16 dicembre 2012

C'era una volta il mattone, il bene rifugio è diventato irragiungibile

Crollano le compravendite immobiliari nel secondo trimestre 2012. Dai dati sulla statistica notarile emerge che nel secondo trimestre 2012 le compravendite di unita' immobiliari sono 167.721. Il 93,3% delle convenzioni (156.552) riguarda immobili per abitazione, il 5,9% (9.816) unita' immobiliari ad uso economico. Rispetto al secondo trimestre 2011, le compravendite di immobili ad uso residenziale diminuiscono del 23,6 e quelle di immobili ad uso economico del 24,8%. Lo rileva l'Istat.
Nel secondo trimestre del 2012 si registrano le variazioni tendenziali piu' sfavorevoli dal 2008. Nonostante il temporaneo recupero delle convenzioni di compravendite registrato nel terzo trimestre del 2011, in particolare per gli immobili ad uso economico, il trend e' sempre caratterizzato dal segno negativo. Segnano un tonfo anche i mutui, che considerati assieme a finanziamenti e ipoteche scivolano del 41,2% nello stesso periodo.
Per entrambe le tipologie di utilizzo si registra una diminuzione delle variazioni tendenziali in tutte le ripartizioni territoriali, in particolare nelle Isole (-30,3% per le compravendite ad uso residenziale e -38,4% per quelle ad uso economico). Per le compravendite ad uso residenziale il calo tendenziale registrato nei grandi centri (-21,8%) e' piu' contenuto di quella osservato nei centri minori (-25,1%).
Anche per le compravendite ad uso economico il calo tendenziale e' piu' marcato negli archivi aventi sede nelle altre citta' (-27,0%) rispetto a quello che si osserva negli archivi con sede nei grandi centri (-21,0%). Nel secondo trimestre 2012, sono 69.830 i mutui, i finanziamenti e le altre obbligazioni verso banche e soggetti diversi dalla banche, garantiti da concessione di ipoteca immobiliare. Rispetto ai 118.834 del II trimestre 2011, i mutui, finanziamenti e le altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare sperimentano una flessione tendenziale del 41,2%.
A livello ripartizionale sono le Isole (-58,3%) a registrare il calo tendenziale maggiore per i mutui, i finanziamenti e le altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare, mentre nel Centro (-36,0%) il calo tendenziale e' inferiore alla media nazionale (-41,2%). Mutui, finanziamenti ed obbligazioni garantite, registrano una diminuzione piu' contenuta negli Archivi Notarili Distrettuali con sede nelle Citta' Metropolitane (-39,1%) e maggiore.



Berlusconi aspetta Monti, e lui lo lascia in stand-by: "Non è il momento adatto"

Noi stiamo attendendo le decisioni di Monti, io resto in campo". E Monti lo lascia in attesa. Silvio Berlusconi, intervenendo a Studio Aperto, ribadisce di poter fare un passo indietro qualora il premier volesse candadirsi: "Ai colleghi del Ppe ho ribadito di aver chiesto al professor Monti di essere riferimento dei moderati, di un vasto rassemblement dei moderati". "Spero che Monti sciolga la riserva e accetti mia offerta".
MONTI: NON E' IL MOMENTO - "Le persone fanno dichiarazioni esprimono auspici e lo fanno pubblicamente. Non mi sembra ne' possibile ne' opportuno per me, in questo momento, entrare su questo tema che riguarda gli elettori italiani e l'offerta che ci sara', o non ci sara', di partiti e personalita in occasione del voto". Lo dice il premier Mario Monti a Bruxelles, sull'ipotesi di una sua candidatura alle prossime elezioni, e sugli inviti arrivati da personalita' estere.
"Quando ci sono le elezioni americane, mi pare che quasi ogni cittadino italiano si senta in dovere di esprimere sue preferenze per uno o per l'altro candidato. Dobbiamo abituarci al fatto che ogni Paese, persona o partito, esprima la sua preferenza". "Ormai gli effetti extraterritoriali del bene e del male che possiamo fare con le politiche economiche statali interessano tutti. Sdrammatizzerei questa sensazione di stranezza davanti a queste dichiarazioni", aggiunge in riferimento ai presunti 'appelli' che vengono da tanti leader europei che starebbero chiedendo a Monti di candidarsi alle prossime elezioni.
Il Pd, anche oggi con un'intervista di Massimo D'Alema, chiede a Mario Monti, di restare fuori dal terreno elettorale? "I consigli, soprattutto quando vengono da persone autorevoli e che stimo molto, li prendo sempre in considerazione. Non ho letto quest'intervista e non intendo oggi entrare nell'argomento" della mia candidatura.



Tariffe: Cgia, in 10 anni aumenti record, acqua +71%, gas +59%

Negli ultimi 10 anni aumenti record per acqua (+71,8%), gas (+59,2%) e rifiuti (+56,3%). A registrare l'impennata della tariffe e' uno studio della Cgia di Mestre. Gli italiani pagano cosi' circa 601 euro in piu' a famiglia. A causare l'impennata, l'aumento delle tasse, il flop delle liberalizzazioni e i tagli ai trasferimenti. Ad appensantire la situazione anche gli aumenti registrati dalle tariffe dei servizi pubblici.
Secondo la tabella messa a punto dagli artigiani di Mestre oltre all'aumento registrato per acqua, gas e rifiuti sono decollate anche le tariffe dei trasporti ferroviari del +47,8%, dei pedaggi autostradali del +47,6%, dei trasporti urbani del +46,2%, dell'energia elettrica del +41,8% e dei servizi postali del +28,1%. Solo i servizi telefonici hanno registrato una contrazione del 7,5%, mentre l'inflazione e' cresciuta del 24,5%, annota ancora la Cgia che sottolinea come nonostante gli aumenti le tariffe italiane restino ''ancor oggi tra le piu' basse d'Europa''.
L'andamento crescente ha pesato direttamente sul portafoglio delle famiglie: se nel 2002 la stima della spesa media annua delle famiglie era di 1.385 euro, nel 2012 e' arrivata a 1.986 euro. In 10 anni, cioe', il costo e' aumentato di 601 euro, pari al +43,4%.
''In generale - dichiara Giuseppe Bortolussi della Cgia - molti di questi aumenti sono riconducibili all'aggravio fiscale che molte voci hanno subito in maniera ingiustificata. Non va nemmeno dimenticato che i processi di liberalizzazione che hanno interessato gran parte di questi settori non hanno dato luogo agli effetti sperati. Inoltre, a fronte dell'impennata delle bollette dell'acqua, dei rifiuti o dei biglietti ferroviari non e' seguito un corrispondente aumento della qualita' del servizio offerto ai cittadini.
Anzi, in molte parti del Paese e' addirittura peggiorato. In pratica l'aumento delle tariffe e' servito a far cassa, compensando, solo in parte, il taglio dei trasferimenti imposti in questi ultimi anni dallo Stato centrale''.


Napolitano: "Incontro con Monti? Se ci saranno novità lo dirà lui"

Il premier Mario Monti è salito questo mattina alle 10.30 al Colle per un incontro con il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, sul tavolo le riforme da fare in chiusura di legislatura. L'incontro, che è terminato intorno alle 12, potrebbe inoltre aver chiarito anche il futuro politico di Monti. Ma a fine vertice non trapelano indiscrezioni, lo stesso Napolitano a chi gli chiede se l'incontro al Quirinale abbia chiarito le intenzioni di Monti ha risposto: ''Se l'incontro di questa mattina ha fatto chiarezza, lo deve dire Monti e lo dirà lui''.
Intanto il ministro per la Cooperazione Andrea Riccardi fa sapere di essere convinto che "Monti sarà riferimento politico e morale per un grande rassemblement di uomini e donne che vogliono cambiare l'Italia".
Il ministro, intervenendo a 'In Mezz'ora' su Rai Tre annuncia che "Mnoti parlerà al paese non darà una battuta ma farà un discorso argomentato, avremo un discorso in cui spiegherà i motivi della sua scelta".




Elezioni: Casini a Pd, Monti libero di candidarsi e noi di sostenerlo

''Ho visto un'intervista di D'Alema nei giorni scorsi che ha dato lezioni a Monti. Strano. Il Pd ritiene di potersi liberare di Monti e degli impegni assunti in questo anno e contrae un matrimonio con Vendola, che di questo governo ha parlato sempre e solo male. Ma Monti non e' libero di chiedere che questo paese si pronunci sull'agenda del suo governo. E' un'inaccettabile disparita'''. Lo ha detto Pierferdinando Casini, leader dell'Udc, concludendo un convegno a Padova. ''Monti e' libero e noi siamo liberi con lui di chiedere ai cittadini italiani se ritengono di dover ritornare alle coalizioni gia' sperimentate nel passato. Per carita' - ha proseguito Casini -, io rispetto Bersani ma il matrimonio con Vendola l'ha fatto lui e lui in quella coalizione assocera' chi ha condiviso i tentativi di rinnovamento della politica del governo Monti e chi ritiene che bisogna dire no alla Tav, no alle liberalizzazioni, no all'art. 18, no alle riforme''. Per Casini, ''e' un problema del Pd e delle sue contraddizioni, non un problema che si puo' scaricare su Monti''.
''Dall'altra parte - ha proseguito Casini con riferimento al Pdl - c'e' una condizione che al mattino non si sa se alla sera diranno la stessa cosa, perche' tra indizioni di primarie, gia' indette e disdette per 10 volte'' e il fatto che ''Berlusconi ha incoronato Alfano e poi scoronato altrettante volte, ha dato di fatto la sfiducia a Monti e il giorno dopo ha detto che se c'e' Monti lui si ritira, io francamente non riesco piu' a capire'', ha concluso Casini.



Elezioni: Bersani, Monti? Nessuna preoccupazione, siamo tranquillissimi

Il Pd non e' preoccupato da un eventuale ingresso in politica di Monti: ''siamo tranquillissimi'' ha detto il segretario del Partito Democratico cheha ironizzato su alcuni commenti di stampa che descrivono un Pd addirittura spaventato. ''Sento parlare -ha detto Bersani a margine della conferenza dell'Alleanza dei progressisti in svolgimento a Roma- di panico nel Pd: ma quale panico? Noi non abbiamo nessuna preoccupazione''. Bersani ha quindi ricordato che da diverso tempo ''ho espresso l'opinione che Monti sarebbe piu' utile se restasse in un ruolo di terzieta'. Questa e' la mia opinione, poi Monti fara' quello che riterra' di fare, ma noi non abbiamo nessuna preoccupazione: siamo tranquillissimi''. Tutto il parlare di questi giorni su Berlusconi e su una discesa in politica di Monti e' stato definito da Bersani ''stucchevole'' e tutto sommato un ''chiacchiericcio''. E Bersani ha attirato l'attenzione sulle prossime elezioni e piu' propriamente su come verra' formato il nuovo Parlamento, ''una questione democratica fondamentale''. Il segretario democratico ha quindi ricordato che Pd e Sel hanno deciso di svolgere primarie per fare scegliere ai cittadini i candidati al Parlamento. ''Qualcuno -ha commentato- vuole chiedersi e chiedere come gli altri scelgono i candidati o e' un problema solo nostro?''. Ancora sulle primarie, Bersani ha aggiunto: ''Noi andiamo avanti con questa iniziativa ai limiti dell'impossibile e rivolgiamo un appello, assieme a Vendola, ciascuno ai suoi, perche' facciano questo sforzo: noi cosi' vogliamo portare avanti un'operazione di rinnovamento della politica''. Posizione analoga e' stata espressa anche dal presidente di Sel Nichi Vendola, anche lui presente alla conferenza dell'Alleanza internazionale dei progressisti, che ha affermato: ''Mentre assistiamo a dotte disquisizioni sulla fuga dalla politica, Pd e Sel hanno messo in campo primarie con cui i cittadini sceglieranno i parlamentari: sono il primo passo nel tentativo di una ricostruzione della politica come proprieta' pubblica''. Sferzante il commento che Bersani ha riservato a Berlusconi, ripetendo le parole pronunciate durante l'incontro di due giorni fa con la stampa estera: ''L'unica cosa che sa fare e' occupare le prime pagine dei giornali, anche se per noi dovrebbe stare in quattordicesima'' comunque, ha aggiunto, ''Berlusconi non vincera', punto e basta''

12 dicembre 2012

Berlusconi, forse torniamo a simbolo Fi

"Se dovesse accadere che gli ex An dessero vita ad una loro formazione allora cadrebbe il veto a che il Pdl non cambiasse nome, potremmo sottoporre alla nostra Direzione un altro nome, oppure mantenere questo con un simbolo diverso e cioe' quello glorioso di Forza Italia usato nel 1994".
Lo afferma Silvio Berlusconi, ospite della Telefonata di Belpiet

Crolla mercato della casa Mutui a picco, meno 41%

Nel secondo trimestre 2012 i mutui, i finanziamenti e le altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare registrano una caduta annua del 41,2%. E' quanto rileva l'Istat.
Il mercato del 'mattone' segna un nuovo e più pesante crollo: nel secondo trimestre le convenzioni relative a compravendite di unità immobiliari risultano in calo del 23,7% su base annua. Lo rileva l'Istat con riferimento a dati sulla statistica notarile. Nel secondo trimestre si registrano così le variazioni tendenziali più sfavorevoli dal primo trimestre del 2008. Nel dettaglio, le compravendite di immobili residenziali diminuiscono del 23,6%.
Le compravendite di immobili ad uso economico (esercizi commerciali, uffici, laboratori, capannoni) rilevano una caduta ancora più forte, pari al 24,8%. Sia per i fabbricati destinati all'abitazione sia per quelli indirizzati all'attività economica, l'Istituto di statistica, sempre nel secondo trimestre del 2012, osserva ribassi in tutte le ripartizioni territoriali, in particolare nelle Isole (-30,3% sul residenziale, -38,4% sull'economico).
Guardando al mercato delle case, il tonfo più profondo è avvenuto nei centri minori (-25,1%), mentre i grandi centri sono riusciti a frenare, seppure leggermente, il crollo (-21,8%). Riassumendo l'andamento del mercato negli ultimi anni, l'Istat nota quindi come nonostante il temporaneo recupero delle convenzioni di compravendite registrato nel terzo trimestre del 2011, in particolare per gli immobili ad uso economico, il trend sia sempre caratterizzato dal segno negativo.

Il Pd annuncia le primarie aperte per i parlamentari per il 29 dicembre

"Abbiamo deciso che faremo primarie aperte e vere per i parlamentari su tutti i territori". Il vicesegretario del Pd Enrico Letta annuncia che il Pd scegliera' i parlamentari con una nuova consultazione degli elettori e dei militanti. "Non saranno aperte solo agli iscritti, ma saranno aperte in modo sostanziale. Noi- aggiunge Enrico Letta- giochiamo all'attacco e dimostriamo cos'e' davvero la democrazia". Quando si terranno? "I tempi sono strettissimi. Se si vota il 17 febbario, faremmo le primarie il 29 e 30 dicembre", dice Letta.


Confindustria vede nero: "Il Pil peggiora, la ripresa slitta al 2014"

 L'Italia e' ancora immersa in una profonda contrazione della domanda interna e della produzione". Una crisi che appesantisce il 2013, rinviando la ripresa attesa per il prossimo anno ai primi mesi del 2014. Per questo 'migliora' la previsione del Pil per il 2012 a -2,1% rispetto al -2,4% previsto ma peggiora quello del 2013 che schizza a -1,1% dal -0,6% atteso. E' solo dal 2014 che e' previsto "un modesto recupero" dello 0,6%. Lo dice il rapporto del Centro studi di Confindustria presentato oggi.
L'Italia e' ancora in recessione, "immersa in una profonda contrazione della domanda interna e della produzione". E' quanto si legge nell'ultimo rapporto sugli scenari economici presentato oggi dal Centro studi di Confindustria, dove si avverte: "L'orizzonte e' ulteriormente offuscato dall'indeterminatezza dell'esito delle prossime scadenze elettorali". La pressione fiscale "rimarra' prossima ai massimi storici e insostenibilmente elevata, specie quella effettiva: 53,9% del Pil nel 2014 tolto il sommerso dal denominatore".
"Non ho ragione di cambiare opinione, per ora. Gli elementi che abbiamo oggi non ci fanno ritenere che ci sara' un ritardo" rispetto alla ripresa nella seconda meta' del 2013. Lo dice il ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, a margine di una audizione alla Camera, a proposito dei dati del Csc di Confindustria che prevede uno slittamento della ripresa di 6 mesi, al 2014. "Non ho elementi per cambiare le nostre previsioni", conferma.




Governo, Monti: ''Interrompere le riforme? E' perfino peggio che non farle''

Occorre "maggiore prudenza nel dare giudizi sul fatto che le riforme attuate dal governo non hanno funzionato". Ad affermarlo il premier Mario Monti, parlando all'assemblea dell'Anfia. Le riforme, aggiunge, "hanno bisogno di tempo per dispiegare i loro benefici". Se le riforme hanno bisogno di tempo per dispiegare i propri effetti, ''i costi ad essa associati, che sono purtroppo ineludibili,vengono invece immediatamente percepiti'' e ''paradossalmente - ammonisce il premier - interrompere le riforme prima che possano dare i loro frutti è perfino peggio che non farle''.
''Alcune riforme - ricorda - sono state fatte dal precedente governo, lasciando moltissimo da fare in tema di riforme e questo moltissimo si è imbattuto in quest'ultimo anno prima delle elezioni''.
Poi, ricordando come le riforme rappresentino il ''filo rosso'' che lega l'azione del governo, si corregge con una battuta: ''Filo rosso? Meglio un filo incolore''.
"L'industria italiana - osserva poi - sconta gli effetti di una erosione della competitività in essere da molto tempo".
'Il premier sottolinea come ''per affrontare l'emergenza finanziaria non si può largheggiare in sostegni né fiscali né finanziari''.
Il presidente del Consiglio, chiudendo il suo intervento, ricorda un aneddoto: ''Nell'ottobre del 1994, andai a Bruxelles a conoscere il presidente della Commissione europea, Santer. E il presidente Berlusconi mi disse di telefonare a Palazzo Chigi appena avuto il colloquio''. E così fece Monti dopo l'incontro. ''Chiamai Berlusconi che mi disse 'so già tutto perché Santer mi ha telefonato dicendomi 'molto bene quel Professor Monti che mi ha mandato, non sembra neanche un italiano. E - ha riferito oggi il premier- ricordo con assoluta condivisione l'indignazione che mostrò Berlusconi nel sentire pronunciare quelle parole da un'autorità straniera, anche se a fin di bene''.

7 dicembre 2012

Governo: Napolitano, confido percorso istituzionale corretto

il Pdl per ordinata conclusione legislatura. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo aver incontrato i presidenti di Senato e Camera e i rappresentanti di Pdl, Pd e Udc - all'indomani delle tensioni politiche che hanno coinvolto l'esecutivo di Mario Monti - ''confida - nel rispetto delle diverse sensibilita' e posizioni politiche - che risulti possibile un percorso costruttivo e corretto sul piano istituzionale, nell'interesse del paese e della sua immagine internazionale''. E' quanto si legge in una nota del Quirinale.
''Questa mattina - si legge ancora nel comunicato - il segretario e i presidenti dei gruppi parlamentari del PdL hanno illustrato al Presidente della Repubblica la decisione assunta dal loro partito di considerare conclusa l'esperienza del governo Monti. Al tempo stesso essi hanno espresso il fermo intendimento di contribuire a un'ordinata conclusione della legislatura, anche in vista di adempimenti inderogabili relativi al bilancio dello Stato, riservandosi di decidere l'atteggiamento da tenere in Parlamento su ogni altro provvedimento gia' all'esame delle Camere''

Crisi: Censis, gli italiani puntano alla sopravvivenza

''Volge al termine un anno segnato da una crisi cosi' grave da imporre l'assoluta centralita' del problema della sopravvivenza''. Lo rileva il Censis nelle considerazioni generali del 46* Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese 2012. ''Una centralita' - prosegue il Censis - quotidianamente alimentata dalle preoccupazioni della classe di governo, dalle drammatizzazioni dei media, dalle inquietudini popolari; dalla paura di non farcela, una paura reale, che non ha risparmiato alcun soggetto della societa', individuale o collettivo, economico o istituzionale. Basta pensare all'ansia dei piccoli imprenditori rispetto all'ipotesi di dover chiudere attivita' e impianti; alle insicurezze delle famiglie esposte a un drastico impoverimento delle risorse e degli stili di vita; alla improvvisa fragilita' di ricavi e di autonomia avvertita dalle banche; alla strisciante sensazione dei sistemi territoriali di veder crollare la loro orgogliosa vitalita'; al quasi terrore delle classi di governo di fronte all'incubo dello spread che si impenna e del default che si avvicina; allo sbandamento di quasi tutti noi europei per una crisi forse senza ritorno della moneta comune e della stessa coesione comunitaria. Nessuno, si puo' dire, e' rimasto fuori dalla paura di non sopravvivere alla crisi e ai suoi vari processi''. ''La realta' si e' rivelata diversa da quella che ci aspettavamo, - sottolinea il Censis - piu' complicata che nelle crisi precedenti, e cosi' ''perfida'' da imporci una radicale rottura di schema anche interpretativo (prima ancora che decisionale e operativo)''. ''Vedremo, - conclude il Censis - nella strada che porta alle elezioni politiche, se l'agenda di rigoroso governo del sistema si tradurra', nei prossimi mesi, in impulsi di leadership politica e di mobilitazioni collettive anche per i tanti soggetti che continuano a non capire e non sentirsi coinvolti. Per ora, a quel che e' dato di vedere, per la prima volta nella storia delle crisi italiane del dopoguerra, il fronteggiamento della crisi non vede un apporto significativo degli impegni politici e dell'intervento pubblico. Cosi' nella loro prova di sopravvivenza i singoli soggetti sociali sono restati e restano soli, anzi 'peggio che soli', come potrebbero dire coloro che hanno visto nella citata agenda fattori di compressione e depressione''.
Le 3 'r' della famiglie. Risparmio, rinuncio e rinvio. Risparmio, rinuncio, rinvio: sono le tre 'r' dei consumi delle famiglie italiane. Consumi e propensione al risparmio ai minimi da lungo tempo definiscono un quadro preoccupante, che per il momento non mostra alcun sostanziale segnale di cambiamento. La ''famiglia Spa'', reattiva alle crisi passate e capace di formulare modelli di consumo sempre nuovi, lascia il posto ad un adattamento piuttosto scialbo alla recessione. L'anno in corso appare come uno snodo, poiche' rappresenta il momento di massima flessione dei consumi in termini reali dall'inizio della crisi; nel primo trimestre del 2012 la flessione delle spese delle famiglie e' stata del 2,8% e nel secondo trimestre vicina al 4% in termini tendenziali. Ma il punto nodale e' anche un altro: nel 2012 i consumi reali pro-capite, pari a poco piu' di 15.700 euro, sono ritornati ai livelli del 1997, vanificando la crescita progressiva compiuta nell'arco degli ultimi sedici anni. Crollo morale politica e corruzione cause crisi per 43% italiani. Il crollo morale della politica e la corruzione sono ritenute le cause principali della crisi: lo pensa il 43,1% degli italiani. Segue il debito pubblico legato a sprechi e clientele (26,6%) e l'evasione fiscale (26,4%). La politica europea e l'euro vengono dopo (17,8%), cosi' come i problemi delle banche (13,7%). Il sentimento piu' diffuso tra gli italiani in questo momento e' la rabbia (52,3%), poi la paura (21,4%), la voglia di reagire (20,1%), il senso di frustrazione (11,8%). Le paure per il futuro sono innanzitutto la malattia (35,9%) e la non autosufficienza (27%), poi il futuro dei figli (26,6%), la situazione economica generale (25,5%), la disoccupazione e il rischio di perdere il lavoro (25,2%)




6 dicembre 2012

Bce: taglia stime Pil e pompa liquidita'. Fare presto su vigilanza unica

Lo staff degli economisti della Bce ha tagliato le stime sulla crescita economica dell'Eurozona.
La sforbiciata ha colpito soprattutto il 2013. Le previsioni per il Pil 2012 scendono a un valore medio di -0,5% da -0,4%, ma quelle per l'anno successivo calano da un valore medio di +0,3% a -0,5%. Per l'anno prossimo bisognera' dunque accontentarsi di ''un graduale miglioramento dell'attivita' economica'', ha spiegato il presidente della Bce, Mario Draghi. Poi nel 2014 la crescita media del Pil dovrebbe salire a +1,2%.
Nessuna preoccupazione invece dal lato dell'inflazione, ''che scendera' sotto il 2% nel prossimo anno'', ha rassicurato il numero uno dell'Eurotower. Nonostante uno scenario ancora recessivo e prospettive ''benigne'' per l'indice dei prezzi al consumo, Francoforte ha deciso di lasciare il costo del denaro invariato allo 0,75%, il minimo storico. Ma una nuova limatura, come scontano i tassi del mercato monetario, non sembra lontana. ''Abbiamo discusso di tassi di interesse, ma alla fine il consenso prevalente e' stato quello di lasciarli invariati'', ha detto Draghi. Nel frattempo, almeno fino al 2* trimestre del 2013, l'Eurotower continuera' a pompare liquidita' illimitata verso le banche per garantire condizioni di stabilita' al mercato finanziario e contenere la stretta sul credito verso l'economia reale (imprese e famiglie).
 Poi i compiti degli altri. Il numero uno della Bce e' tornato a spronare i governi dei paesi dell'Eurozona a proseguire le politiche di consolidamento fiscale e i programmi di riforme strutturali. Guardando ai venti di crisi politica in Italia, che oggi hanno riportato lo spread Btp-Bund a ritoccare quota 330 punti, il cammino del BelPaese potrebbe diventare particolarmente accidentato. Ma su questo punto, incalzato dai giornalisti nel corso della conferenza stampa, Draghi ha rifiutato ogni commento.
Altro tema affrontato nel confronto con i media e' stato il progetto sulla vigilanza bancaria unica in capo alla Bce.
Se ne discutera' di nuovo all'Ecofin del prossimo 12 dicembre, il giorno successivo tocchera' all'Eurogruppo e, a seguire, ci sara' la riunione del Consiglio europeo. Tra i 27 membri dell'Unione europea non mancano le divergenze su quante e quali banche debbano essere sotto la vigilanza della Bce e quali sotto le autorita' nazionali, sui criteri di nomina dei membri del Board che si occupera' della vigilanza e sui meccanismi decisionali. ''Noi abbiamo posto solo due condizioni: la Bce deve poter operare senza incorrere in rischi reputazionali, la vigilanza deve essere separata dalla politica monetaria, che rimane il nostro compito primario per la stabilita' dei prezzi. Su tutto il resto decidano Ecofin e Consiglio europeo'', ha sottolineato il numero uno dell'Eurotower.
Francoforte vuole una road-map con tempi certi. Oggi Draghi, insieme al presidente della Commissione Ue, Jose' Manuel Barroso, il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker e il presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, ha auspicato ''l'avvio del lavoro preparatorio all'inizio del 2013'' in modo che il nuovo modello di vigilanza possa 'essere operativo dal primo gennaio del 2014 al piu' tardi''.
Una posizione che riflette le preoccupazioni espresse, proprio in occasione dell'Ecofin dello scorso 3 dicembre, dal vicepresidente della Bce, Vitor Constancio quando, tra i 27 ministri delle finanze dei paesi dell'Unione europea, erano emerse numerose divergenze. ''E' importante arrivare a un accordo sulla vigilanza unica entro la fine di quest'anno, e' in gioco la credibilita' del progetto dell'euro. In caso contrario ci potrebbe essere una reazione molto negativa da parte dei mercati finanziari'', aveva ammonito il numero due dell'Eurotower.
D'altra parte l'annuncio del progetto di unione bancaria dell'Eurozona, aperto anche ai paesi Ue che non aderiscono all'unione monetaria, ha nella vigilanza unica un tassello fondamentale. Una proposta che ha dato fiducia ai mercati e consentito di comprare del tempo. Ma ora i leader politici europei devono passare dagli annunci ai fatti: tempus fugit.

5 dicembre 2012

Bersani a Monti: leali fino a voto

"In un momento di turbolenze e incertezze ho ribadito al premier quello che ho detto un anno fa: lealta' e sostegno al governo fino alla fine della legislatura e impegno a portare avanti le norme in Parlamento, cercando anche di migliorarle dal nostro punto di vista ''. Lo ha detto Pier Luigi Bersani al termine delll'incontro a Palazzo Chigi con il premier Mario Monti. Quanto al Pdl, "non saprei interpretare la loro discussione... Posso solo dire che noi manteniamo gli impegni e siamo leali a Monti". "Monti nel mio squadrone? E' una squadra grande ma non vorrei annettere tutto l'universo..." ha sottolineato Bersani. "Io non vorrei che Monti -aggiunge- sia tirato per la giacca. Non lo faccio io, vorrei che non lo facesse nessuno".
Per quanto riguarda lo stallo sulla legge elettorale, afferma il leader del Pd, "le difficolta' non vengono da noi". Il tema comunque non è stato affrontato nell'incontro con Mario Monti. Il problema e' che abbiamo "ogni giorno proposte diverse" e che non tengono conto ne' della governabilita' ne' della scelta dei parlamentari. "Ma noi restiamo sempre disponibili all'intesa per superare il Porcellum".
Bersani ribadisce il no all'election day. "Io credo che sia utile e giusto che le regionali si facciano con una loro logica e che poi si vada a scadenza naturale della legislatura per le politiche".


Angeletti: A rischio la credibilità del paese.

Quella dell'Ilva sta per diventare una tragedia dal punto di vista occupazionale ed economico ma anche perché sì rischia di distruggere la credibilità del Paese.
Non esiste una seria alternativa: l'azienda deve tornare a produrre seguendo le dovute prescrizioni, deve funzionare, essere redditizia e investire ciò che guadagnerà per risanare azienda e territorio.
Il governo deve dire se le prescrizioni sono tali da rendere la produzione siderurgica italiana compatibile con quella di altri Paesi e, se così fosse, dire che in Italia si può produrre acciaio come altrove.

"BACI": A BUENOS AIRES IL FESTIVAL DEL CINEMA ITALIANO

A partire del mercoledì 5 dicembre, e proseguirà sino a domenica 9, é la seconda edizione di "BACI. Cine italiano", il Festival regionale di cinema italiano a Buenos Aires.
Anche quest'anno BACI continua il suo viaggio per le regioni italiane con opere maestre capaci di emozionare il mondo, come "Cesare deve morire" dei fratelli Taviani, Orso d’Oro al Festival di Berlino, e "Reality" di Matteo Garrone, Gran Premio della giuria di Cannes.
La scelta dei film in rassegna nasce dall’intento di mostrare le differenti anime di una nazione esplorando, senza censure, tutti gli aspetti incluso quelli più controversi, misteriosi, e nonostante ciò senza dimenticare quelle opere che propongono una visione più surrealista ed ironica della società italiana.
La rassegna presenterà una selezione di film prodotti negli ultimi due anni, che si relazioneranno alle regioni di origine e che saranno divisi in quattro categorie: direttori consacrati, direttori emergenti, documentari e cortometraggi.
Le proiezioni si terranno al Cinema Malba, Cosmos y Multiplex Belgrano, ad esclusione di quella d'inaugurazione che domani si svolgerà al Teatro Coliseo a partire dalle ore 21.30 con la pellicola di Paolo e Vittorio Taviani "Cesare deve Morire".
BACI è organizzato da Telecom Italia in collaborazione con Luce Cinecittà e Italian Film Comissions, con il patrocinio dei Ministeri per i Beni e le Attività Culturali e degli Affari Esteri e con gli auspici dell'Istituto Italiano di Cultura/Ambasciata d'Italia a Buenos Aires.

Roma:Gentiloni si candida a priamrie

Paolo Gentiloni, deputato del Pd ed ex ministro delle Comunicazioni, si e' candidato ufficialmente alle primarie del centrosinistra romano fissate per il prossimo 20 gennaio. Lo ha fatto con un video messo on line nel suo nuovo sito www.gentilonixroma.it. ''Roma - ha affermato - e' in una condizione molto difficile anche al di la' della crisi economica nazionale. Eppure sono convinto che la nostra citta' abbia le risorse necessarie per ripartire.


4 dicembre 2012

Il dramma dei giovani "nullafacenti" al sud: peggio solo in... Anatolia

E' in crescita l'area della disaffezione allo studio, anche fra ragazzi senza particolari carenze affettive, relazionali o economiche: sono quasi 800 mila i giovani tra 18-24 anni dispersi, che cioe' hanno interrotto gli studi fermandosi alla terza media e non iscrivendosi neanche a corsi di formazione. In Sicilia e in Sardegna la dispersione scolastica e' 15 punti rispetto all'obiettivo europeo (pari al 10 per cento) - con 25 giovani fra 18 e 24 anni - fermi alla terza media. E' quanto emerge dall'"Atlante dell'Infanzia (a rischio)" di Save the Children presentato oggi a Roma. (vedi lanci precendenti) Altissimi i livelli di disoccupazione giovanile: 1 giovane sotto i 25 anni su 3 e' disoccupato. Molti dei quali con laurea: la crescita maggiore della disoccupazione giovanile, pari a quasi il 21 per cento, si e' avuta infatti tra i laureati. La crescita piu' alta d'Europa. Nello stesso periodo in Germania la disoccupazione giovanile e' scesa in totale del -4,1per cento e non ha inciso tra i laureati.
 Disoccupati oppure scoraggiati: l'Italia detiene il record della cosiddetta Potential additional labour force fatta da quei giovani di 15-24 anni che, pur dichiarandosi intenzionati, rinunciano a cercare un lavoro. Gli scoraggiati italiani sono 562 mila, il 34per cento della popolazione attiva in quella fascia d'eta', quattro volte la media europea (7,8 per cento). Un cocktail davvero preoccupante di sfiducia nello studio e totale immobilismo e' quello rappresentato dai Neet (Not in Employement, Education or Training). Sono oltre 1 milione 620 mila soltanto al Sud e nelle isole. Hanno 18 - 24 anni, non sono iscritti a scuola, ne' all'universita', ne' lavorano, ne' sono in formazione. I tassi di Neet nel Mezzogiorno sono inferiori soltanto a quelli rilevati in alcune regioni remote dell'Anatolia. E nel Mezzogiorno si concentra la gran parte dei 314.000 "disconnessi culturali", bambini e adolescenti da 6 a 17 anni che negli ultimi 12 mesi non sono mai andati a cinema, non hanno aperto un libro, ne' un pc ne' Internet, ne' fatto uno sport.
 Inizia prestissimo l'erosione dell'"indice di futuro" dei minori italiani: insieme alla loro cameretta i 560 mila neo-nati quest'anno si ritrovano in eredita' un'ipoteca di 3.500.000 euro di debito pubblico a testa (il piu' alto d'Europa). A questo si somma la poverta' che cresce anziche' arretrare fra la popolazione under 18: 7 minori ogni 100 in Italia, pari a 720 mila, vivono in poverta' assoluta, cioe' privi di beni e servizi che assicurino loro un livello di vita accettabile. 417.000 nel solo Sud, con un aumento rispetto al 2010 di 75 mila piccoli grandi poveri, l'equivalente dell'intera popolazione infantile di Taranto e Messina.
D'altra parte quanto possono 25 euro pro-capite all'anno in servizi per l'infanzia e famiglie? A tanto ammonta la spesa pro-capite da parte dei comuni per famiglie e minori in regioni come la Calabria, oltre 8 volte in meno rispetto all' Emilia Romagna (282 euro annui). Con uno sbilanciamento nell'offerta di servizi cruciali come gli asili nido: in Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Molise e' compreso fra 2 e 5,5 il numero di bambini (ogni 100 da 0 a 2 anni) in carico agli asili nido pubblici o ad altri servizi integrativi, a fronte dei 27-29 in Valle d'Aosta, Umbria, Emilia Romagna.


Napolitano propone "un patto tra generazioni per una società più giusta"

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per il tramite del Segretario generale della Presidenza della Repubblica, Donato Marra, in occasione della cerimonia di chiusura dell'Anno europeo dell'invecchiamento attivo e della solidarieta' tra generazioni, ha espresso l'apprezzamento per la manifestazione promossa dal Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione, Andrea Riccardi "che si inserisce tra le iniziative promosse nell'ambito dei programmi di Europa 2020 e che vedra' anche la presentazione della Carta nazionale predisposta su questi temi".
"Il processo di invecchiamento della popolazione registrato nei paesi occidentali, e in modo rilevante in Italia- si legge nel messaggio-, induce ad una approfondita riflessione sulle iniziative possibili per offrire agli anziani un sempre maggior grado di autonomia e di sicurezza nelle quotidiane scelte di vita, cosi' evitando situazioni di emarginazione ed esclusione sociale e valorizzando il patrimonio di esperienza e di conoscenza maturato nel corso della loro vita".
"Come ha piu' volte sottolineato il Presidente Napolitano- prosegue la nota-, l'attuale grave congiuntura economica impone un ulteriore impegno delle istituzioni e della collettivita' nel difendere e nel salvaguardare la vita e la dignita' delle persone anziane, oggi ancor piu' impegnate a mantenere salda la tenuta sociale del Paese. Si tratta di una grande sfida di solidarieta' che intende superare particolarismi ed egoismi attraverso un patto fra le generazioni che sia foriero di un modello di sviluppo sostenibile per la costruzione di una societa' piu' giusta, piu' coesa e piu' inclusiva".



Bersani è il premier del centrosinistra: "Ora al governo senza favole"

Pier Luigi Bersani si avvia a diventare il candidato del centrosinistra alle prossime elezioni politiche. Il coordinatore delle primarie Italia Bene Comune Nico Stumpo annuncia infatti i primi dati, relativi a 1732 seggi, pari a 18,7 per cento del totale. Pierluigi Bersani raccoglie il 60,9 per cento dei consensi. Matteo Renzi il 39 per cento.

Pier Luigi Bersani recupera il voto delle regioni rosse, Matteo Renzi non migliora la sua performance e non conquista quasi nulla del voto vendoliano. A sancire il successo del leader democratico, sulla base dello spoglio di quasi la meta' delle sezioni, c'e' il voto delle regioni del centro Italia. Al primo turno Bersani aveva ottenuto prestazioni inferiori alla media nazionale. Non al ballottaggio. In Umbria Bersani e' al 51.61%, mentre Matteo Renzi che aveva vinto il primo turno e' al 48 per cento (al primo turno aveva il 45,5%). In Toscana Matteo Renzi vince con il 54,9% (al primo turno aveva il 52,1%), ma Bersani e' al 45.09 (al primo turno aveva il 35%).
Nelle Marche che al primo turno erano andate a Renzi, ora Pier Luigi Bersani e' al 54,3% (al primo turno era al 41,1%)mentre Renzi e' al 45,7 (al primo turno era al 42,1). In Emilia Romagna al primo turno Bersani non aveva raggiunto il 50 per cento (fermo al 49%). Ora e' al 60,43%, mentre Renzi conquista appena 1 punto percentuale in piu' del 38 per cento della scorsa volta. Oggi ha il 39,57%. Decisivo potrebbe essere stato il voto dei sostenitori di Nichi Vendola, voti che Matteo Renzi non e' riuscito a conquistare.
 Un grande partito popolare come il mio deve sempre aver fiducia nella sua gente". Cosi' Pier Luigi Bersani, parlando dopo la vittoria alle primarie del centrosinistra. "Un successo inaspettato nelle proporzioni.
Ma io sono sempre stato tranquillo". "Voglio ringraziare Matteo Renzi, gli dico grazie per le parole affettuose e riconoscergli una presenza forte fresca in queste primarie, per farle vivere in modo vero. Anche questo e' importante".
"La prossima sfida e' di alzare noi la nostra asticella per a nostra battaglia: dobbiamo vincere, ma non a qualsiasi prezzo. Non si puo' vincere raccntando favole".
Pier Luigi Bersani motiva i suoi sostenitori in vista di quella che, spiega, "e' la prossima sfida". In un paese come il nostro, osserva, "la mamma della demagogia e' sempre incinta. Noi dobbiamo prendere un'altra chiave: vincere senza raccontare favole. Siamo di fronte alla piu'' grande crisi del dopoguerra, con problemi enormi, a cominciare dal lavoro. Noi dobbiamo vincere con la verita' per poter governare. Questo e' quello che il Paese aspetta". Quindi ai suoi dice: "vi do un paio di giorni, poi mettiamoci al lavoro insieme, perche' non serve un uomo solo al comando". E aggiunge: "mettiamoci gioia, serenita' non siate tristi".

Legge elettorale, rischio rottura. Calderoli: ''Il 'porcellum' vedrà panettone e Pasqua"

 L'approdo in aula della riforma della legge elettorale, inizialmente previsto per domani, molto probabilmente slitterà. Lo si evince da quanto comunicato all'assemblea dal presidente del Senato, Renato Schifani, circa il fatto domani al centro dei lavori sarà il decreto sviluppo. Sul provvedimento è attesa la fiducia da parte del governo e a quel punto una conferenza dei capigruppo dovrebbe rimodulare i tempi dei lavori d'aula.La trattativa rischia però di saltare definitivamente. Il brusco cambiamento di clima a Palazzo Madama arriva con una nuova bozza del Pdl che supererebbe l'accordo che si stava faticosamente raggiungendo sulla proposta Calderoli e che il Pd si appresta a respingere in toto.Il punto nevralgico della proposta consisterebbe nell'attribuzione di un premio 'fisso' di 50 seggi a chi ottiene tra il 25 e il 39% dei voti. Nella proposta di Calderoli, invece, i seggi venivano attribuiti progressivamente e in modo graduale all'interno dello stesso arco di percentuale di voti ottenuti.

"Dalle mie parti per l'Immacolata concezione si ammazza il maiale. Qui invece credo che il 'porcellum' vedrà non solo il panettone ma anche l'uovo di Pasqua" dice seccato Calderoli, al termine della riunione della commissione Affari costituzionali. 
Il senatore leghista, che ha formalizzato la sua proposta di premietto a scaglioni, è rimasto contrariato per il mancato appoggio del Pdl all'election day, che è stato accantonato. "I clown dovrebbero stare al circo, non in Parlamento" si è sfogato, in particolare nei confronti del partito di Berlusconi e Alfano che, ha aggiunto, "non contano più niente".
Intanto, in mattinata, è arrivato il commento negativo del Pd alla proposta Pdl sulla riforma: "Proposta che ha fatto saltare il 'metodo Calderoli' e il suo ascensore. Il Pdl ci porta nelle sabbie mobili e mi domando se si possa andare in aula senza un accordo su una cosa così delicata" afferma Anna Finocchiaro.
"Ogni accordo raggiunto - lamenta Finocchiaro - viene smentito il giorno dopo da un'ulteriore proposta che peggiora quella precedente. E questo avviene nonostante noi, con grande attenzione e cura, continuiamo a cercare un'intesa per il cambiamento". Di chi sia la colpa, la presidente dei senatori Pd lo dice senza giri di parole: "Non dei senatori del Pdl, ma di Berlusconi". Da Tripoli, dove è in visita, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani incalza il Pdl. Il tema più importante di questo momento è ''la legge elettorale in relazione allo sfaldamento del centrodestra e ne approfitto per dire, e mi dispiace doverlo affermare fuori dall'Italia, che se, domani credo, il centrodestra, il Pdl avrà un incontro per decidere il suo atteggiamento politico, per favore ci faccia sapere cosa pensa esattamente sul piano politico della legge elettorale perché francamente non lo sappiamo più''.
A tenere banco c'è sempre il dibattito sull'election day. "Riteniamo sensato tenere separate le regionali dalle politiche" sottolinea Bersani. ''Che cosa vuol dire il fatto che a febbraio si debba votare nel Lazio? Alfano e Berlusconi intendono dire che dobbiamo anticipare le elezioni a febbraio?'', aggiunge Bersani. ''Parlare di Election Day senza chiarire cosa significhi diventa difficile''.
Quanto alla sfida elettorale, il leader del Pd mostra sicurezza davanti all'ipotesi che il candidato premier del centrodestra sia ancora Berlusconi. "Se la sfida sarà quella la faremo. Francamente non vedo l'ora".
Ai giornalisti che gli chiedono del suo primo impegno di politica interna dopo la vittoria alle primarie, Bersani sottolinea che il primo incontro ''sara' con Monti, ce lo siamo detti al telefono quando ho ricevuto le congratulazioni, le prime che mi sono arrivate (dopo il risultato delle primarie, ndr). Mi ha fatto molto piacere, una tempistica eccezionale da presidente del Consiglio''.

28 novembre 2012

Pil, sempre peggio: per Confindustria "un nuovo aggravamento in autunno"

L'economia italiana osservera' un nuovo aggravamento della flessione del Pil, dopo il sorprendente dato estivo: lo suggeriscono i dati quantitativi e qualitativi da settembre in poi. L'indice Ocse anticipa la fine della contrazione a partire dalla seconda meta' del 2013. I produttori di beni manufatti e di servizi continuano a dichiarare cali degli ordini, ma un primo avanzamento c'e' stato in quelli dall'estero. La disoccupazione sale". Cosi' il Centro studi di Confindustria che pubblica oggi la 'Congiuntura flash'.
Il Csc sottolinea che "il pil italiano ha registrato nel 3° trimestre 2012 il quinto calo consecutivo, ma si e' attenuato il ritmo di contrazione: -0,2% congiunturale dopo il -0,7% del 2° e il -0,8% del 1°. Si delinea un contesto molto negativo nei mesi autunnali".
Secondo il Csc "l'attivita' industriale e' diminuita dello 0,5% in novembre, dopo il -0,4% in ottobre, portando la variazione acquisita a -1,2% nel 4° trimestre; le commesse in volume sono scese dell'1,0%. Gli ordini del Pmi manifatturiero sono saliti di 1,4 punti in ottobre (a 44,4) ma segnalano diminuzione da 17 mesi; quelli esteri indicano un incremento (51,6) per la prima volta da aprile. In settembre l'anticipatore Ocse per l'Italia e' marginalmente migliorato (0,05% da 0,01%) e suggerisce che il calo del pil si puo' interrompere dopo la primavera".



Napolitano: "Basta giochetti, cambiare subito la legge elettorale"

"Continuo a ritenere essenziale nell'interesse della nostra vita democratica che quell'impegno e quelle aspettative non vengano tradite", ovvero "l'impegno assunto da tutte le forze politiche" a modificare il porcellum.
In un messaggio a Roberto Giachetti, che oggi interrompe un lungo sciopero della fame con cui chiedeva la riforma della legge elettorale, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano torna a spronare il Parlamento affinche' modifichi l'attuale legge elettorale.
"Ancora di recente ho ricordato incontrando (con il presidente del consiglio) i presidente delle Camere, come gia' a fine gennaio avessi riferito loro degli incontri da me promossi con gli esponenti dei 5 partiti rappresentati in parlamento. Incontri nel corso dei quali si erano tutti dichiarati convinti della necessita' di modificare la legge del 2005". E purtroppo, prosegue Naplitano, "da allora, a 10 mesi di distanza, non si sa se si stia avvicinando la conclusione di questo interminabile braccio di ferro, giuoco degli equivoci, ripetuto alternarsi di opposti irrigidimenti, da cui e' stato messo a grave rischio il mantenimento di un impegno assunto da tutte le forze politiche in risposta ad aspettative piu' che comprensibili diffuse tra cittadini-elettori".
Napolitano invita Giachetti a "riflettere sull'esigenza di non mettere ulteriormente a repentaglio la sua salute e la sua vita" e ribadisce: "Continuando a esercitare la mia sollecitazione istituzionale per lo stesso obiettivo per cui lei si batte, saro' lieto, appena possibile anche per lei, di incontrarla al Quirinale".



Lazio, Consiglio di Stato: entro 5 giorni indire le elezioni

Entro 5 giorni la presidente dimissionaria della Regione Lazio Renata Polverini dovra' indire le elezioni regionali. Lo ha deciso il Consiglio di Stato che ha respinto il suo ricorso in appello confermando la sentenza del Tar.
I giudici della V sezione presieduti da Stefano Baccarini hanno cosi' confermato la sentenza con la quale il 12 novembre scorso il Tar le impose di indire entro cinque giorni le elezioni, indicando il ministro dell'Interno di provvedervi in caso d'inadempimento. Il 16 novembre il presidente della V sezione del Consiglio di Stato, Baccarini, con decreto monocratico, sospese la sentenza del Tar almeno fino all'udienza di discussione di oggi del ricorso in sede collegiale.
Nel respingere il ricorso in Appello proposto dalla presidente Polverini in merito al voto nel Lazio, il Consiglio di Stato ha deciso di confermare la sentenza del Tar ''nella parte in cui - si legge nella sentenza - si e' accertato l'obbligo del presidente dimissionario della Regione Lazio di provvedere all'immediata indizione delle elezioni in modo da assicurare lo svolgimento entro il piu' breve termine tecnicamente compatibile con gli adempimenti procedimentali previsti dalla normativa vigente in materia di operazioni elettorali''. La legge elettorale regionale indica l'obbligo di indire le elezioni nei 90 giorni dallo scioglimento del Consiglio regionale

Basta a figli e figliastri, Camera approva nuova legge

I figli nati dal matrimonio, oggi circa 120mila all'anno, sono in tutto e per tutto equiparati con quelli naturali e quelli adottati. E' quanto prevede la proposta di legge definitivamente approvata dall'Aula della Camera con 366 voti a favore, 31 contrari e 58 astensioni. Il testo e' passato malgrado la contrarieta' dell'Udc condivisa anche da diversi deputati del Pdl, sulla norma che estende la possibilita' del riconoscimento anche ai figli nati da un incesto, di cui i centristi avevano chiesto, senza risultato, lo stralcio. La norma, inserita al Senato, e' rimasta anche per evitare di far tornare il testo al Senato con il rischio di non farlo definitivamente approvare prima della fine della legislatura. La tesi dei deputati dell'Udc, che hanno visto bocciare a scrutinio segreto un loro emendamento soppressivo, era che non si può dare piena facoltà di riconoscimento del figlio nato da incesto.
Bene se a chiedere il riconoscimento è il figlio, ma questa facoltà non può essere data al genitore 'stupratore', sarebbe un riconoscimento indiretto dello stupro, un alleggerimento della posizione di chi ha esercitato violenza. ''Si sdogana l'incesto'', sostiene Paola Binetti. Ma alla fine e' prevalsa la tesi opposta, difesa dalla relatrice Alessandra Mussolini: ''come si può impedire ad una madre stuprata di riconoscere il proprio figlio?''. Il testo piace agli ex ministri per le Pari opportunita' dei governi Berlusconi e Prodi. Di ''grande prova di civilta''' parla Mara Carfagna, mentre per Livia Turco ''il Parlamento ha votato una legge di umanita' e civilta'''; l'''unico atto per il quale sara' ricordata questa legislatura'', dice la radicale Donatella Poretti. ''Ora tutti i bambini saranno uguali'', sottolinea Benedetto Della Vedova di Fli, mentre Anita Di Giuseppe dell'Idv definisce il testo ''Un passo fondamentale per l'Italia''

Primarie, Bersani: ''Vincerò io'' Renzi: ''Attento alle sorpresine...''

"Un centesimo su Renzi vincitore? "No. Penso di vincere io, francamente", dice secco Pier Luigi Bersani. ''Attento alle sorpresine.. Quando un favorito prende la partita sotto gamba, quelle sono le partite che si vincono più volentieri'', lo mette in guardia Matteo Renzi dal salotto di 'Porta a Porta'. Botta e risposta a parte, si sposta sulle regole la battaglia tra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi in vista del ballottaggio di domenica. Per recuperare i nove punti di distacco con il segretario, il sindaco di Firenze punta ad ampliare la partecipazione e per farlo chiede di non mettere troppi paletti a chi non ha votato al primo turno ma vuole farlo domenica. Niente giustificazioni, dunque, e iscrizioni aperte non solo giovedì e venerdì ma fino a domenica. Da Bersani, però, arriva un altolà. ''Sulle regole non tratto, le primarie non sono un porto di mare'', dice il segretario del Pd, in videochat con il 'Corriere della Sera'.
"La giustificazione non la deve dare cittadino che vuole votare ma quei politici che sono lì da venti anni e non hanno cambiato le cose", dice Renzi intervenendo a 'La Telefonata'. Bisogna anche allungare i termini per le nuove registrazioni: "C'è una finestra giovedì e venedì, noi speriamo di arrivare fino a domenica. In Francia, per le primarie tra Hollande e la Aubry tra il primo e il secondo turno sono aumentate le registrazioni e i voti. E' normale, la gente vuole partecipare".  Poi insiste nella richiesta di pubblicare on line i verbali delle primarie, visto che nei risultati di domenica scorsa ci sono "alcune piccole incongruenze". "A Stumpo dico che se vuole lo compro io uno scanner per mettere on line i verbali, per 9mila verbali bastano tre ore. Ce la fa anche Stumpo".
Non si fa attendere la replica del Garante, Luigi Berlinguer che sottolinea come le regole siano state approvate all'unanimita', rappresentanti di Matteo Renzi compresi, il 15 ottobre scorso e non si cambiano in corsa. ''Una volta iniziata la partita le regole non si possono cambiare tra il primo e il secondo tempo - mette in chiaro il presidente del collegio dei Garanti delle primarie - Questo non è un principio derogabile, e' l'architrave della certezza del diritto''. Berlinguer rende onore allo ''straordinario lavoro dei centomila volontari'' che insieme alla ''chiarezza delle nostre regole ha consentito lo svolgimento regolare delle operazioni di voto e di scrutinio di fronte all'affluenza di oltre 3.100.000 votanti, come testimoniano i verbali approvati all'unanimita' in ogni parte d'Italia. Verbali che il Collegio dei Garanti mettera' a disposizione di tutti i cittadini con la pubblicazione on line sul sito www. primarie italiabenecomune.it''.
Forte della posizione del Garante, nette le parole di Bersani che chiude alla possibilità di cambiamenti per chi vorrà registrasi al secondo turno. "Ci sono delle regole che abbiamo approvato, il regolamento è stato votato da tutti all'unanimità. Non si cambiano le regole in corsa. Non intendo trattare un cambiamento delle regole con Renzi o altri''. Il segretario definisce una ''stupidaggine'' l'idea che se tanta gente va a votare rischia la sconfitta. ''Io ho preso tanti voti nelle grandi citta' dove non contano gli apparati. Le primarie sono aperte ma non un porto di mare dove ognuno viene quando vuole".
No anche ad un altro confronto tv con Renzi, dopo quello su Rai1 di domani sera. ''La Tv è importante ma non è mica tutto. Non rinuncio a un incontro su una sitazione difficile per una ospitata Tv. Dobbiamo darci una misura''.
Non ci sta poi Bersani a essere dipinto come ''uno che non sa cambiare''. ''Portate fatti, prove. Questo non l'accetto. Non mi offendo se Renzi mi da' del catenacciaro, ma io ho fatto la cancellazione del piccolo commercio da mattina a sera. Posso fare il centrocampista ma se mi mettono sull'ala corro. Questa idea che non sarei quello del cambiamento mi suona falsa, dove sono stato ho sempre cambiato. Magari non l'ho detto ma l'ho sempre fatto".
In vista del ballottaggio il segretario punta sull'appoggio del Governatore Vendola. "Stiamo vedendo di fare una iniziativa assieme, penso sia disponibile anche lui, una cosa nel Mezzogiorno, forse a Napoli". Mentre per il dopo chiude a Di Pietro: "Idv ha fatto una scelta chiara, politica, legittima. Un ritorno dell'alleanza con Idv mi pare molto improbabile".

27 novembre 2012

Natale 2012 sotto il segno dell'austerity, niente regali per il 13,7% degli italiani

A un mese dalle festività Natalizie, prevale tra le famiglie italiane un sentiment di "preoccupazione". Quasi sette italiani su dieci, infatti, ritengono che il Natale 2012 risentirà fortemente della grave crisi economica in atto. A questo clima di scarsa fiducia, si associa l'aumento della percentuale di coloro che non faranno gli acquisti per i regali, passando dall'11,8% del 2011 al 13,7% del 2012, anche se resta comunque molto elevata, 86,3%, la quota di chi, invece, i regali continuerà a farli. Questi i primi risultati di un'indagine sulle intenzioni di acquisto e il sentiment degli italiani a un mese dal Natale 2012 realizzata da Confcommercio in collaborazione con Format Ricerche.
Stando all'indagine di Confcommercio, inoltre, se per la metà degli italiani i regali di Natale rappresentano una spesa piacevole da affrontare, diminuisce la percentuale di chi considera questo tipo di acquisti una spesa di cui farebbe volentieri a meno (dal 42,5% al 31,2%), come a dire che aumentano coloro che cercano di compensare un minore investimento economico con un maggiore investimento emotivo, di autogratificazione.
Rispetto all'anno scorso, rileva Confcommercio, si registra in particolare l'aumento del canale Internet (+15,0%) per l'acquisto dei regali, diminuisce invece la propensione all'utilizzo de outlet (-13,9%).
Infine, sono sempre i familiari più stretti i principali destinatari dei regali (per il 50,2%), mentre al secondo posto, prima di parenti, amici e colleghi di lavoro, il 41,4% ha dichiarato che il regalo lo farà a se stesso.

 

Crisi, Inps: potere acquisto famiglie -5,2% Gli assegni sociali salvano i redditi

 Il potere d'acquisto delle famiglie, durante la crisi, si e' ridotto del 5,2%. La contrazione e' stata dell'1,4% nel 2008, del 2,5% nel 2009, dello 0,4% nel 2010 e dello 0,9% lo scorso anno. E' quanto emerge dalle tabelle contenute nel bilancio sociale dell'Inps. Secondo i dati dell'Istituto, elaborati dall'Adnkronos, i redditi lordi primari del 2007 sono rimasti invariati rispetto al 2011 (rispettivamente 1.163 miliardi di euro e 1.165 miliardi di euro); il reddito complessivo dimostra invece un incremento del 3,3%, grazie alle prestazioni sociali.
I redditi familiari ammontano, complessivamente, a 1.529 miliardi e si dividono in: redditi primari (1.165 miliardi), che si sommano a 219 miliardi di prestazioni sociali distribuite all'Inps (pensioni, trattamenti temporanei e altro), 119 miliardi di altre prestazioni sociali erogate da altri soggetti e 26 miliardi di altri trasferimenti vari. Una volta detratti contribuenti e imposte la somma effettivamente a disposizione delle famiglie e' scesa a 1.053 miliardi.
I redditi primari sono quindi passati dal 78,5% del totale nel 2007 al 76,2% del 2011, mentre le prestazioni sociali sono passate dal 21,5% al 23,8%. La situazione delle famiglie, quindi, avrebbe potuto essere ''ben piu' grave senza l'intervento compensativo delle prestazioni sociali'', osserva l'Inps.
Il reddito delle famiglie consumatrici, senza considerare l'effetto dell'inflazione, dal 2008 al 2011 e' aumentato di 5 miliardi di euro (+0,4%); il potere d'acquisto si e' pero' ridotto di 38,6 miliardi (-3,7%). Il reddito primario lordo disponibile in tre anni e' sceso di 23 miliardi, mentre in termini di potere d'acquisto si registra un crollo di 70,5 miliardi (-6,7%). Secondo le stime dell'Inps le prestazioni sociali hanno consentito di recuperare il 20% della caduta del reddito primario delle famiglie.
Il pagamento dell'assegno al nucleo familiare, secondo le stime dell'Istituto, nel 2011 spetta a circa 1,4 milioni di pensioni previdenziali, per un importo complessivo annuo di 785 milioni di euro. Piu' di un assegno su due va ai trattamenti di vecchiaia (57%), che vengono riscosse soprattutto dagli uomini (76%). Oltre la meta' degli assegni (53%) e' erogata al Sud e Isole, il 30,2% al nord e il 17% al centro.

I consumatori hanno perso la fiducia: dati Istat mai così male dal 1996

In novembre l'indice del clima di fiducia dei consumatori in base 2005=100 diminuisce da 86,2 a 84,8. E' il livello più basso dal 1996, anno di inizio rilevamenti. Diminuiscono sia la componente riferita al clima economico generale (da 71,5 a 69,4 l'indice), sia quella personale (da 91,0 a 90,9). Lo comunica l'Istat. Aumenta l'indicatore del clima corrente (da 91,9 a 92,3) mentre quello riferito alla situazione futura e' in diminuzione (da 78,2 a 75,2).
Migliorano i giudizi sulla situazione economica dell'Italia (da -136 a -133 il saldo), mentre le aspettative future peggiorano (da -59 a -64). Le attese sulla disoccupazione sono in aumento (da 108 a 114 il saldo). Le opinioni e le attese sulla situazione economica della famiglia peggiorano (da -71 a -75 e da -33 a -35 i rispettivi saldi). Il saldo dei giudizi sul bilancio familiare diminuisce (da -24 a -25), mentre, sia le opportunita' attuali di risparmio che le possibilita' future registrano un miglioramento (da 135 a 143 e da -95 a -94 i rispettivi saldi). I giudizi sull'opportunita' all'acquisto di beni durevoli risultano stabili (-111 il relativo saldo). A livello territoriale il clima di fiducia aumenta lievemente nel Mezzogiorno, mentre diminuisce nel resto del Paese.



L'orgoglio di Draghi: "L'intervento della Bce ha evitato il disastro"

La Bce "ha reagito in modo proattivo" alla crisi e con il programma di acquisto di titoli sovrani ha evitato "scenari disastrosi". Lo dice il presidente della Bce, Mario Draghi, parlando a Francoforte al 'Frankfurt European Banking Congress'. "Siamo riusciti a calmare le tensioni, abbiamo evitato una stretta creditizia che altrimenti avrebbe avuto gravi conseguenze per l'economia della zona euro, l'occupazione e la stabilita' dei prezzi", dice nel suo discorso. "Questo e' stato il motivo per il quale la Bce ha deciso che l'azione era essenziale" e che serviva "una protezione credibile contro scenari disastrosi". Questo ha portato l'annuncio di operazioni monetarie Omt, il piano d'acquisto dei bond per abbassare gli spread. In questo senso, continua Draghi, la Bce "ha mostrato determinazione e lungimiranza nell'affrontare le sfide nell'ambito del mandato della situazione economica e finanziaria, in modo da contribuire alla stabilita' dell'economia dell'area dell'euro nel suo insieme".
C'e' un cauto "ritorno di fiducia nelle prospettive dell'area euro. I governi della zona euro devono continuare a portare avanti le riforme strutturali a livello nazionale". Il ritorno della fiducia, spiega Mario Draghi, "e' giustificata, ma si basa su tre cose: In primo luogo, dato che il ritorno della fiducia era legato in parte all'annuncio dell'Omt (il piano d'acquisto dei bond, ndr), vorrei rassicurare i mercati finanziari che siamo pronti ad attuare questo programma, come e quando richiesto". In secondo luogo, "i governi dell'area dell'euro devono continuare a perseguire le riforme strutturali a livello nazionale. Questo e' essenziale per recuperare competitivita'" e per "gettare le basi per una crescita sostenibile ed equilibrata in futuro". In terzo luogo, a livello europeo, insiste il presidente della Bce, "i leader devono seguire con determinazione il loro impegno a fare le riforme istituzionali necessarie per completare l'unione economica e monetaria". Questo e' cio' che serve per "ripristinare completamente la stabilita' nel nostro continente".

Monti: ''Contro l'evasione fiscale è guerra. Elezioni? Dibattito non sia solo sui leader''

Con il contrasto all'evasione fiscale voluto dal governo Monti ''siamo andati ai margini dell'infrazione della privacy, ma a livello fiscale siamo in uno stato di guerra ed è impossibile una pace tra cittadini e Stato se non viene ruvidamente contrastato il fenomeno dell'evasione''. Lo ha detto il presidente del Consiglio Mario Monti, intervenendo a Milano agli Stati generali della Cida.
Nel negoziato fra Italia e Svizzera sui patrimoni esportati oltre confine ''ci poniamo dei paletti'', perché non ci siano o siano molto limitate forme di condono'', ha poi chiarito spiegando: ''Anche noi siamo stati tentati di fare condoni in un campo o nell'altro e avremmo avuto anche più attenuanti morali e civili rispetto a governi che non avevano l'urgenza'' di intervenire per risanare le finanze pubbliche.
A proposito della crisi greca, in apertura del suo intervento, Monti ha riferito di avere avuto una conversazione telefonica ''con il cancelliere Merkel in vista dell'incontro dell'Eurogruppo sul caso Grecia'', in cui i ministri delle Finanze della zona Euro dovranno stabilire se il debito di Atene è sostenibile. Una decisione che aprirà la strada al via libera alla nuova tranche di aiuti alla Grecia.
L'Italia ''sta contribuendo alla soluzione di crisi finanziaria altrui senza essere al centro delle preoccupazioni del mondo come lo era qualche tempo fa''. Cosi' il presidente del Consiglio, Mario Monti, nel suo intervento agli Stati generali della Cida a Milano. ''La discontinuita' causata dalla crisi -ha aggiunto- e' talmente profonda che serve uno sforzo collettivo per ripartire''. Poi, parlando del prossimo esecutivo, il premier ha sottolineato: ''Mi auguro che chi governerà l'Italia in futuro sappia esercitare una forza convincente in Europa che deriva dal modo in cui si adempie in casa propria alle regole europee''. ''Non esiste uno sviluppo delli''Italia fuori dall'Europa'', ha aggiunto Monti.
Il presidente del Consiglio ha espresso l'augurio che ''le prossime elezioni siano l'occasione per un dibattito a fondo e comprensibile non solo sulle leadership, che hanno un che di competitivo e sportivo''. Per Monti ''questa è la crosta del problema'', ma quello ''che conta veramente è cosa si farà con il potere grande che il Parlamento e il governo hanno. Spero - ha ribadito - che questo emerga sempre di più nel dibattito''.
Monti ha poi sottolineato che con le prossime elezioni politiche ''come cittadini affronteremo tutti un momento importante per la definizione del futuro dell'Italia nei prossimi 5 anni''.
Il presidente del Consiglio ha spiegato che quello ''che è più rilevante è che si sarebbe potuto fare di più, ma non si potrà fare di più in futuro, soprattutto se verrà meno la spinta dell'emergenza, che è sgradevole ma che spinge ad agire, se non cambierà la cultura economica e politica del Paese''.
Nel suo intervento, Monti ha detto che rispetto alle proposte del suo governo ''il Parlamento in diversi punti ha portato dei miglioramenti, ma c'è stato un carico pesante di resistenze a livello individuale e di gruppi''.
Il premier infine ha scherzato sulla fragilità del suo esecutivo al momento della nascita. ''All'inizio - ha dichiarato - era temerario pensare che il governo potesse durare 15 mesi'' e che ''l'oggetto elettrico più menzionato era quello della spina elettrica''. Ma, ha aggiunto il premier, ''a volte le spine sono dure da inserire e da togliere''.


Napolitano: "Allo scadere del mandato siamo tutti sostituibili"

"Un cardine della normalita' del sistema democratico e' che allo scadere del mandato tutti siamo sostituibili ed e' questa da parte mia una serena prova di fiducia nelle istituzioni e nel Paese". Lo dice il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al Quirinale per la consegna delle insegne di Cavaliere dell'ordine 'al merito del lavoro'.
"Voglio concludere con un'urgente raccomandazione: e' necessario un largo e responsabile sforzo per una costruttiva conclusione della legislatura". "Abbiamo davanti settimane dense di impegni in Parlamento- esorta- si evitino passi falsi, si evitino passi indietro che rischierebbero di appannare quella ripresa di fiducia, di credibilita' e dignita' nell'Italia che ho toccato con mano incontrando", nei giorni scorsi, "diversi capi di stato e recandomi in visita in Francia". Una ripresa di fiducia e credibilita' verso il nostro Paese, sottolinea Napolitano, che ho potuto toccare con mano, "traendone motivi di soddisfazione" e "che sento di dover condividere con tutti gli italiano esposti a sacrifici e difficolta' con alto senso degli interessi generali e del futuro del paese".



Parte la corsa verso il ballottaggio Bersani avanti di 9 punti su Renzi

Il giorno dopo il primo turno delle primarie del centrosinistra, con Pier Luigi Bersani avanti di 9 punti su Matteo Renzi, parte la corsa al ballottaggio di domenica prossima. Secondo i dati ufficiali, il segretario del Pd ha ottenuto, con lo scrutinio di 9361 su 9365 seggi, il 44,9% delle preferenze con 1.393.900 voti, mentre il sindaco di Firenze si è fermato al 35,5% con 1.103.790.
Nichi Vendola si è attestato sul 15,6 per cento con 485.158 44.030 voti, seguito da Laura Puppato con il 2,6 e 80.600 voti. Infine, Bruno Tabacci con l'1,4% e 44.030 voti. Il totale dei votanti è stato di 3.107.568 voti. Archiviato il primo turno, scoppia la polemica sui dati definitivi, arrivati nel pomeriggio, e sulle regole del ballottaggio. In mattinata il comitato di Renzi, in base ai dati acquisiti dai propri rappresentanti di lista, parlava ancora di un distanza tra i due candidati non di 9 ma di 5 punti.
''I dati ci consegnano un distacco con Bersani colmabile", ha sottolineato Renzi. ''Che siano 5 o 9 i punti di distacco, la partita è aperta'', ha detto ancora. "Chiediamo di mettere online i verbali e non gli aggregati delle segreterie provinciali - ha poi aggiunto - naturalmente lo diciamo senza mettere in dubbio la correttezza di nessuno ".
A chiarire le regole per il ballottaggio è il presidente dei Garanti Luigi Berlinguer, che spiega: "La causa della mancata registrazione" al primo turno delle primarie "dovrà essere valutata" dagli uffici elettorali provinciali. "Ci sarà un ufficio elettorale in ogni comune capoluogo di provincia perché la grande massa delle registrazione è già avvenuta. L'aspirante elettore andrà lì e il collegio della commissione elettorale si pronuncerà sulla base dell'attendibilità della motivazione", ha precisato Berlinguer ricordando che le operazioni saranno riaperte i prossimi 29 e 30 novembre.
Per quel che riguarda la richiesta avanzata da Renzi di mettere on line i verbali dei seggi, Berlinguer ha spiegato: "Abbiamo detto che lasciamo la massima pubblicità possibile, ma i verbali arrivano con corposa documentazione cartacea allegata. C'è una quantità di materiale tale che è un problema realizzare un'informatizzazione così completa".
Sull'esito del ballottaggio, Renzi si è detto fiducioso: "E' già passata la gioia di ieri sera, ci stiamo mettendo sotto convinti di potercela fare". ''Può accadere la grande impresa del cambiamento'', ha aggiunto. ''I risultati sono molto positivi, e sono particolarmente contento del clima. Ora bisogna andare a convincere i delusi del centrodestra, che possono essere coinvolti da noi'', ha detto Renzi.
Il ballottaggio sarà "un grande derby tra usato sicuro e innovazione", ha continuato. "Chi pensa che la classe dirigente di centrosinistra abbia fatto bene, credo faccia molto bene a scegliere Bersani - ha osservato -. Chi ha voglia di cambiare credo possa scegliere noi. Il ballottaggio è un aut aut: chi si accontenta voti Bersani ma chi vuole investire sul cambiamento può votare per noi".
Vendola si è impegnato a "non farmi vincere: questo non significa che il travaso dei suoi voti vada tutto su Bersani", ha detto Renzi. Anche perché "l'elettore di Vendola cerca il cambiamento ed è naturale che voglia una profonda rottura nel gruppo dirigente del centrosinistra".
"Non vogliamo sfasciare il Pd ma far vincere il Pd", ha poi sottolineato. "L'unico modo è quello di cambiare lo schema di gioco, qualche giocatore deve avere più coraggio nell'affrontare le partite - ha concluso il sindaco di Firenze -. Non stiamo proponendo di cambiare squadra o casacca ma di cambiare giocatori e allenatore".
Soddisfatto del risultato il segretario Bersani che ha rivendicato la scelta del doppio turno anche se il turno unico l'avrebbe visto trionfatore: ''L'ho voluto io il ballottaggio e se tutto quello che stiamo facendo ci fa crescere in questo modo, raddoppiando l'interesse su di noi, io ne faccio 7 di ballottaggi''.
"Io voglio dare questa cifra, questa indicazione fondamentale - ha sottolineato -: un cambiamento non a chiacchiere. Credo di avere esperienza e anche la determinazione per andare avanti in una strada di cambiamento di cui Paese ha bisogno. Il cambiamento va fatto con coraggio e bisogna saper dove mettere le mani".
Quanto al risultato personale ha evidenziato "un dato molto forte in tutte le grandi città, nel Sud, e ne sono orgoglioso. Io sono andato a vedere sia le sofferenze di quella grande parte del Paese sia le energie di riscossa. Nell'insieme è un risultato che per me è assai incoraggiante, guardo con fiducia all'appuntamento di domenica".
Ma dal giorno dopo il ballottaggio, ha assicurato con lo spirito di chi pensa sempre alla 'ditta', "saremo in condizione, assieme, di cominciare la strada che ci porta alle elezioni. Che saranno un passaggio storico".
Per questo, ha evidenziato, "Matteo ha un difettuccio che va corretto: dice 'noi' e 'loro'. Ma c'è solo 'noi', siamo tutti noi, siamo questa grandissima squadra. 'Loro' è Berlusconi, è la destra. Ora sono un po' in confusione, ma qualcosa faranno. Non ci mancheranno gli avversari".
Riguardo all'endorsement di Berlusconi a Renzi e alla convinzione espressa dal Cavaliere di poter battere Bersani qualora decidesse di tornare in campo, il leader Pd ha replicato ironico: ''Se la pensa così, che sia per lui una buona scelta, si presenti pure. Stavolta ce la vediamo. Questa volta non frega più gli italiani''.
Quanto alle alleanze in vista del ballottaggio, Bersani ha sottolineato: "Non stiamo aprendo tavoli o tavolini ma è chiaro, nelle cose che dico, che ci sono evidenti punti di assonanza e convergenza" con Vendola come sulla "centralità del lavoro e la precarietà".
l leader di Sel dal canto suo conferma che non sosterrà Renzi e annuncia che se Bersani vuole il suo sostegno dovrà convincere gli elettori che hanno votato per lui. "Dalla mia bocca - ha affermato Vendola - non uscirà il sostegno per Matteo Renzi che ha condotto la sua campagna elettorale in modo brillante ma ha occupato la scena con un equivoco di fondo: che il ricambio delle classi dirigenti, fosse semplicemente un ricambio ai vertici del Pd''.
''Pur descritto come un innovatore non esito a dire che Renzi rappresenta senza dubbio un modello di conservazione. Il mio non appoggio a Matteo Renzi, non comporta automaticamente un sostegno a Bersani", che, secondo il presidente di Sel, "dovrà convincere gli oltre 480 mila elettori che mi hanno votato ieri".
Appoggio al segretario Pd arriva intanto del candidato che ha preso meno voti, Bruno Tabacci: "Non è un mistero che con lui abbia maggiori affinità", ha spiegato.