del governo è quello di tutelare e promuovere i giovani, non solo con la riforma del lavoro appena varata, ma con tutta la politica finora messa in campo. Dal Libano, dove è in visita ai militari italiani, il presidente del Consiglio Mario Monti difende così l'operato dell'esecutivo, proseguendo nel confronto a distanza che negli ultimi giorni lo ha opposto al presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. "L'Italia - ha detto - sta vivendo una fase di 'Strategic review', uno sforzo per riforme che comportano sì sacrifici, ma necessari per riportare il paese verso la crescita. Il lavoro per i giovani - ha assicurato - è lo scopo principale" della riforma "così come lo è tutta la politica economica del governo", ha scandito il premier proprio nel giorno in cui l'Istat ha certificato la perdita in tre anni di un milione di occupati tra i 15 e i 34 anni.

CIG: dichiarazione di Guglielmo Loy, Segretario confederale UIL

In Italia c’è solo una certezza: la mancata crescita economica trascina con sé il disagio del lavoro. Il costante aumento delle ore autorizzate di cassa integrazione da Gennaio, con il picco più alto nel mese di Marzo (circa 100 milioni di ore con un aumento del 21,6% su Febbraio), fa registrare nel I trimestre di quest’anno, un aumento del 2,1% rispetto allo stesso periodo del 2011 delle richieste da parte delle aziende.
La Cassa in deroga, con il numero di ore autorizzate più alto degli ultimi 20 mesi, esplode (37,6 milioni di ore che rappresentano nel mese il 37.7% del totale delle ore richieste), e ciò segnala come il calo dei consumi impatti violentemente sulle piccole imprese di tutti i settori.
Lascia sorpresi e preoccupati, ancor di più dopo questi dati, come nella proposta di legge di riforma del mercato del lavoro sia assente qualsiasi intervento per rendere strutturale lo strumento di protezione sociale “durante il rapporto di lavoro” per milioni di lavoratori e il Parlamento dovrà correggere questa evidente stortura.
Il Sindacato, ora più che mai, sarà chiamato ad assumere iniziative affinché la Politica si ponga il tema del rilancio economico del Paese senza il quale qualsiasi riforma del Lavoro rischierebbe di essere insufficiente ed inadeguata a dare un futuro meno drammatico ai lavoratori

7 aprile 2012

Corruzione: Quagliariello, immediata riforma status giuridico partiti

''Immediatamente dopo Pasqua, insieme alla riforma dello Stato e della legge elettorale, i partiti dovranno dimostrarsi in grado di riformare se stessi adeguando il proprio status giuridico alla importante funzione pubblica che ricoprono, con tutto cio' che ne consegue''.
Lo dichiara Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del PdL al Senato. ''Non si tratta - prosegue - di esprimere impropri giudizi sulle vicende che in queste settimane hanno coinvolto diverse forze politiche, ma di prendere atto che i partiti hanno solo due opzioni davanti a se': autoriformarsi o in caso contrario soccombere sotto una marea che li travolgerebbe tutti, indipendentemente dalla correttezza dell'operato e dei bilanci di ciascuno''.

Pasqua: Federalberghi, meno 10% di italiani in partenza per feste

La crisi dei consumi in generale, e turistici in particolare, delle famiglie italiane non accenna a diminuire, nemmeno in un periodo tradizionalmente festivo quale quello pasquale e lo testimonia la perdita di oltre il 10% di italiani che partiranno per Pasqua con il parallelo decremento del 4% del giro d'affari. E' quanto commenta Federalberghi che con il suo presidente Bernabo' Bocca, commenta i risultati di una indagine svolta in queste ore. ''Ed a conferma di questo allarme - aggiunge il Presidente degli albergatori italiani - dalla nostra indagine risulta come addirittura il 49,9% di chi dichiara che non fara' vacanze a Pasqua (pari ad oltre 25 milioni di connazionali) indichi nei motivi economici tale scelta''. L'indagine, effettuata dall'Istituto ACS Marketing Solutions dal 29 marzo al 2 aprile, sottolinea che saranno 9,5 milioni (rispetto ai 10,6 milioni del 2011) gli italiani in vacanza che dormiranno almeno una notte fuori casa per Pasqua, facendo segnare un -10,3%. Tra questi, oltre il 90% restera' in Italia (come nel 2011), mentre il 9,5% (rispetto all'8% del 2011) andra' all'estero. Per chi restera' in Italia sara' il mare la scelta privilegiata (37% delle preferenze, rispetto al 38% del 2011), seguita dalla montagna al 24% (rispetto al 29% del 2011).

Un milione in meno di occupati under 35, Cgil: ritardo delle politiche per la crescita

Un milione di giovani occupati in meno dall'inizio della crisi. E' il dato che emerge confrontando i dati Istat sugli occupati under 35 nel 2011 (7,1 milioni) e nel 2008 (6,056 mln). ''La credibilità e l'efficacia delle politiche economiche del governo si misura esattamente dalla politiche per la crescita, rispetto alle quali si registra un grave ritardo'', commenta del segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere, sui dati Istat.
Immagina Per il sindacalista, infatti, ''se da una parte si contano un milione di under 35 occupati in meno in tre anni, dall'altra abbiamo tre miliardi di ore di cassa integrazione relative allo stesso periodo. Un combinato disposto che figura la pesantezza di una crisi che si abbatte principalmente sulle fasce più deboli, i giovani''. Secondo Scudiere quindi ''bisogna correggere il provvedimento sul mercato del lavoro guardando ai giovani che sono soggetti a lavoro frantumato e precario, senza diritti e senza protezione. Vanno riviste le norme del ddl per allargare e includere le parti più deboli''.

Tasse locali pesano per 1.230 euro a testa. Attesa impennata nel 2012

Le tasse locali pesano in media 1230 euro per ogni italiano. I cittadini più tartassati sono i lombardi, che nei primi 10 posti della classifica generale ne occupano ben 8. E' quanto emerge da un'elaborazione realizzata dall'Ufficio studi della Cgia di Mestre, che ha analizzato il peso, che ricade sui portafogli dei cittadini italiani, della pressione tributaria locale.
Questo indicatore è definito dalla sommatoria delle entrate tributarie versate da tutti i contribuenti al Comune, alla Provincia e alla Regione in rapporto alla popolazione residente.
Al top della graduatoria riferita al 2011 c'è Varese, con una pressione tributaria locale pro capite pari a 1.714 euro; segue Lecco, con 1.681. Il gradino più basso del podio è occupato da ben 3 Comuni capoluogo con la stessa pressione tributaria locale pari 1.665 euro. Stiamo parlando di Bergamo, Monza e Bologna. Appena fuori dal podio si piazza Sondrio, con 1.650 euro e di seguito, con lo stesso importo pari a 1.630 euro, Rieti e Pavia. Chiudono la graduatoria nazionale 3 Comuni capoluogo del Sud: Caltanisetta, con 789 euro pro capite, Agrigento, con 767 euro e Lanusei, con 671 euro.
''Ricordo che il nostro sistema fiscale è basato sul principio della progressività - spiega il segretario della CGIA di Mestre, Giuseppe Bortolussi - da ciò si evince che nelle realtà dove si versano più tasse i livelli di reddito sono mediamente più elevati e, quasi sempre, la qualità e la quantità dei servizi offerti sono migliori". Insomma "nei territori più ricchi si paga in misura maggiore, ma si riceve anche di più", prosegue, ricordando che la pressione tributaria locale della Lombardia "è mediamente più elevata che nel resto del Paese perché è molto forte il carico fiscale riconducibile all'Irap. Una imposta, voglio ricordarlo, che, applicata dalle Regioni, viene pagata dalle imprese e non dai cittadini''. La fotografia scattata dalla Cgia è riferita al 2011, vale a dire immediatamente precedente alla raffica di aumenti che si è scatenata nel corso dell'anno con le due manovre d'estate approvate dal Governo Berlusconi e con il decreto 'salva Italia'. Pertanto, evidenzia Bortolussi, "è certo che nel 2012 assisteremo ad una impennata impressionante della tassazione locale, con effetti per le casse delle Regioni e degli Enti locali molto modeste".

Monti: ''Riforme necessarie per riportare Italia al suo ruolo in Ue''

"Anche l'Italia sta vivendo una fase di strategic review, uno sforzo per le riforme che comporta sacrifici che sono necessari per riportare il Paese verso la crescita e al suo ruolo di Paese influente e rispettato nell'Europa comunitaria". Lo ha affermato il presidente del Consiglio, Mario Monti, nel corso del saluto ai militari italiani della missione Unifil nel sud del Libano.
Lo "scopo principale" della riforma del lavoro "è porre rimedio alla disoccupazione giovanile, così come questo è lo scopo di tutte le politiche del governo" ha rimarcato il premier incontrando la stampa. "Una volta che tutti avranno dismesso le lenti del corporativismo, tutti lo riconosceranno e tutti parteciperanno allo sforzo collettivo", ha aggiunto Monti.
Durante la conferenza stampa con il primo ministro libanese Najib Mikati a Beirut, il premier ha detto che ''non ci saranno riduzioni nel prossimo futuro del numero dei nostri soldati'' impegnati nella missione Unifil. ''L'Italia resta impegnata nella missione Unifil'', ha precisato Monti, ''anche per evitare attentati come quello dell'anno scorso ai contingenti italiano e francese''. Il Libano ''è un Paese che ha saputo e sa realizzare, in uno scenario complesso, un esempio di convivenza costruttiva e pacifica tra diverse religioni e culture - ha aggiunto - Questo è un esempio per la sofferta regione del Medioriente''.
Quanto alla situazione siriana, ''l'Italia sostiene pienamente il piano in sei punti'' dell'inviato speciale delle Nazioni Unite e della Lega Araba Kofi Annan ''per una soluzione pacifica alla crisi in Siria'' ha affermato Monti. Riferendosi sempre al piano Annan, il premier ha sottolineato che l'Italia ne condivide l'impostazione congiunta ''del processo politico, della cessazione delle violenze e dell'accesso umanitario''. ''Il ruolo di Annan - ha precisato - non deve ridursi a quello di mediatore tra le parti in conflitto, ma essere in linea con il mandato della risoluzione delle Nazioni Unite''.
Il primo ministro libanese dal canto suo si è augurato una maggiore presenza delle imprese italiane nel Paese dei Cedri. In questa fase si aprono ''opportunità'' in Libano per le aziende italiane ''in particolare nel settore del petrolio e del gas'' ha detto. ''L'Italia è uno dei partner fondamentali del Libano'', ha rimarcato Mikati che, sottolineando i ''rapporti eccellenti'' tra i due Paesi, ha auspicato un ulteriore incremento nella cooperazione economica.
''Speriamo presto in una soluzione transattiva della controversia tra Enel ed Electricité du Liban'' (Edl) ha affermato Monti. E parlando della ''qualità eccellente'' delle relazioni tra Italia e Libano, ha auspicato una ''rapida soluzione'' delle controversie commerciali tra le imprese italiane e libanesi

3 aprile 2012

Disoccupazione: dichiarazione di Guglielmo Loy, Segretario confederale UIL

I dati sul tasso di disoccupazione diffusi oggi dall’Istat non possono che essere definiti allarmanti. Peraltro è del tutto evidente che il fenomeno della disoccupazione è anche la conseguenza della mancanza di politiche volte allo sviluppo economico per una ripresa del sistema produttivo.
Il numero delle persone in cerca di lavoro ha raggiunto 2,3 milioni di persone, il tasso di disoccupazione giovanile coinvolge 32 ragazzi su 100.
Tra le cause per cui ci si trova in queste condizioni, vi rientra, in larga parte, la temporaneità dei rapporti di lavoro che, come fotografa l’Istat con i dati del IV trimestre 2011, continua ad aumentare (+3,7% rispetto al IV trimestre 2010) e la crescita delle collaborazioni (+9,8%), il tutto a fronte di un calo del lavoro a tempo pieno e indeterminato.
La flessibilità, quella buona, quella fatta di percorsi volti alla stabilizzazione e ad un accrescimento di competenze, deve necessariamente essere incentivata. Fintanto che non si governa e non si pongono argini alle forme distorsive e agli abusi a cui si prestano alcuni istituti, non solo sarà difficile ridurre la disoccupazione, ma sarà altrettanto arduo per i lavoratori coinvolti potersi reinserire nel mercato del lavoro.

Pensioni: Fornero, su esodati non facile trovare numeri. Criteri equi

''Sembra facile trovari i numeri, ma ci sono accordi collettivi che esplicheranno i loro effetti nei prossimi anni''. Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, risponde cosi' alle critiche sulle mancate misure verso i cosiddetti esodati precisando che ''ci sono accordi individuali che dobbiamo fare emergere e allora anche a quelli che ironizzano sul fatto che non si trovano i numeri nei tempi brevi vorrei che venissero e vedessero le difficolta' degli screening''.
Conversando con i giornalisti a margine di un convegno, Fornero conferma che ''stiamo cercando di fare queste analisi e ho sempre detto che una volta che avremo i numeri metteremo criteri ispirati all'equita' in base ai quali consentire il pensionamento anticipato ai sensi della normativa che e' stata approvata''

Lavoro: attesa per il ddl. Si cerca una mediazione sull'articolo 18

Il Consiglio dei ministri convocato dal premier Mario Monti, tornato ieri dal suo viaggio in Asia, alle 9,30 a Palazzo Chigi per l'esame di alcune leggi regionali. Potrebbe essere anche l'occasione per un ulteriore confronto sul testo del disegno di legge che il ministro Elsa Fornero ha messo a punto sulla riforma del lavoro. Secondo le indiscrezioni, il testo definitivo non presenterebbe modifiche di rilievo rispetto a quello che e' stato illustrato alle parti sociali e che e' stato discusso nel Consiglio dei ministri dello scorso 23 marzo. Resta quindi il braccio di ferro tra sindacati e governo sulle modifiche all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, in particolare sul possibile reintegro per i licenziati in base a motivi economici, ipotesi su cui insiste pure il Pd chiedendo una mediazione positiva ai partiti che sostengono l'esecutivo quando il ddl verra' esaminato in Parlamento. Il testo definitivo del ddl dovrebbe essere presentato alle Camere prima di Pasqua, dopo un'altra riunione del Consiglio dei ministri fissata per giovedi'. Sulla riforma del lavoro e' intervenuto il presidente Giorgio Napolitano nel corso della conferenza stampa che ha tenuto ieri ad Amman, dove si trovava in visita ufficiale: ''Il ddl sulla riforma del mercato del lavoro sara' presentato a breve''. Il capo dello Stato ha annunciato che questa sera, di ritorno dalla Giordania, si occupera' di verificare qual e' la situazione del ddl e ''se e' pronto per sottoporlo alla mia firma, che e' soltanto di autorizzazione alla presentazione del disegno di legge in Parlamento''. Napolitano ha poi concluso annotando che se si ritiene di dover intervenire sulla struttura delle relazioni industriali e della contrattazione lo si fa nella convinzione che cio' possa agevolare gli investimenti in Italia. Non c'e' chiusura intanto da parte di Pdl e Terzo polo all'appello lanciato da Pier Luigi Bersani affinche' il ddl del governo sulla riforma del lavoro venga modificato nel corso del suo iter parlamentare, in particolare sull'articolo 18 di cui il segretario del Pd auspica una riformulazione che lo avvicini a quanto prevede il modello tedesco in caso di licenziamenti: ''Io vedo la possibilita' di un punto di caduta condiviso in Parlamento e lo scenario di un incaponimento del governo non lo prendo nemmeno in considerazione''. Bersani, che in caso di un impegno comune dei partiti di maggioranza propone che il ddl possa essere approvato prima delle elezioni amministrative del 6 maggio, quella del lavoro e' una buona riforma se si corregge qualche aspetto come quello del possibile reintegro dei licenziati per motivi economici. Il segretario del Pd si e' detto anche disponibile ad accogliere alcune richieste del Pdl sulla flessibilita' in entrata, ''soprattutto se si tratta di alleggerire un certo carico burocratico''. Replica dialogante, pur con qualche distinguo, da parte di Angelino Alfano, segretario del Pdl: ''Meglio fare la riforma insieme che separati. Il tema, pero', e' cosa si fa se la Cgil dice no alla modifica dell'articolo 18. Ci preoccupa che l'agenda la detti il sindacato e non il governo che ha la bussola. Se il tentativo e' quello di non scontentare la Cgil, il nostro e' quello di non scontentare gli italiani approvando una riforma che crei piu' sviluppo e occupazione''. Puntualizza Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc: ''Su una cosa sono d'accordo con Bersani: quando dice votiamo prima di maggio. Sul reintegro decide invece il governo''. Casini non esclude pero' che il confronto parlamentare possa modificare il ddl: ''Sono convinto che si riuscira' a trovare un accordo e che alla fine potremo sostenere il progetto che il governo Monti portera' in Parlamento''. La segretaria della Cgil Susanna Camusso annuncia: ''Se il governo non cambiera' la sua proposta sull'articolo 18, si andra' allo sciopero generale. Il governo deve decidere se vuole essere equilibrato o attaccare solo la condizione dei lavoratori''. La leader della Cgil si dice convinta che le proposte fin qui presentate dall'esecutivo non siano in sintonia con la maggioranza dei lavoratori, come dimostrerebbero i sondaggi effettuati finora. Critica resta pure la posizione di Cisl, Uil e Ugl sulla proposta di modifica dell'articolo 18 avanzata dal governo. Lega Nord e Idv ribadiscono la propria opposizione. ''Per fare la riforma basta non toccare l'articolo 18 che non c'entra nulla'', dice Antonio Di Pietro.

Berlusconi, con Monti fino a fine legislatura

Sosterremo il governo Monti lealmente fino alla fine della legislatura, senza dare nulla per scontato. Durante l'ufficio di presidenza del Pdl Silvio Berlusconi avrebbe ribadito l'appoggio al Professore escludendo quindi un voto anticipato. Il Cavaliere avrebbe spiegato che non bisogna dimenticare che il Pdl resta partito di maggioranza in Parlamento e determinante per la sopravvivenza dell'esecutivo dei tecnici.
L'attuale sistema elettorale ci vede al momento in difficolta', perche' Casini continua a dividere strumentalmente i moderati, consegnandoli alla sinistra. Lo avrebbe detto Silvio Berlusconi durante l'ufficio di presidenza del Pdl.
Con il sistema proporzionale alla tedesca si corre da soli, individuando un leader. Sono panorami da investigare con attenzione ed equilibrio. Occorre essere ponderati. Lo avrebbe detto Silvio Berlusconi parlando della riforma elettorale durante l'ufficio di presidenza del Pdl.

1 aprile 2012

Con 100mila imprese gli stranieri producono il 6,4% del Pil Nordest

Gli stranieri rappresentano una risorsa per il territorio del Nord-Est: le quasi 100mila imprese condotte da stranieri producono il 6,4% del Pil del territorio, specie nel settore delle costruzioni dove il peso dell'attività immigrata è del 18,4%. Nel Nord-Est si contano complessivamente 581mila occupati (l'11,6% del totale degli occupati) e 70mila disoccupati (il 28,1% del totale dei disoccupati), evidenziando tassi di disoccupazione del 10,7%, più elevati in Friuli Venezia Giulia (13,7%) e in Emilia Romagna (11,2%). I dipendenti stranieri hanno una retribuzione mensile inferiore di 255 euro rispetto ai colleghi italiani e oltre il 40% delle famiglie straniere vive al di sotto della soglia di povertà.
Questi alcuni dei risultati raccolti nel rapporto annuale sull'Economia dell'immigrazione realizzato dalla fondazione Leone Moressa e patrocinato dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e dal ministero degli Affari esteri.
"Il rapporto - ha spiegato José Angel Oropeza, direttore dell'Ufficio di coordinamento per il Mediterraneo dell'Oim - accende i riflettori su quella maggioranza silenziosa di immigrati che contribuisce in modo rilevante al buon funzionamento del paese, della sua economia e dei suoi servizi. Senza di loro l'intero sistema economico italiano andrebbe incontro a gravi difficoltà: una realtà frequentemente trascurata dai mezzi di informazione, e di conseguenza spesso anche ignorata da parte dell'opinione pubblica. Una realtà - ha ribadito - ancora più presente nel Nord-Est, dove la presenza di immigrati lavoratori è particolarmente alta e dove i livelli di integrazione sono tra i più elevati del paese".
Nel Nord-Est le quasi 100mila imprese condotte da imprenditori stranieri concorrono quindi alla produzione del 6,4% del Pil complessivo dell’area, per un ammontare di 19 miliardi di euro. In Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Veneto, la percentuale si stabilizza, rispettivamente, attorno al 6,7%, 6,6% e 6,4%, mentre per il Trentino Alto Adige la cifra di riduce al 5%. Il maggior contributo alla formazione del valore aggiunto è ascrivibile alle imprese che operano nel comparto delle costruzioni, dove le imprese straniere producono il 18,4% della produzione totale del settore, seguito dal commercio (9,6%), dalla manifattura e dai servizi alle persone (7,4%).
L'edilizia rimane il comparto prevalente per tutte le regioni nel Nord-Est, sebbene si osservi un contributo straniero del 21,1% in Emilia Romagna e appena dell’11,8% in Trentino Alto Adige.
Il Nord-Est annovera complessivamente 93.402 imprenditori di origine straniera (il 9,6% del totale) e 99.545 imprese per le quali la partecipazione e la proprietà è detenuta in prevalenza da soggetti stranieri (l'8,3% del totale). In questo Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia mostrano incidenze più elevate delle altre regioni dell’area nordestina, anche se il Veneto registra valori comunque superiori alla media nazionale.
Dal 2008 al 2011, si è assistito nel Nord-Est a un aumento del tasso di disoccupazione straniero di 2,5 punti percentuali passando dall'8,5% al 10,7% e raggiungendo 70mila immigrati senza lavoro. Questo significa che nel triennio considerato un nuovo disoccupato su quattro a Nord-Est ha origini straniere. In Friuli Venezia Giulia e in Emilia Romagna, si osservano tassi di disoccupazione straniera più elevati (rispettivamente 13,7% e 11,2%) rispetto a Veneto e Trentino Alto Adige (rispettivamente 9,9% e 9,3%). Dal punto di vista dell'occupazione si contano comunque quasi 600mila lavoratori di origine straniera, pari all’11,6% del totale: in questo caso l’Emilia Romagna e il Veneto mostrano incidenze superiori (12,6% e 11,8%).
Un dipendente straniero che lavora nel Nord-Est guadagna al mese una cifra netta di poco superiore ai 1.000 euro, 255 euro in meno rispetto ai colleghi italiani. Retribuzioni superiori si percepiscono in Friuli Venezia Giulia dove i differenziali salariali con gli italiani si fanno più contenuti. Al fisco nel 2009 i contribuenti nati all’estero hanno dichiarato una cifra di oltre 4,6 miliardi di euro in Veneto e di 4,2miliardi di euro in Emilia Romagna con redditi procapite che in queste due regioni ammontano, rispettivamente, a 12.881 euro e 12.162 euro. Di Irpef gli stranieri pagano a testa tra i 2.330 euro dell'Emilia Romagna a 2.970 euro del Friuli Venezia Giulia.
Il 42,2% delle famiglie straniere vive al di sotto della soglia di povertà contro il 12,6% delle famiglie italiane. Il reddito percepito permette di risparmiare una cifra molto bassa che supera di poco i 600 euro annui. Le entrate provengono per l'84,3% da lavoro dipendente e di queste oltre un quarto viene destinato al pagamento dell'affitto, dal momento che appena il 13,8% delle famiglie è proprietaria dell'abitazione di residenza.

Lavoro: Passera, 5-6 milioni le persone in condizioni di disagio

In Italia, sono tra i 5 e 6 milioni le persone che vivono in condizione di disagio sociale per problemi di natura occupazionale. A sottolinearlo e' il Ministro dello sviluppo economico, Corrado Passera, pronto a precisare che questa situazione ''non puo' non preoccuparci''. Per Passera, che ha parlato a margine del workshop Ambrosetti in corso a Cernobbio, il disagio occupazionale e' una problematica che ''va oltre le dimensioni statistiche.Non bisogna guardare solo ai disoccupati, circa 2-2,2 milioni - ha evidenziato - ma a tutta l'area del disagio occupazionale, mettendoci dentro gli inoccupati, i sospesi come i cassintegrati, i sottoccupati. Se mettiamo insieme tutte queste componenti - ha concluso - arriviamo a 5-6 milioni di persone, che rappresentano una quota enorme, insieme ai loro familiari, della societa' italiana. Questa - ha concluso - e' la vera misura del problema''.