31 marzo 2011

Napoli: presidente Industriali, serve progetto rilancio con iniziative concrete e fattibili

Un progetto di buona gestione della città per il rilancio di Napoli e della Campania in generale. Non iniziative eclatanti ma concrete e fattibili che restituiscano fiducia ai cittadini. Questo l'invito rivolto ai candidati sindaco di Napoli dal presidente dell'Unione degli Industriali, Paolo Graziano, in vista delle elezioni comunali nel capoluogo campano. Una sfida difficile per superare l'emergenza rifiuti, per recuperare le occasioni perse del passato e per dare alla città un piano di gestione della quotidianità.

E nella bolgia, il ministro Calderoli esulta: "Da oggi il federalismo è realtà"

"Evviva, da oggi il Federalismo diventa realta'. Questa riforma storica ed epocale, che trasforma un Paese centralista in uno federalista, si e' concretizzata questa mattina, in Consiglio dei ministri, dove e' stato approvato definitivamente il quinto decreto legislativo attuativo del federalismo fiscale, il decreto sul federalismo di Regioni e Province, decreto che la settimana scorsa aveva ricevuto il parere favorevole delle competenti commissioni parlamentari". Lo dice il ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli. "Si tratta- aggiunge- di una vera e propria rivoluzione copernicana, perche' da oggi il cittadino sapra' perche' paga un tributo, a chi lo paga, dove vanno a finire i suoi soldi e per quale servizio vengono utilizzati e pertanto potra' giudicare con la massima trasparenza, secondo la regola: 'Si paga per quel che fai, per quel che dai e non per quel che spendi'. Ancora una volta questo governo, grazie alla spinta propulsiva della Lega Nord, si e' dimostrato il governo del fare".

Lampedusa, via i primi 2.290 immigrati. Maroni: "Nessuno si tiri indietro"

Sono 2.290 gli immigrati di Lampedusa gia' identificati e imbarcati a bordo della nave passeggeri della compagnia Grimaldi Lines. Lo fa sapere una nota della Regione Sicilia. "Gli extracomunitari saranno trasferiti nel centro di accoglienza di Manduria, in provincia di Taranto- prosegue la nota- nell'isola, ora sono rimasti 3.931 immigrati, che aspettano di essere imbarcati dopo le operazioni di identificazione". Ci sono gia' due navi pronte per un secondo imbarco ormeggiate a Cala pisana e una terza in arrivo.

MARONI: "NON MI FACCIO CONDIZIONARE DALLA LEGA" - In un mese e mezzo sono arrivati sulle coste italiane "oltre 19 mila tunisini e circa duemila profughi dalla Libia, soprattuto eritrei e somali". "Abbiamo messo in campo uno sforzo terribile, il Viminale ha gestito tutto da solo, senza ritardi, senza incidenti, e ora stiamo gestendo la fase della realizzazione di nuovi siti in tempi brevissimi". Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, in conferenza stampa a Palazzo Chigi, si difende dalle "polemiche": "Io ho un approccio istituzionale, non mi faccio condizionare dalle campagne elettorali e dalle regioni dove governa la lega". Maroni chiede "il concorso di tutte le regioni. Atteggiamenti di rifiuto non possono essere giustificati, nessuno vuole i siti per l'accoglienza, ma la' dove saranno realizzati verranno garantite tutte le misure di sicurezza adeguate". Nessuno "puo' chiamarsi fuori. Il piano sara' illustrato domani, alla cabina di regia convocata per le 9, con gli Enti locali e le Regioni. Abbiamo individuato dei luoghi in tutte le regioni, escluso l'Abruzzo, sia per i profughi sia per i clandesitini". "Con questo piano- spiega- riusciamo a far fronte a nuove disponibilita' per 10 mila posti, con la speranza che non servano". Il ministro ricorda che ci saranno due tipi di centri, uno per i clandestini, che sono "trattenuti e poi rimpatriati", e uno per i profughi che invece sono in attesa di ottenere lo status di rifugiati e quindi possono restare in Italia per anni. Sui profughi Maroni ricorda di avere "un piano di emergenza concordato con le regioni dove il loro coinvolgimento diretto e' fondamentale per individuare piccole comunita'".BERLUSCONI CONTRO LA TUNISIA - "Il Cdm sta affrontando il problema dei rapporti con la Tunisia, perche' il governo di Tunisi aveva garantito che avrebbe fermato le partenze e questo invece non e' avvenuto". BERSANI: "NO AI MEGA-ACCAMPAMENTI" - "Siamo contrari alla strategia illusoria di creare dei mega-accampamenti, una strategia contraria alla normativa italiana e internazionale". Pier Luigi Bersani denuncia a Montecitorio la violazione da parte del governo dell'accordo raggiunto ieri sera con regioni ed enti locali sull'assistenza agli immigrati. "A quel che risulta ieri sera, non un mese fa, e' stata siglata un'intesa in base alla quale, anche gli immigrati che sono gia' in Italia" in conseguenza della crisi nel Maghreb "devono essere sistemati sulla base di piani concordati con le Regioni e gli enti locali. Dieci ore dopo, il governo fa dei mega-accampamenti che a giudizio delle Regioni non sono la soluzione. Se il governo vuole cosi', allora si prende la sua responsabilita'. Noi siamo pronti a collaborare- conclude Bersani- ma cosi' non ci stiamo".

28 marzo 2011

MEDIATRADE: BERLUSCONI, SARO' IN AULA ALTRE VOLTE

Silvio Berlusconi intende partecipare ancora alle udienze dei processi avviati nei suoi confronti a Milano. Lo ha assicurato lo stesso presidente del Consiglio durante il bagno di folla che si e' voluto concedere dopo aver partecipato all'udienza preliminare Mediatrade. Il premier ha fatto fermare il corteo di auto blu di fronte all'ingresso principale del palazzo di Giustizia di Milano, dove erano riunite alcune decine di militanti del pdl per esprimere la loro solidarieta'. Berlusconi ha stretto le mani ai suoi fedelissimi mentre la folla urlava: ''Silvio, Silvio''.

Il presidente del Consiglio alzandosi in piedi a salutare sul predellino della vettura, ha detto che l'udienza di oggi ''e' andata bene'', e ha assicurato: ''Saro' in aula alle prossime udienze''. Berlusconi non ha voluto chiarire se tema danni d'immagine nell'ambito del processo Ruby: ''Questo - si e' limitato a dire - e' un altro processo''.UDIENZA AGGIORNATA AL PROSSIMO 4 APRILE. L'udienza preliminare e' durata poco meno di tre ore e il gup, Marina Vicidomini, ha deciso che proseguira' il prossimo 4 aprile.L'udienza di oggi e' stata di carattere tecnico, con la richiesta di costituzione di parte civile presentata in modo provocatorio da Marco Bava, titolare di un'azione del Biscione acquistata nel 2003.STRETTA DI MANO BERLUSCONI-PM DE PASQUALE. Stretta di mano tra Silvio Berlusconi e il Pm Fabio De Pasquale. Secondo quanto si apprende in ambienti giudiziari milanesi, al termine dell'udienza preliminare Mediatrade, Berlusconi e il magistrato milanese da lui stesso definito ''famigerato'' non hanno mancato di scambiarsi il gesto di saluto.Una circostanza confermata dallo stesso Berlusconi: ''Ci siamo salutati'', ha sottolineato il Premier.

REDDITI: BERLUSCONI SEMPRE IL PIU' RICCO TRA POLITICI

Silvio Berlusconi si conferma il Paperon de' Paperoni dei politici. Il suo reddito imponibile nel 2009 (dichiarato nel 2010), e' ammontato a 40,8 milioni di euro contro i 23 milioni dell'anno precedente. E' quanto risulta dal Bollettino delle dichiarazioni patrimoniali dei deputati, consultabili oggi a Montecitorio.L'imposta netta che ha versato il presidente del consiglio e' stata pari a 17,5 milioni.Invariata la situazione delle partecipazioni azionarie e anche quella di autovetture e imbarcazioni. Per i beni immobili viene segnalata la vendita di una comproprieta' al 50% di un appartamento a Milano.Dopo Berlusconi, al primo posto tra i leader politici (oltre che tra i componenti il governo), c'e' a grande distanza, il Presidente della Camera e leader del Fli, Gianfraco Fini, che ha avuto un reddito imponibile di 186.563 euro. Seguono Francesco Rutelli dell'Api con 182.159 euro e il leader Idv, Antonio Di Pietro, con un reddito imponibile di 176.885 euro.

Il leader della lega e ministro delle riforme, Umberto Bossi, bel 2009 ha dichiarato un imponibile di 167.957 euro.Il piu' 'povero' risulta Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc, con 106.063 euro, preceduto dal segretario del Pd, Pierluigi Bersani con 137.013 euro.Tra i senatori e' Umberto Veronesi il piu' ricco.L'insigne oncologo, oggi presidente dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, ha segnato un reddito imponibile pari a 1.364.720 euro. Al secondo posto il senatore del Pdl Alfredo Messina con un reddito imponibile di 1.293.842 euro. Al terzo posto Raffaele Ranucci del Pd con 1.264.675 euro.Al quarto posto figura Salvatore Sciascia del Pdl con 1.041.493 euro di reddito imponibile nel 2009. Sciascia figura inoltre avere assunto la carica di sindaco effettivo per il triennio 2009-2011 delle societa' con sede a Segrate, holding italiana 2'-3'-4'-5'-8'. Risulta avere inoltre ceduto nello stesso anno 2009 3.500 azioni Mediaset.Al quinto posto figura il senatore del Pd Giovanni Enrico Carofiglio con 979.596 euro, seguito al sesto posto dal senatore Pdl e noto imprenditore romano Giuseppe Ciarrapico con 904.410 euro di reddito imponibile per il 2009.Al settimo posto c'e' il senatore a vita e presidente emerito della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, con 717.122 euro.All'ottavo posto il vicepresidente del gruppo Pdl al Senato, Francesco Casoli, con 609.425 euro di reddito imponibile. Il senatore Casoli nel 2009 risulta inoltre aver ceduto alcuni immobili siti a Jesi e un aeromobile I-Myom; ha inoltre acquistato un gommone Yamaha da 24 cv fiscali ed un ciclomotore Yamaha, oltre lo 0,51% della societa' Antares Private Equity e per 35.000 euro il 100 per cento della societa' austriaca Fly Fas GMBh.Al nono posto della classifica dei 10 piu' ricchi senatori figura Marcello Dell'Utri (Pdl) con 580.685 euro, mentre chiude la lista dei 10 senatori 'd'oro' Riccardo Conti (Pdl) con 553.301 euro.Infine, il presidente di Palazzo Madama, Renato Schifani, ha percepito un reddito imponibile pari a 229.918 euro.

DA CASELLI (PDL) SOLIDARIETÀ A BERLUSCONI OGGI IN TRIBUNALE PER IL PROCESSO MEDIATRADE

"Vorrei esprimere solidarietà al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che, dopo otto anni, è tornato in un'aula di tribunale a Milano per l'udienza preliminare per uno dei processi a suo carico". Senatore del Pdl eletto in Sud America e responsabile del settore italiani nel mondo del partito, Esteban Juan Caselli commenta il ritorno del Premier in un’aula di tribunale, avvenuta oggi a Milano, per il processo Mediatrade. "Si legge dai giornali – prosegue Caselli – che, all'uscita della sede giudiziaria, è stato subito circondato da manifestanti che hanno voluto sostenere il premier dopo l'ennesima prova alla quale è stato sottomesso. La sua presenza di oggi, davanti al tribunale di Milano, sottolinea l'atteggiamento di collaborazione tenuto dall'onorevole Silvio Berlusconi nei confronti della magistratura, malgrado lui ritenga che le accuse siano "infondate e ridicole". Pur avendo in agenda numerose attività di governo, dalla crisi libica all'emergenza profughi ad essa connessa, non si è trincerato dietro il "legittimo impedimento"".

"Avanti presidente Berlusconi!", scrive Caselli che esorta il Premier a "lavorare senza distinzione di colore politico o religione. Sono con te insieme a tutto il Popolo della libertà. Infine, adoperando le parole di Giovanni Paolo II all'inizio del suo pontificato quando disse "non abbiate paura", vorrei invitare tutti i colleghi parlamentari e tutti i membri del governo ad appoggiare pubblicamente il Premier".

27 marzo 2011

IMMIGRATI: D'ALEMA, GOVERNO INCAPACE MA CON INTERESSE A DRAMMATIZZARE

Secondo Massimo D'Alema la confusione che si e' creata a Lampedusa e' il frutto un po' per incapacita' organizzativa e un po' per ''interesse a drammatizzare''.L'ex ministro degli Esteri, oggi presidente del Copasir, ne ha parlato intervenendo alla Prima Conferenza nazionale del Pd sull'immigrazione.''Secondo la mia opinione -ha affermato D'Alema- non si tratta solo di incapacita', perche' da parte del governo c'e' interesse a drammatizzare: Questa immagine di persone che si accalcano...Sono immagini che servono a determinare un clima di paura, una sensazione che siamo invasi''.Ma per D'Alema la tesi dell'invasione contrasta con la realta' dei numeri: ''un Paese di 60 milioni di abitanti, un paese che e' tra i piu' ricchi del mondo, dovrebbe essere in grado di accogliere 15-20.000 persone. Si tratta -ha aggiunto- di ospitare un numero di persone limitato e un grande Paese come l'Italia dovrebbe poterlo fare in modo ordinato, civile, senza che questo debba rappresentare un problema''.

GIAPPONE: CRESCE LA PAURA DI RADIAZIONI, OLTRE 10 MILA MORTI CERTI


Cresce la paura radiazioni in Giappone: ieri alcuni tecnici sono rimasti ustionati nel tentativo di raffreddare i reattori nella centrale nucleare di Fukushima e in queste ore lattuga contaminata e' stata trovata in un mercato giapponese, proveniente da una fattoria di Koga, nella prefettura di Ibaraki, che confina con Fukushima. Lo riferiscono funzionari governativi. Il ministero della Salute ha reso noto che il livello di iodio radioattivo della verdura si aggira intorno ai 2.300 becquerel per chilogrammo, al di sopra della soglia limite dei 2.000.''E 'deplorevole la notizia che numerosi prodotti alimentari contengono livelli di radioattivita' al limite'', ha dichiarato il portavoce del governo nipponico, Yukio Edano, nel corso di una conferenza stampa, precisando tuttavia che ''le verdure contaminate non costituiscono una minaccia immediata per la salute umana''.

Intanto la prefettura di Chiba raccomanda che i bambini non bevano acqua del rubinetto. Le autorita' locali hanno lanciato l'appello in seguito alla notizia di un impianto per il trattamento delle acque risultato contaminato. Stamane l'agenzia giapponese per la sicurezza nucleare ha riferito che il tasso di iodio radioattivo nel tratto di mare nei pressi della centrale di Fukushima e' 1250 volte superiore alla norma. Un portavoce dell'agenzia ha perfino avvertito che ''se si bevono 50 centilitri di acqua corrente con questa concentrazione di iodio si raggiunge nel corpo il limite naturale che si puo' assorbire''. La Tepco ha invece reso noto che ha iniziato l'iniezione di acqua dolce nel cuore del reattore numero 2 per aumentare l'efficienza del raffreddamento.Mentre sale a 10.151 morti e 17.053 dispersi il bilancio del terremoto/tsunami che ha devastato le coste orientali nipponiche. La stima e' data dalla polizia nazionale, che parla di 240.000 rifugiati in 1.900 centri di evacuazione.Oggi 17 camion di aiuti umanitari sono giunti a Sendai e il commissario europeo per gli aiuti umanitari, Kristalina Georgieva, si e' recato in visita in Giappone, in occasione della consegna di 70 tonnellate di aiuti, tra cui materassi , sacchi a pelo e coperte, inviati dall'Unione Europea alla popolazione nipponica. ''Ho visitato la citta' di Kita-Ibaraki. Lo tsunami ha distrutto villaggi di pescatori, ospitati temporaneamente nelle scuole elementari'' della citta', ha detto Georgieva all'Afp, precisando che ''i rifugiati, compresi bambini e anziani, sono ben organizzati, hanno il morale alto e non si lamentano'' dei disagi.

Papa: disoccuppazione mina la societa'

La ''disoccupazione'', denuncia il Papa, mina la stabilita' sociale e il bene comune: ''il lavoro e' un elemento fondamentale sia della persona umana che della societa'''. Benedetto XVI lo ha detto nell'udienza a circa 8.000 pellegrini della diocesi di Terni, ricordando anche la ''angoscia'' delle famiglie per la ''precarieta''' del lavoro dei giovani. e ''il problema che oggi vi preoccupa, soprattutto quello della disoccupazione''.

Il Papa ed il lavoro: dichiarazione di Luigi Angeletti, Segretario generale UIL

Desideriamo ringraziare vivamente il Santo Padre per la sua attenzione ai problemi del lavoro e dell'industria del nostro Paese, con particolare riferimento alla realta' ternana. La sua paterna sollecitazione e', al tempo stesso, un monito e un incoraggiamento. Il lavoro e' un valore universale che coinvolge la persona in tutto il suo essere. E il lavoro nasce dallo sviluppo. Siamo chiamati, tutti, dunque, ognuno per la propria parte, a rafforzare il nostro impegno su questo terreno.

Federalismo fiscale: per ora solo aumenti di tasse. Persa un'occasione per riformare i livelli istituzionali.

Il via libera al decreto attuativo sul fisco regionale e provinciale, che completa il futuro assetto del fisco federale, per ora contiene soltanto ipotesi di aumenti della pressione fiscale, seppur rinviati negli anni. È positivo il fatto che siano sati scongiurati aumenti dell’IRPEF regionale già da quest’anno. Tuttavia è penalizzante per i redditi da lavoro dipendente e da pensione l’abbassamento della soglia a 15 mila euro per evitare aumenti delle addizionali superiori all’1,4%. Il Decreto, che sembra recepire l’intesa con le Regioni apre un altro problema: l’entità del finanziamento della cassa integrazione in deroga per l’anno in corso. Infatti le risorse stanziate rischiano di non essere sufficienti a garantire questo importante ammortizzatore sociale in una fase di crisi, che ancora pesa sul nostro sistema produttivo. Per la UIL, infine, con queste normative si è persa un’occasione per ammodernare il nostro sistema istituzionale decidendo “chi fa cosa” tra Stato e Autonomie. Sarebbe stata questa l’occasione per “costringere” tutte le Istituzioni a fare una cura dimagrante degli eccessivi costi della politica ma, purtroppo, il segnale che viene dal via libera all’aumento degli assessori nei grandi Comuni o dal possibile proliferare di nuovi Sottosegretari, sembra indicare una strada sbagliata.

Giustizia: Casini, forzature da governo

Per il leader dell'Udc Pier Ferdinando casini in tema di riforma della Giustizia dal governo 'vengono solo forzature'. 'Noi chiediamo al governo solo e semplicemente di mantenere fede alle sue parole - ha detto -. Hanno detto di voler fare la riforma con l'opposizione e noi abbiamo risposto affermativamente ma tutti i giorni c'e' una forzatura dopo l'altra'. 'Le ossessioni giudiziarie di Berlusconi - ha concluso - non portano alla riforma giudiziaria che interessa i cittadini'.


22 marzo 2011

Conclusa a Cordoba l’esperienza di 10 studenti del Liceo artistico “Diego Bianca Amato” di Cefalù

Sono rientrati a Palermo domenica scorsa i 10 ragazzi siciliani coinvolti nel progetto di “Scambio culturale tra giovani di origine italiana residenti nella provincia di Cordoba e giovani residenti nella Regione Sicilia” realizzato dall’Istituto Regionale Siciliano Fernando Santi con il finanziamento del Dipartimento della gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri assegnato attraverso il “Bando per la presentazione di progetti finalizzati alla realizzazione di percorsi di arricchimento curriculare ed approfondimento linguistico e professionale all’estero per giovani residenti in Italia e, al contempo, in Italia per giovani italiani residenti all’estero”.
Il progetto, presentato in collaborazione con l’associazione Famiglia Siciliana e la Scuola superiore di ceramica “Fernando Arranz”di Cordoba, in Argentina, ha coinvolto gli studenti del Liceo artistico statale “Diego Bianca Amato” di Cefalù e dell’Istituto Regionale Siciliano Fernando Santi che dal 14 al 17 marzo hanno proseguito a Cordoba la produzione di manufatti ceramici ispirati alla cultura aborigena dell’America del Sud.
In particolare, lunedì 14 marzo, hanno progettato le decorazioni da applicare sui manufatti ceramici e nel pomeriggio hanno preparato i colori da utilizzare per le decorazioni partendo dai pigmenti terrosi e minerali con l’aggiunta di acqua. Martedì 15 marzo, nel corso della mattina, hanno visitato invece lo spazio espositivo della “Ciudad de las artes”, dove è stata allestita una mostra con i lavori dei docenti ceramisti dell’Istituto, che aveva come tema la produzione ceramica in serie. Mercoledì 16 marzo gli studenti hanno applicato le decorazioni tramite pittura e successiva incisione mentre il giorno successivo si è proceduto con la cottura dei manufatti realizzati, poi lucidati e sottoposti al processo di affumicamento utile ad ottenere la tipica patina nera, pratica che simula la tecnica di produzione utilizzata dagli aborigeni comechingones.
Studenti e docenti del corso di ceramica precolombiana hanno poi concluso le attività riflettendo insieme sull’esperienza maturata nell’arco delle due settimane.

Al Consolato generale di Buenos Aires l’avvio del sistema di ricevimento del pubblico su appuntamento

Il Consolato generale d’Italia a Buenos Aires dal 4 aprile 2011 in poi riceverà il pubblico solo su appuntamento fissato online o telefonicamente per tutti i settori tranne quello dell’assistenza.
Un sistema adottato per ridurre i tempi di attesa alle sportello garantendo il disbrigo di ciascuna pratica entro un tempo massimo di un’ora e mezzo dall’ingresso in Consolato – si legge nella nota informativa diffusa in proposito. Ciò avverrà senza ridurre il numero medio di utenti che settimanalmente accedono ai servizi consolari – prosegue la nota - e continuando a garantire una corsia a parte per i casi di effettiva emergenza. Il corretto funzionamento del sistema impone la massima puntualità: ritardi superiori ai 10 minuti comporteranno la cancellazione dell’appuntamento.
E’ possibile prenotarsi già da oggi attraverso il sito internet: www.consbuenosaires.esteri.it.
Chi non dispone di connessione Internet potrà farlo telefonicamente chiamando un numero dedicato a ciascun settore in determinate fasce orarie: dalle 11.00 alle 12.00, al numero 011 4114 4743, per il settore Notarile/Studi/Pensioni; dalle 12.00 alle 13.00, al numero 011 4114 4730, per l’Ufficio Visti; dalle 13.30 alle 14.30, al numero 011 4114 4731, per il settore Stato Civile/Anagrafe/Richiesta Passaporto.
Si ricorda che l’appuntamento è gratuito, individuale e personale e non può essere ceduto o scambiato.

21 marzo 2011

FEDERALISMO: NAPOLITANO, SUPERARE IL BICAMERALISMO PERFETTO

La riforma federale dello Stato va completata ''attraverso il superamento del bicameralismo perfetto''. Lo ha sottolineato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che durante il suo intervento all'Universita' dell'Insubria di Varese ha ripercorso i primi 150 anni dello Stato unitario italiano parlando di un ''cammino talmente tormentato e lungo che ora abbiamo il dovere di concluderlo con coerenza nello spirito di un'evoluzione in senso federalistico del nostro sistema delle autonomie e del nostro stato democratico''.Un risultato, secondo Napolitano, raggiungibile soltanto ''attraverso il superamento di quel bicameralismo perfetto che richiede di essere superato perche' possa esserci, anche nel vertice dello Stato, una conclusione coerente di questa evoluzione su cui all'inizio di questa legislatura sembrava esserci una cosi' ampia convergenza''

IMMIGRATI: SBARCHI SENZA SOSTA A LAMPEDUSA


Non si arresta a Lampedusa l'ondata di sbarchi di nordafricani. Dalle 12 di ieri fino alle 9 di questa mattina sono sbarcati circa 1600 immigrati.Questi i numeri forniti dalla Guardia Costiera che costantemente monitora gli arrivi sulle coste italiane.L'ultimo arrivo sull'isola, spiega la Guardia Costiera, e' stato registrato intorno alle 9 di questa mattina. Sono sbarcati altri 93 tunisini recuperati dalla motovedetta 878 della Guardia Costiera.Nella notte invece sempre a Lampedusa circa 450 immigrati sono approdati con 5 barconi, incrementando il numero dei migranti, circa 5 mila, presenti sull'isola.Sarebbero cosi' a quota 4.800 gli immigrati giunti sull'isola.Un accorato appello alle istituzioni e' stato lanciato dal parroco dell'isola, don Stefano Nastasi. ''Continuano gli sbarchi di fratelli migranti, ma non con la stessa velocita' con la quale arrivano le risposte alla comunita' di Lampedusa e ai migranti in cerca di speranza - ha detto -. Tace ufficialmente il governo che opera unicamente tramite i suoi organi periferici ma non ascoltando le richieste della popolazione dell'Isola di Lampedusa''. ''La popolazione - ha concluso il parroco - ha bisogno di risposte concrete e di presenze reali. L'assenza degli uomini di governo e' stata ed e' grave. Siamo non l'ultimo lembo d'Italia, ma la prima porta del mediterraneo

Berlusconi: "I nostri aerei non hanno sparato e non spareranno"

"Per noi è essenziale la chiara definizione della missione limitata alla no fly zone, all'embargo, alla protezione di civili". Lo ha detto Silvio Berlusconi intervenendo a Torino. Il premier ha auspicato che "il comando operativo passi alla Nato e comunque ci deve essere un coordinamento diverso da quello che c'è oggi". "I nostri aerei non hanno sparato e non spareranno", ha poi aggiunto precisando che "i nostri aerei sono lì per il pattugliamento e per garantire la no-fly zone".
Il governo, ha spiegato ancora Berlusconi, sta sollecitando iniziative umanitarie "per quanto riguarda le popolazioni civili e anche, nel nostro interesse per prevenire gli esiti migratori". Dalla Libia "sono già fuggiti quasi 300 mila cittadini che libici non sono e si sono ritrovati in Tunisia e in Egitto - ha detto - Siamo stati il primo Stato ad inviare un'azione umanitaria sul posto con tende per circa 12 mila persone e abbiamo offerto cure mediche. Crediamo che anche gli altri Stati debbano fare la loro parte e partecipino attivamente".

Il premier ha dunque sintetizzato la posizione del governo italiano in merito al comando Nato. Una posizione espressa oggi sia dal ministro degli Esteri Franco Frattini, sia dal collega della Difesa Ignazio La Russa. In una conferenza stampa a Bruxelles, il titolare della Farnesina ha dichiarato che nel caso in cui non si arrivasse ad un accordo sul comando Nato per l'operazione "Odissea all'alba", l'Italia potrebbe decidere di assumere "la responsabilità del controllo sulle proprie basi".
"Noi faremo valere il principio per cui siccome le responsabilità ricadono in capo a tutti, il comando deve essere unico. Se il comando ed il controllo di ciò che accade in una base italiana è sotto la Nato io sono tranquillo, se c'è un frazionamento la conclusione potrebbe essere diversa", ha sottolineato Frattini. "Non posso pensare che ci siano comandi che potenzialmente interpretano a modo loro la risoluzione 1973 delle Nazioni Unite", ha osservato ancora Frattini, dicendo tuttavia di "auspicare una risposta positiva tra domani e dopodomani per il coordinamento" da parte dell'Alleanza atlantica.
Appena arrivato a Bruxelles, Frattini ha ricordato che "l'Italia ha accettato di far parte della coalizione per arrivare alla cessazione delle violenze e per proteggere i civili. Non ci deve essere una guerra contro la Libia, ma ci deve essere la piena attuazione della risoluzione 1973 dell'Onu, vogliamo implementare il cessate il fuoco, insieme alla Lega araba, senza andare oltre la stretta applicazione della risoluzione".
Della necessità di un comando alla Nato aveva parlato anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa al termine del Consiglio dei Ministri. "Riteniamo che il comando delle operazioni per l'applicazione della risoluzione sia opportuno che passi alla Nato - ha spiegato La Russa - perché la linea di comando della Nato è collaudata e perché gli assetti sono già prestabiliti, determinati, di più sicuro e utile impatto e perché il controllo della qualità degli interventi rispetto alle prescrizioni della risoluzione avverrebbe in maniera più chiara e trasparente".
Per il ministro "non importa poi come all'interno della Nato si stabilisca esattamente di ripartire i compiti, ma il nostro desiderio, non di facile ottenimento, è che passi alla Nato, come si sono espressi gli inglesi, i canadesi e in maniera meno decisa gli stessi Stati Uniti".
Il titolare della Difesa ha ribadito che l'intervento "durerà fintanto che sarà necessario proteggere il popolo libico, non altri obiettivi. Non c'è nella risoluzione l'obbligo di dare la caccia a Gheddafi, noi dobbiamo proteggere il popolo libico da pericoli che derivano dall'azione militare che il governo di Gheddafi aveva avviato nei confronti di una cospicua parte dei cittadini della Libia". "Naturalmente - ha aggiunto La Russa - questo comporta anche la stabilità dell'area e la tutela dei nostri interessi".
Sul fronte della politica interna, nessuna incomprensione col Carroccio. ''La Lega ha espresso una posizione senza frapporre particolari ostacoli - ha detto La Russa - . Quando c'è la chiarezza e la lealtà, si possono anche avere opinioni non proprio coincidenti. L'importante è che non diventino mai un contrasto e un conflitto. E non lo sono diventati''.

20 marzo 2011

Giustizia, magistrati in stato d'agitazione Alfano: "Riformare è necessario"

L'Associazione nazionale magistrati si compatta per avviare la mobilitazione contro la riforma costituzionale della giustizia. Il comitato direttivo centrale dell'Anm ha approvato all'unanimità un documento in cui si esprime "ferma contrarietà" alla riforma della giustizia che provoca una "netta alterazione nell'equilibrio dei poteri". La riforma, sostiene l'Anm altera l'equilibrio dei poteri attraverso un incisivo "rafforzamento del controllo della politica sul sistema giudiziario, in netto contrasto con il disegno originario della Costituzione del 1948". "Con la riforma -si legge ancora nel documento- sarà la politica a indirizzare le indagini della polizia giudiziaria, che verrà sottratta alla direzione della magistratura; sarà la politica a scegliere i reati da perseguire".
Ad annunciare la proclamazione dello "stato di agitazione dell'intera categoria" è stato già in mattinata, prima dell'approvazione del documento, il presidente dell'Anm, Luca Palamara, che ha invitato i colleghi magistrati ''a una mobilitazione generale attraverso la diffusione delle schede di valutazione sulla riforma presenti sul sito dell'Anm''. Ogni iniziativa, comunque, ha precisato Palamara, sarà formalizzata dopo l'incontro di una delegazione della Giunta con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in programma il 5 aprile.
L'incontro con Napolitano, ha sottolineato Palamara, è "segno di credibilità per tutta la magistratura e costituisce un dato non trascurabile di cui tenere conto anche in un clima di agitazione". Le iniziative di protesta saranno portate a un comitato direttivo successivo all'incontro con il presidente della Repubblica.
Da parte sua il ministro della Giustizia, Angelino Alfano torna a ribadire che “la riforma non è contro i magistrati” e, aggiunge, “è necessaria” per “questo andiamo avanti” ."Non riformare la giustizia è un'omissione di soccorso verso i cittadini. Se non facciamo nulla la situazione non può che peggiorare, bisogna intervenire".
Il segretario dell'Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Cascini, è tornato po sulla polemica, suscitata dalle sue dichiarazioni a proposito della "legittimità morale, culturale, politica e storica" della maggioranza di governo "per affrontare il tema della riforma costituzionale della giustizia"."Non è mai stata in discussione la legittimazione del Parlamento a fare le riforme", ma il riferimento, precisa, era al "clima in cui la riforma è intervenuta".

Bersani: "Governo azzoppato, ha ragione l'Italia che fischia"

Un governo azzoppato costringe il paese alla paralisi. Hanno ragione i cittadini che ieri hanno fischiato il presidente del consiglio. Lo dice il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ai microfoni di Radio 24: "Ci vorrebbe- spiega il leader democratico- un paese dove non c'e' bisogno di fischiare. Ma in Italia qualche ragione di fischiare ce l'hanno. Rendiamoci conto della percezione che hanno i cittadini: quella di un governo azzoppato mentre l'Italia ha un sacco di problemi sui quali non si riesce neppure a discutere: non ci fanno parlare di lavoro, di redditi, di occupazione, di quei temi economici e sociali che sono il clou della crisi in atto. Il governo e' alla paralisi", aggiunge Bersani il quale spiega che "con l'acquisto di qualche parlamentare, Berlusconi si illude di governare. Ma non e' cosi'".

10 MILIONI E PIU' - Non solo dieci milioni di firme. Ma molte di piu'. Pier Luigi Bersani spiega che continuano ad arrivare nella sede del Pd le sottoscrizioni dei cittadini che chiedono le dimissioni di Silvio Berlusconi. "E' inutile che continuino a contestare la nostra iniziativa- dice all'indirizzo della maggioranza- possono farlo fin che vogliono ma noi abbiam messo su 20mila banchetti e mandato 4 milioni di moduli alle famiglie italiane. E ancora adesso stanno arrivando le firme. C'e' stata- dice Bersani- una mobilitazione enorme". Del resto, aggiunge il leader democratico, "le rilevazioni dei vari istituti demoscopici dicono che la maggioranza del paese non vorrebbe Berlusconi a capo del governo".
IL CONTRO-PIANO PD - Il governo non ha misure per il rientro dell'Italia nei parametri europei. Il Pd lo incalza con un contro-piano per la stabilita' economica che sara' presentato a Bruxelles e intanto mandato anche al ministro dell'economia Giulio Tremonti. "Lunedi' lo presenteremo noi, e lo daremo a Tremonti- ribadisce- e' una nostra proposta per il piano nazionale di riforme. Secondo noi al numero uno c'e' il fisco. Bisogna alleggerire lavoro e impresa e caricare su reddito e evasione. Nel nostro piano non c'e' la patrimoniale che anzi ha messo il governo con il decreto sul federalismo municipale", aggiunge il segretario del Pd.
150 SENZA LEGA - La Lega non partecipa alla celebrazione del 150mo anniversario dell'Unita', ma Umberto Bossi dice che basta la sua presenza. A Pier Luigi Bersani non basta la presenza del Senatur. "Sono quei giochetti per cui uno sta a casa e l'altro viene. Non saprei nemmeno come definirli. Io dico solo che non lo ordina il dottore di far parte di una maggioranza di governo. Se si giura sulla costituzione e sulla bandiera, poi si rispetta il giuramento. Altrimenti si va a casa. E il premier- conclude il leader del Pd- deve pretendere che la sua maggioranza rispetti la Costituzione. Non si puo' mandare una delegazione e lasciare a casa il resto della truppa".
LEADER MA ANCHE NO - Per fare le "primarie ci vuole il si' della coalizione". Lo dice Pier Luigi Bersani sottolineando che ci vogliono "un quadro di alleanze e un progetto. Poi insieme si decide il metodo". Quanto all'ipotesi che lui stesso non si candidi, Bersani spiega: "Il segretario del Pd ha il dovere d'ufficio di non escludersi come candidato. Ma davanti a noi c'e' la costruzione di un progetto di alternativa e quindi dobbiamo lasciare il tema alla discussione tra i contraenti del patto".

19 marzo 2011

Odissea all'alba, missili sulla Libia

Al via l'intervento militare 'Odissea all'alba' contro il regime libico.
Aerei francesi hanno iniziato i bombardamenti alle 17.45 di oggi, concentrandosi su una zona compresa entro un raggio di 100-150 chilometri da Bengasi. Lo ha reso noto il ministero della Difesa francese, precisando che gli aerei francesi che prendono parte al raid sono una ventina in totale. Secondo fonti della Difesa di Parigi, i caccia hanno distrutto numerosi carri armati delle forze libiche fedeli a Gheddafi. L'emittente televisiva in lingua araba al Jazeera ha parlato di quattro tank distrutti.
Unità della marina americana dispiegate nel Mediterraneo hanno poi iniziato a lanciare missili cruise contro obiettivi in Libia. Lo rendono noto fonti del Pentagono citate dalla CNN, precisando che l'obiettivo di questi primi attacchi sono la batteria della contraerea schierata nei dintorni di Tripoli. Più tardi il Pentagono ha parlato di un totale di 110 missili da crociera Tomahawk lanciati da unità americane, insieme a quelle britanniche.
Aquí escribes el resto del post.In azione dunque anche le forze britanniche. Il primo ministro David Cameron, citato dal sito web dell'emittente 'Bbc', ha riferito che l'operazione militare nel paese nordafricano è "necessaria, legale e giusta".
L'emittente 'al-Arabiya' ha riferito poi che aerei italiani hanno avviato una "missione di sorveglianza" sulla Libia. Fonti della Difesa, interpellate dall'ADNKRONOS, però non confermano, precisando che non risultano decolli di velivoli italiani.
Nel mirino dei raid, secondo un portavoce delle forze armate libiche, citato dalla tv di stato di Tripoli, "le città libiche di Tripoli, Bengasi, Zuara e Misurata". "I caccia stranieri stanno bombardando degli obiettivi civili a Tripoli", ha denunciato sempre la tv di stato. Tra gli obiettivi colpiti, secondo la stessa fonte, ci sarebbe anche l'ospedale Bir Usta Milad della capitale. L'agenzia di stampa libica 'Jana' ha riferito di diversi feriti. La tv di stato libica dà anche notizia di un aereo francese abbattuto vicino Tripoli. Bombardata - secondo quanto annunciano invece i siti dell'opposizione libica - una base militare utilizzata dalle brigate di Gheddafi nella città di Misurata.
L'iniziativa militare aveva ottenuto il via libera oggi nel corso di un summit convocato a Parigi. ''Abbiamo deciso di applicare la risoluzione Onu che esige un cessate il fuoco immediato e l'arresto delle violenze contro le popolazioni civili'', ha spiegato al termine del vertice all'Eliseo il presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy.
''Siamo pronti con ogni mezzo a fare rispettare la decisione (di giovedì, ndr) del Consiglio di sicurezza dell'Onu - ha detto -. Oggi interverremo con i nostri partner per proteggere la popolazione civile contro la follia omicida di un regime che uccide la propria gente''. ''Interverremo per permettere ai libici di scegliere il proprio destino. Non devono essere privati dai loro diritti dalla violenza e dal terrore'', ha detto ancora Sarkozy. ''Abbiamo dovuto prendere - ha rimarcato - una grave decisione. La nostra determinazione è totale''. Di fronte al fatto che il raìs ha ignorato l'avviso di Francia, Gb e Usa ''continuando la sua offensiva mortale contro la popolazione''.
Da Brasilia, in viaggio ufficiale, il presidente Usa Barack Obama ha detto che ''la popolazione libica deve essere protetta''. Ed ha fatto sapere di aver autorizzato le forze militari americane ad iniziare una azione militare limitata contro la Libia.
Da parte sua, la Russia, che si era astenuta dal voto della risoluzione al Palazzo di Vetro, così come la Cina, deplora l'intervento militare contro la Libia.
Il vertice della comunità internazionale per discutere le modalità d'intervento militare contro il regime si è svolto nel primo pomeriggio. Al summit di Parigi hanno preso parte il segretario della Lega Araba Amr Moussa, il segretario dell'Onu Ban-ki Moon, l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune europea Catherine Ashtone il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, più una serie di capi di Stato e di Governo o di loro rappresentanti, in totale 18, tra cui il segretario di stato Usa Hillary Clinton e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Significativa anche la presenza araba, con cinque paesi: gli Emirati Arabi Uniti, l'Iraq, la Giordania, il Qatar e anche il Marocco con i ministri degli esteri. Alla riunione anche il premier canadese Stephen Harper e il norvegese Jens Stoltenberg, i cui paesi sono membri della Nato.
Assente l'Unione africana , i cui rappresentanti potrebbero incontrare lunedì a Tripoli Gheddafi. Secondo una fonte autorevole del ministero della Difesa francese, citata dal sito web del quotidiano 'Le Figaro', l'Unione Africana starebbe lavorando alla costruzione di un gruppo di contatto per negoziare direttamente con il colonnello.

Onu, pronti all'attacco. L'Italia concede le basi. La Libia ha paura: "Basta attacchi ai civili"

L'autorizzazione all'intervento militare è inclusa nel pacchetto di tre parole standard: "Ogni misura necessaria". Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato la risoluzione che impone la no-fly zone sopra la Libia e sì, anche, la possibilità di passare alle vie di fatto per proteggere i civili dalle bombe di Gheddafi. Dieci i voti favorevoli, cinque astenuti tra cui Russia, Cina e Germania. Insomma, siamo a poche ore e pochissimi chilometri da una vera e propria guerra. Con il mondo che ancora resta col fiato sospeso per la crisi nucleare in Giappone, e le scalette dei tg sconvolte di ora in ora alla rincorsa del dramma più fresco.
E LA LIBIA ANNUNCIA IL CESSATE IL FUOCO - E la Libia ha paura. Il ministro degli Esteri, Mussa Khusa, ha annunciato il cessate il fuoco: "La Libia annuncia l’interruzione immediata di tutte le operazioni militari. D’ora in poi la Libia incoraggerà l’apertura del dialogo con tutti i canali interessati al territorio della nazione". Gheddafi poche ore prima aveva annunciato: "Sarà l'inferno. Se il mondo è impazzito, diventeremo matti anche noi. Risponderemo. Trasformeremo la loro vita in un inferno".

NAPOLITANO: "DECISIONI DIFFICILI" - "Non possiamo rimanere indifferenti alla sistematica violazione dei diritti umani in qualsiasi paese, non possiamo lasciare che vengano distrutte e calpestate le speranze di un risorgimento anche nel mondo arabo". Cosi' il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, da Torino, pensando "a quello che e' stato il risorgimento come grande movimento liberale e rinnovatore". Inoltre, aggiunge Napolitano, nelle prossime ore "ci attendono decisioni difficili, impegnative, su quello che sta succedendo in Libia".
L'ITALIA CONCEDE LE BASI - Sulla questione libica si è tenuto un Consiglio dei ministri straordinario. Il governo, si legge nella nota finale, "ha ritenuto indispensabile autorizzare, come gli altri Paesi disponibili, ogni opportuna iniziativa per garantire sostegno umanitario alle popolazioni civili della Libia, assicurando un ruolo attivo dell'Italia per la protezione dei civili e delle aree sotto pericolo di attacco, ivi compresa la concessione in uso di basi militari esistenti sul territorio nazionale". Inoltre, "il presidente Berlusconi ha riferito al Consiglio che ogni decisione viene adottata in accordo con il presidente della Repubblica e che il Parlamento sarà costantemente informato ai fini delle decisioni che intendera' adottare. La determinazione del governo, partecipata al presidente della Repubblica ed adottata con il consenso del Consiglio, verra' immediatamente comunicata alle Camere".

150* UNITA' : FINI, FEDERALISMO FONDA SUE RADICI NELLA SOLIDARIETA'

Per il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ''l'identita' nazionale e' sostanzialmente la somma armoniosa delle identita' locali''.E il federalismo ''fonda le sue radici nella solidarieta'''.Un federalismo che, secondo Fini, deve essere solidale come lo e' stato ai tempi del terremoto. Fini, a Tolmezzo, in Carnia, terra della piccola patria friulana, per celebrare il 150^ dell'Unita' d'Italia, ha tra l'altro ricordato la storia di immigrazione che ha attraversato la Carnia ed in generale il Friuli, invitando le popolazioni di queste terre ad essere, proprio per la loro storia, accoglienti nei confronti dei ''nuovi cittadini'' che arrivano da altri paesi ma che qui devono ''potersi sentire nella loro terra'' pur essendo questa - ha sottolineato Fini - ''non la terra dei loro padri''.

Soffermandosi in particolare sul significato di patria, il presidente della Camera ha evidenziato che ''in ogni lingua significa la terra dei padri''. Inoltre ha invitato il popolo carnico a tenerlo opportunamente presente. ''Chi ha conosciuto l'emigrazione - si e' augurato Fini - possa essere, in termini di accoglienza, un buon punto di riferimento per altre parti del territorio nazionale''. Il presidente ha concluso che ''il nuovo assetto istituzionale deve proporsi l'obbiettivo di valorizzare le identita' locali'', ma anche di ''armonizzarle dentro la realta' nazionale''.

CROCIFISSO: STRASBURGO DA' RAGIONE ALL'ITALIA, ''ESPORLO NON VIOLA I DIRITTI UMANI''


La Grande Camera della Corte europea per i diritti dell'uomo ha dato ragione all'Italia nella causa ''Lautsi e altri contro Italia'' sulla presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche. La Grande Camera della Corte europea per i diritti dell'uomo ha dato ragione all'Italia nella causa ''Lautsi e altri contro Italia'' sulla presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche.Dunque, la presenza di crocifissi nelle aule delle scuole pubbliche italiane non viola il diritto all'istruzione. La decisione della Corte inverte la sentenza di prima istanza che condannava l'Italia.Si chiude cosi' il caso approdato davanti alla Corte il 27 luglio 2006 con il ricorso di Soile Lautsi, cittadina italiana di origini finlandesi. La Lautsi riteneva infatti la presenza del crocifisso un'ingerenza incompatibile con liberta' di pensiero, convinzione e di religione (art.9 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle liberta' fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950) cosi' come del diritto all'istruzione, in particolare, il diritto ad un'educazione ed insegnamento conformi alle convinzioni religiose e filosofiche dei genitori (art.2 del Protocollo n.1).

LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA: UN SIMBOLO CHE NON INFLUENZA ALUNNI.''Se e' vero che il crocifisso e' prima di tutto un simbolo religioso, non sussistono tuttavia nella fattispecie elementi attestanti l'eventuale influenza che l'esposizione di un simbolo di questa natura sulle mura delle aule scolastiche potrebbe avere sugli alunni''. E' un passo delle motivazione della sentenza definitiva e inappellabile della Grande Camera della Corte europea per i diritti dell'uomo (15 giudici contro 2) che ha dato ragione all'Italia nella causa ''Lautsi e altri contro Italia'' sulla presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche stabilendo che nell'esposizione del simbolo religioso non c'e' violazione dei diritti dell'uomo.Si chiude cosi' il caso approdato davanti alla Corte il 27 luglio 2006 con il ricorso di Soile Lautsi, cittadina italiana di origini finlandesi. La Lautsi riteneva infatti la presenza del crocifisso un'ingerenza incompatibile con liberta' di pensiero, convinzione e di religione (art.9 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle liberta' fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950) cosi' come del diritto all'istruzione, in particolare, il diritto ad un'educazione ed insegnamento conformi alle convinzioni religiose e filosofiche dei genitori (art.2 del Protocollo n.1).Nella motivazione della sentenza, in merito proprio all'articolo 2 del protocollo 1 sul diritto all'istruzione, si legge che ''dalla giurisprudenza della Corte emerge che l'obbligo degli Stati membri del Consiglio d' Europa di rispettare le convinzioni religiose e filosofiche dei genitori non riguarda solo il contenuto dell'istruzione e le modalita' in cui viene essa dispensata: tale obbligo compete loro nell'esercizio dell'insieme delle 'funzioni' che gli Stati si assumono in materia di educazione e di insegnamento''.Cio' ''comprende l'allestimento degli ambienti scolastici qualora il diritto interno preveda che questa funzione incomba alle autorita' pubbliche. Poiche' la decisione riguardante la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche attiene alle funzioni assunte dallo stato italiano, essa rientra nell'ambito di applicazione dell'articolo 2 del protocollo 1''.Questa disposizione, si legge ancora, ''attribuisce allo Stato l'obbligo di rispettare, nell'esercizio delle proprie funzioni in materia di educazione e d'insegnamento, il diritto dei genitori di garantire ai propri figli un'educazione e un insegnamento conformi alle loro convinzioni religiose e filosofiche''.La Corte ''constata che nel rendere obbligatoria la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche, la normativa italiana attribuisce alla religione maggioritaria del paese una visibilita' preponderante nell'ambiente scolastico'' e sottolinea altresi' che ''un crocifisso apposto su un muro e' un simbolo essenzialmente passivo, la cui influenza sugli alunni non puo' essere paragonata a un discorso didattico o alla partecipazione ad attivita' religiose''. Infine, la Corte osserva che ''il diritto della ricorrente, in quanto genitrice, di spiegare e consigliare i suoi figli e orientarli verso una direzione conforme alle proprie convinzioni filosofiche e' rimasto intatto''. La Corte conclude dunque che ''decidendo di mantenere il crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche frequentate dai bambini della ricorrente, le autorita' hanno agito entro i limiti dei poteri di cui dispone l'Italia nel quadro del suo obbligo di rispettare, nell'esercizio delle proprie funzioni in materia di educazione e d'insegnamento, il diritto dei genitori di garantire tale istruzione secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche''. La Grande Camera della Corte e' stata presieduta da Jean-Paul Costa (Francia), il giudice Giorgio Malinverni (Svizzera) ha espresso un'opinione dissenziente, condivisa dalla giudice Zdravka Kalaydjieva (Bulgaria).

Unità d'Italia, applausi e standing ovation per Napolitano a Torino. Fischiato il governatore Cota

Scrosci di applausi e ovazioni hanno accolto il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, per tutto il percorso di visite questa mattina a Torino: prima davanti al Teatro Regio, poi a Palazzo Madama e Palazzo Carignano, il presidente Napolitano e' stato seguito da cittadini festanti bardati di tricolore.
Per venti volte durante il suo discorso al Regio, il Capo dello Stato e' stato interrotto dagli applausi che si sono conclusi con una standing ovation quando ha finito di parlare.
Fischi e insulti invece sono stati lanciati dai cittadini all'indirizzo del presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, e del sottosegretario Michelino Davico, all'ingresso del Teatro Regione e davanti a Palazzo Madama. Anche il pubblico del Teatro Regio ha reagito con mormorii e commenti di disapprovazione al discorso che il presidente Cota ha fatto in occasione dell'inizio delle celebrazioni dei 150 anni.
Il presidente della Repubblica è arrivato questa mattina nel capoluogo piemontese dove per due giorni partecipera' ai festeggiamenti per i 150 anni dell'Unita' d'Italia. Ad accogliere la coppia presidenziale un lunghissimo applauso delle centinaia di persone che lo hanno atteso in piazza Castello. La visita del capo dello Stato comincia con la partecipazione alla cerimonia ufficiale al Teatro Regio organizzata dal Comitato 'Italia 150'. Al suo arrivo Napolitano ha scoperto il busto di Camillo Benso di Cavour, opera dello scultore Fabio Viale, posizionato all'ingresso dell'Ente lirico.

Al suo ingresso nel Teatro Regio il capo dello Stato è stato accolto da una standing ovation. I lavoratori del teatro, da settimane mobilitati contro i tagli al Fondo unico dello spettacolo, hanno esposto uno striscione tricolore con scritto: "Presidente, non lasciamo che la culla della cultura ne diventi la tomba".
Ad accogliere Napolitano oggi c'è tutto il mondo economico, politico e istituzionale. Per il mondo economico sono presenti, tra gli altri, Giuseppe Guzzetti, Enrico Salza, Corrado Passera, Andrea Beltratti, Giovanni Bazoli e Gabriele Galateri. Oltre a Marco e Francesca Lavazza, Sergio Marchionne e John Elkann. Accolto tra gli applausi Giancarlo Caselli procuratore capo di Torino. Per il mondo politico, accolti dagli applausi, Pierluigi Bersani, Sergio Chiamparino e il candidato sindaco del centrosinistra Piero Fassino. Presenti anche il candidato sindaco del centrodestra, Michele Coppola, per le istituzioni il presidente della Regione Piemonte Roberto Cota e quello della Provincia di Torino Antonio Saitta. A rappresentare le istituzioni nazionali, il vicepresidente del Senato, Vannino Chiti, e quello della Camera, Antonio Leone oltre ai sottosegretari alle Infrastrutture, Nino Giachino, e quello alla Difesa Guido Crosetto.
C'e' la ''necessita' stringente e imperativa di coesione nazionale - ha detto Napolitano - il che significa avere rinnovato senso della Patria e della Costituzione, riconoscerci e identificarci col senso appartenenza alla Patria e con la lealta' alla Costituzione repubblicana come grande quadro di principi e di regole per il nostro vivere comune''. Coesione nazionale che, ha rilevato Napolitano, e' ''indispensabile per far fronte alle prove anche molto ardue che ci attendono. Coesione che significa rivisitare certamente con spirito critico la nostra storia, senza cedere a racconti edulcorati e alle insidie della retorica, sapendo quanti problemi ci trasciniamo ancora senza averli risolti anche nel corso di un cosi' lungo periodo. E poi -ha aggiunto- dobbiamo riuscire ad affrontare problemi nuovi nel modo giusto anche attraverso le necessarie riforme istituzionali''.
"Ieri tutti in qualsiasi parte del Paese abbiamo avvertito che e' accaduto qualcosa di importante, abbiamo percepito uno straordinario scatto di sentimento di consapevolezza nazionale che era quello che volevamo suscitare nelle celebrazioni per i 150 anni dell'Unita' d'Italia" ha detto il capo dello Stato nel suo intervento.
Riferendosi alla decisione, anni fa, di limitare a due i mandati per i sindaci, Napolitano si è detto "convinto che questa decisione sia stata una prova del senso di umilta' che deve guidare chiunque assolva i doveri istituzionali". "Gli elettori torinesi -ha detto Napolitano rivolgendosi a Chiamparino- hanno riconosciuto e riconoscono i meriti che spettano al sindaco di Torino. Questo e' il momento del commiato, ma anche questa e' una cosa importante".
"Credo si debba dare merito a Torino per come ha creduto in questo evento e per il programma di celebrazioni che ha messo insieme e che da subito mi ha colpito" ha sottolineato Napolitano aggiungendo: "Al di la' dei cambiamenti di direzione politica della regione questo programma e' stato portato avanti con continuita' e coerenza e questo fa onore alla vostra citta' e regione".
In occasione delle celebrazioni per il 150° dell'Unita' d'Italia ''c'era tanta gente per le strade, con il tricolore. Tanta gente che ci credeva e che aveva riscoperto qualcosa. Le celebrazioni dell'Unita' d'Italia non finiscono oggi. Noi dobbiamo essere consapevoli della necessita' di riscoprire, di riacquisire un patrimonio storico e ideale che abbiamo un po' rimosso per troppi anni, lasciato un po' deperire nel nostro Paese'' ha sottolineato Napolitano. ''Dobbiamo invece ristudiarlo e risentirlo e soprattutto -ha aggiunto il Capo dello Stato- dobbiamo capire, cosa che non sempre e' tenuta presente, quello che il moto risorgimentale ha rappresentato agli occhi dell'Europa e del mondo''.
Mormorio di disapprovazione e qualche "buu" da parte di alcuni in platea hanno seguito l'intervento del presidente della Regione Roberto Cota. "Queste cerimonie possono avere un autentico significato se non vengono utilizzate per fare polemiche strumentalizzando i simboli in una assurda corsa a chi e' piu' presente" ha detto il governatore leghista. Questo atteggiamento e' un segnale di debolezza da parte di chi lo assume che pero' si riverbera negativamente sulle istituzioni - ha detto ancora Cota - si rischia di arrivare al paradosso di negare il rispetto per le diverse idee e sensibilita' che e' il traguardo raggiunto dalla lotta di Liberazione nella Costituzione del '48".
Anche all'uscita dal Teatro Regio il presidente della Repubblica e' stato accolto da una ovazione della folla che lo attendeva sventolando il Tricolore. A piedi, tra due ali di cittadini plaudenti il capo dello Stato ha quindi raggiunto Palazzo Madama per visitare la ricostruzione dell'aula del primo Senato italiano. Dalla folla qualche fischio si e' levato all'indirizzo di alcuni esponenti leghisti che seguivano il corteo presidenziale.

14 marzo 2011

Ecco la giustizia proposta dal Pd: "La via da seguire è la Costituzione"

Il Pd presenta le sue proposte in materia di giustizia, indicando nella piena attuazione di alcuni articoli della Costituzione, che regolano il funzionamento della giustizia, la via da seguire: "Il programma fondamentale del Pd per la Giustizia si chiama 'Costituzione repubblicana'", spiega una nota del partito. Ed ecco, nel dettaglio, i punti principali su cui il Pd intende "promuovere il piu' ampio confronto con tutti gli operatori del diritto".
GIUSTIZIA CIVILE - Affrontare il cattivo funzionamento che e' causa dell'inadeguata tutela del credito, della difficolta' ad investire nel nostro paese, dell'incertezza dei rapporti tra privati, del protrarsi di conflitti familiari, talvolta drammatici. Le cause civili attualmente pendenti sono piu' di 5 milioni (con una crescita media annua del 7,5 per cento). Oggi un cittadino attende anche fino a sette anni e mezzo.
ORGANIZZAZIONE - L'efficacia del sistema giudiziario presuppone una distribuzione sul territorio nazionale degli uffici giudiziari e l'adeguatezza della loro struttura dimensionale. Per questo la revisione della geografia giudiziaria da un lato e delle dimensioni degli uffici giudiziari dall'altro, rappresenta una priorita' da perseguire. CARCERE - Sovraffollamento e carenza di personale di sorveglianza. Questa situazione porta al numero incredibile di suicidi e vanifica completamente la previsione costituzionale della finalita' rieducativa della pena. E' necessario ampliare la tipologia delle misure alternative alla pena detentiva in favore di quelle volte al reinserimento sociale. Da rivedere anche "le norme sulla custodia precautelare e sulla custodia cautelare in carcere, limitandola a criteri piu' stringenti per il suo utilizzo. Istituire a livello nazionale il Garante dei diritti dei detenuti. Introdurre il reato di tortura nel codice penale.
I TEMPI DEL PROCESSO PENALE E LE GARANZIE - Per garantire una giustizia efficiente ed equa serve una semplificazione del regime delle notifiche. Ampliare l'utilizzo della polizia giudiziaria territorialmente competente. Utilizzare la posta certificata in via ordinaria. La semplificazione del sistema delle nullita' processuali. Una modificazione del regime della contumacia: sospendere il processo (e il corso della prescrizione) una volta accertata l'irreperibilita' di fatto e' una misura utile per razionalizzare e ridurre il carico dei procedimenti.
Riordino della disciplina dell'udienza preliminare. Rivisitazione del sistema delle impugnazioni. Riduzione dei casi di ammissibilita' e proponibilita' del ricorso alla Suprema Corte di Cassazione. Alcune attribuzioni della Corte di Cassazione devono essere trasferite alle Corti di Appello. Riduzione del carico di lavoro che grava sugli uffici inquirenti mediante la diminuzione del cosiddetto 'Flusso in entrata'. Per mantenere fermo il principio dell'obbligatorieta' dell'azione penale occorre confrontarsi con soluzioni che mirano a darle la necessaria effettivita'. In questo senso vanno quelle proposte che prospettano la richiesta di archiviazione per 'irrilevanza penale del fatto' o 'particolare tenuita' dell'offesa'. L'obbligatorieta' dell'azione penale va rafforzata. Vanno individuate delle priorita' che non siano rimesse al singolo magistrato, bensi' siano ricondotte al potere generale di programmazione dell'attivita' dell'ufficio".
L'INDIPENDENZA ED ORGANIZZAZIONE DELL'ORDINE GIUDIZIARIO - E' necessario un nuovo intervento del Parlamento affinche' il Csm possa esprimere con pienezza di poteri il suo ruolo di organo di rilievo costituzionale. Un nuovo sistema elettorale deve avere come obiettivo l'attenuazione dell'influenza delle correnti nelle designazioni dei posti messi a concorso. Egualmente importante e' ampliare il numero degli eletti. In particolare, deve essere rafforzata la Sezione disciplinare. E' indispensabile che l'organo con funzioni decisorie abbia una maggiore ampiezza per far fronte a tutti gli esposti presentati. L'esercizio dell'azione disciplinare nei confronti dei magistrati deve essere regolato attraverso procedure che garantiscano una piu' netta separazione, pur sempre in seno al Csm, delle funzioni amministrative da quelle giudicanti. In tal senso e' ipotizzabile una sezione separata del Consiglio Superiore per l'esercizio dell'azione disciplinare. Inoltre, e' necessario favorire la specializzazione dei magistrati. Occorre avviare una riflessione sulle giurisdizioni contabile e amministrativa, per assicurare maggiore trasparenza nell'operato della PA e maggiori garanzie di tutela dei diritti soggettivi del cittadino e quelli della collettivita'. Infine, si dovra' porre rimedio alle riforme deleterie del governo in materia di depotenziamento degli strumenti di indagine (intercettazioni), che impediscono un serio contrasto alla lotta alla corruzione e al crimine organizzato, senza tutelare la riservatezza e senza garantire ai cittadini il diritto all'informazione.

A Mar del Plata, i festeggiamenti per San Giovanni Giuseppe della Croce, patrono dell’isola di Ischia

Si sono svolte domenica 6 marzo presso la chiesa “Sagrada Familia” di Mar del Plata le celebrazioni dedicate a San Giovanni Giuseppe della Croce, santo patrono dell’isola di Ischia. Alla funzione religiosa, celebrata da padre Miguel Cacciuto, oriundo originario dell’isola, insieme a padre Hernan David della “Sagrada Familia”, è seguita una processione dell’immagine del santo, accompagnata da altri santi venerati ad Ischia (San Giorgio Martire, San Rocco, la Madonna di Montevergine e, per la prima volta nella storia delle celebrazioni in loco, Santa Restituta), con i simboli di numerose associazioni italiane marplatesi.
Il corteo è arrivato sino alla Grotta di Lourdes, nel quartiere del porto di Mar del Plata, per poi tornare al punto di partenza, dove si è svolto uno spettacolo di fuochi artificiali allestito in piazza “Vieja Usina”, dinnanzi alla “Sagrada Familia”, e sono stati intonati gli inni nazionali e alcune canzoni della tradizione napoletana a cura dell’orchestra della Scuola A.D.A. 601 dell’Esercito, come riporta in articolo scritto per Spazio Giovane di Mar del Plata, Natali Di Lucente.
Il senso della celebrazione è stato illustrato da Pasquale Mazzella, presidente onorario della Commissione organizzatrice dei festeggiamenti: “è una celebrazione che ricalca da 40 anni quello che avviene ad Ischia per l’occasione – afferma Mazzella. – Uno spettacolo di fede, passione, amore per il lavoro e un evento tradizionale che vogliamo tramandare alle nuove generazioni”.
E’ possibile rivedere le immagini della festa nella trasmissione televisiva Spazio Giovane, in onda il venerdì alle ore 23 su Canal 2 di Mar del Plata, con replica sabato alle ore 9 e mercoledì alle ore 18.30.

Giustizia, il governo vara la riforma. Berlusconi: "Non riguarda me"

"Questa riforma non riguarda i processi in corso, non riguarda la mia persona, ma va nell’interesse generale del Paese". Sono le parole che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avrebbe pronunciato durante il Consiglio dei ministri che ha approvato il disegno di legge costituzionale di riforma della giustiziae. "Questa riforma sarà la nostra bandiera- è il resoconto di chi ha partecipato alla riunione dell'esecutivo- è un punto di svolta". E ancora: "L’opposizione mi attacca strumentalmente, ma questa è una riforma che era nel nostro programma elettorale e che io volevo da moltissimi anni".
Successivamente, in conferenza stampa a Palazzo Chigi con il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, il premier spiega: "Per la prima volta nella storia della Repubblica c'è un testo costituzionale completo, organico, chiaro e convincente". Ci sarà "una larga comunicazione ai cittadini" sulla riforma, "perchè è fatta nell'interesse dei cittadini".


IL CASO RUBY HA INFLUENZATO? ZERO" - Ma il caso Ruby ha influenzato i tempi e i contenuti della riforma della giustizia? "Zero. E' pensata dal '94", afferma il premier. E ricorda: "In una riunione con i giovani di Forza Italia dissi che non mi sarei allontanato dalla politica prima di aver riformato la giustizia".
"PENSO ALLA RIFORMA DAL '94, NON CI SAREBBE STATA TANGENTOPOLI" - Il presidente del Consiglio riscrive poi la storia della Seconda Repubblica. Quando un cronista chiede cosa sarebbe successo se la riforma della giustizia fosse stata approvata vent'anni fa, Berlusconi spiega: "Probabilmente non ci sarebbe stata l'esondazione della magistratura, la sua invasione della politica e tutte quelle situazioni che hanno portato, per esempio, all'annullamento di un'intera classe dirigente nel '92; all'abbattimento di un governo nel '94; alla caduta di un governo di centrosinistra per le riforme prospettate dal ministro della Giustizia Mastella; al tentativo di eliminare per via giudiziaria il governo in carica".
"COINVOLGEREMO L'OPPOSIZIONE" - "Noi faremo di tutto per discutere con tutti, soprattutto con l'opposizione", chiosa il Cavaliere.
"PM DAVANTI AL GIUDICE CON IL CAPPELLO IN MANO" - Con la "separazione delle carriere, con due ordini separati e uffici diversi, il pm per parlare con il giudice deve comportarsi come l'avvocato della difesa: fissare un appuntamento, entrare con il cappello in mano nel suo ufficio e magari dargli del lei". Parole sempre del premier Silvio Berlusconi.
SEPARAZIONE DELLE CARRIERE- Quanto ai contenuti, il provvedimento approvato dal Cdm, sottolinea Alfano, "pone al centro la parità tra accusa e difesa: sopra al pm e al cittadino c'è il giudice che sarà sopra tutti se non sarà più collega del pm". Per il Guardasigilli il punto più importante della riforma è "la separazione degli ordini": carriere separate per giudici e pubblici ministeri.
BASTA PROCESSI PER CHI E' PROSCIOLTO IN PRIMO GRADO - Altra novità prevista, quella per cui "il cittadino che viene prosciolto in primo grado non possa essere più processato in appello per lo stesso reato. E' sempre ammesso l'appello contro una condanna, ma non è permesso per chi ha il proscioglimento in primo grado".
PERSEGUIBILI I MAGISTRATI CHE SBAGLIANO - Inoltre, "il cittadino potrà citare in giudizio il magistrato che ha sbagliato", prosegue Alfano, aggiungendo che "il principio di responsabilità è un principio di libertà".
"AZIONE PENALE, LE PRIORITA' LE DECIDERA' IL PARLAMENTO" - "L'obbligatorietà dell'azione penale è un principio che resta salvo e sarà applicato dai criteri previsti dalla legge, è talmente sacrosanto che abbiamo voluto mantenerlo". Alfano spiega però che si partirà "dalle priorità e poi da tutto il resto". E "sarà il Parlamento in funzione dell'allarme sociale a indicare le priorità". Oggi, prosegue il ministro, l'obbligarietà dell'azione penale è stata "trasformata dai pm nel suo contrario, cioè scelgono i pm nella loro assoluta discrezionalità. Noi abbiamo voluto togliere il manto di ipocrisia: resta il principio ma si parte dalle priorità".
"LA RIFORMA NON VALE PER I PROCESSI IN CORSO" - Nell'articolo di chiusura del ddl costituzionale della giustizia si dice che le modifiche alla costituzione "non si applicano ai procedimenti penali in corso proprio per mantenere la purezza di questo impianto e di questo disegno che ha una sua nobiltà storica".(AGENZIA DIRE, http://www.dire.it/)

12 marzo 2011

Addio a Nilla Pizzi, regina di Sanremo e della canzone italiana

Aveva 91 anni. Era stata ricoverata in una clinica del capoluogo lombardo alcune settimane fa a seguito di un intervento chirurgico. Nel 1951 aveva vinto la prima edizione del Festival di Sanremo con 'Grazie dei fiori'. E' stata l'unica ad aver vinto tutti e tre i premi in un'edizione indimenticabile del Festival, quella del 1952: la Pizzi conquistò l'intero podio con 'Vola colomba', 'Papaveri e papere' e 'Una donna prega'. Record a tutt'oggi mai eguagliato da nessun altro cantante. Paolo Limiti: ''E' stata una colonna sonora molto importante per la società dal dopoguerra ad oggi''. Pippo Baudo: ''Passava con classe dal genere romantico a quello patriottico e perfino ironico''. Il 1º giugno 2002 il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi la nomina Grande Ufficiale della Repubblica italiana
E' morta in una clinica di Milano la cantante Nilla Pizzi. Aveva 91 anni ed era stata ricoverata alcune settimane fa per un intervento. La Pizzi aveva vinto la prima edizione del Festival di Sanremo con 'Grazie dei fiori', nel 1951.
''Appresa la notizia della scomparsa di Nilla Pizzi, sensibile e popolare interprete della tradizione melodica italiana, il Segretario generale della presidenza della Repubblica in un messaggio alla famiglia ha espresso il cordoglio del capo dello Stato e il suo personale''. E' quanto si legge in una nota della presidenza della Repubblica.
E anche il presidente del Senato, Renato Schifani, ha inviato un messaggio ai familiari: "Il mondo dello spettacolo e la memoria dell'intero Paese hanno perso una delle grandi protagoniste della storia della musica leggera. In una lunghissima carriera di artista, ci ha accompagnato con la sua voce dai tempi dell'Eiar sino ai giorni nostri, rappresentando una colonna sonora che ha saputo rallegrarci anche in un momento tanto difficile della nostra vita come quello del dopoguerra''.
Da parte del mondo dello spettacolo arriva il ricordo di Pippo Baudo: "E' stata una grandissima cantante, con una voce unica. Ha avuto una carriera fortunata, perché pochissime cantanti sono riuscite a passare da un genere all'altro come ha fatto lei". Inoltre, "passava con classe dal genere romantico a quello patriottico e perfino ironico - ha ricordato il conduttore - non si limitava a percorrere un unico filone musicale". Baudo ha un bellissimo ricordo: "L'ho conosciuta tanti anni fa, quando ero giovanissimo, e lei mi ha aperto le braccia e mi ha accolto, dando inzio ad un'amicizia che non è mai finita".
"Sono particolarmente legata a questa donna e questa voce la ricordo col cuore gonfio di gratitudine. A pochi giorni dalla festa della donna, ci lascia una grande protagonista della musica italiana". Lo sottolinea Carmen Consoli all'Adnkronos. "Lei era un esempio di discrezione - ha ricordato la 'cantantessa', che nel 2010, in occasione dei 60 anni del Festival di Sanremo, si era esibita in un tributo alla cantante interpretando 'Grazie dei fiori' - ma anche di grande avanguardia. Ha inciso una traccia indelebile della storia culturale di questo Paese, un po' come i solchi a 78 giri, e rimarrà nel nostro dna". La Consoli si è detta speranzosa che "le nuove generazioni possano valorizzare, capitalizzare questo inestimabile valore del bagaglio culturale che ci ha lasciato".

Giappone, si temono 1.700 morti.

Il giorno dopo la violentissima scossa di terremoto e lo tsunami che ne è seguito, in Giappone si contano le vittime e si cerca di portare soccorso ai sopravvissuti. Il tutto mentre la terra continua a tremare, come quella registrata oggi di magnitudo 6.6.
Secondo i media locali il numero dei morti potrebbe sfiorare quota 1.700. Per l'Oms, le vittime accertate al momento sono almeno 621, una cifra destinata a crescere. Stando ai dati provvisori dell'Organizzazione mondiale della Sanità, almeno 645 sono i dispersi e 1.040 i feriti.
Ma il bilancio potrebbe lievitare paurosamente. Secondo fonti amministrative locali, citate dai media giapponesi, infatti, vi sono 9.500 dispersi a Minamisanriku, nella prefettura di Miyagi.
Le squadre di soccorso dell'esercito giapponese - riferisce la televisione pubblica Nhk - hanno trovato oggi tra i 300 e i 400 corpi a Rikuzen Takata, città costiere della prefettura di Iwate, che è stata investita dall'enorme onda di tsunami di ieri.
Mentre oltre tremila persone sono state messe in salvo. Lo ha sottolineato il primo ministro Naoto Kan nel corso del summit straordinario con la protezione civile, secondo quanto riferito dai media locali.
Molti i giapponesi che nelle aree a rischio tsunami hanno trascorso la notte all'addiaccio sui tetti più alti di scuole, ospedali ed edifici pubblici. Il governo ha intanto mobilitato 50mila soldati che si aggiungono agli operatori civili dei soccorsi.
Il Giappone ha impegnato 190 aerei e 25 vascelli nelle operazioni di soccorso, rese più difficili anche dalla minaccia di nuovi tsunami in seguito alle scosse di assestamento.
L'ambasciatore d'Italia a Tokyo, Vincenzo Petrone, ai microfoni di Sky TG24, ha riferito: "Siamo in contatto quasi con tutti gli italiani, mancano ancora all'appello 17 ma che potrebbero essere già andati via - ha spiegato - Dubito che non abbiano ricevuto le mail che gli abbiamo mandato. Non ci hanno solo ancora risposto. La polizia, in ogni caso - ha aggiunto - ci garantisce che né tra i deceduti, né tra i feriti ci sono stranieri''. "Nella prefettura giapponese di Fukushima , dove si trova la centrale nucleare in cui è avvenuta un'esplosione, ci sono ancora cinque italiani - ha proseguito - ma dubito che i connazionali siano nel raggio di 10 chilometri dall'impianto".
Intanto si cominciano a contare i danni. A Rikuzen Takata, una cittadina costiera di 25mila abitanti che risulta fra le più colpite, sono state distrutte almeno 5mila delle 8mila case dell'abitato. A Minami Soma, nella prefettura di Fukushima, le case distrutte sono 1800. Oltre 210mila persone sono state alloggiate nei centri di emergenza nel Giappone settentrionale e orientale, ma migliaia di altre sono rimaste senza tetto nella gelida temperatura invernale. Ventunomila persone si trovano nelle 1340 tendopoli che le squadre di soccorso hanno realizzato nelle cinque provincie più colpite dal sisma e dallo tsunami.
Gli abitanti di Tokyo, intanto, stanno facendo incetta di beni di prima necessità nei negozi, mentre lunghe code si segnalano davanti alle pompe di benzina. Molti residenti si starebbero preparando a lasciare la città dopo le notizie sull'incidente nucleare alla centrale Fukushima I. I pochi treni in funzione sono pieni di passeggeri.
Il governo giapponese ha chiesto formalmente alla Gran Bretagna aiuti. Lo ha annunciato un portavoce del British Foreign Office a Londra. Anche la Russia ha inviato circa 200 uomini, tra medici e psicologi. Offerte di aiuto sono arrivate da ogni parte del mondo. Le Nazioni Unite hanno inviato nove esperti.
E la terra continua a tremare. Dopo il terremoto magnitudo 8,8 di ieri, vi sono state più di 100 scosse di assestamento, anche violente. Una di magnitudo 6,6, è stata registrata oggi nel nord est del Giappone. In seguito alle numerose scosse di assestamento, la tv pubblica ha avvertito che potrebbero verificarsi altri tsunami.

11 marzo 2011

Napolitano: investire su formazione e merito per uscire dalla crisi

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione della Conferenza internazionale 'Capitale umano e occupazione nell'area europea e mediterranea', che si tiene a Bologna, ha inviato ai promotori e ai partecipanti un messaggio di saluto, "nell'auspicio che il consolidamento della collaborazione scientifica fra gli istituti univesitari e di ricerca nell'area mediterranea potrà contribuire a rafforzare il processo di arricchimento professionale e di integrazione culturale". L'indubbio "rilievo del tema affrontato merita il più ampio approfondimento, anche in relazione al particolare contesto italiano: occorre infatti, come ho più volte sottolineato, prestare ascolto alle pressanti richieste provenienti dal mondo giovanile e fornire risposte concrete a generazioni di studenti che troppo spesso vedono ostacolato il percorso di crescita personale e professionale e vanificate la fiducia e la speranza che hanno motivato il loro impegno nello studio e nella ricerca". Poi, Napolitano prosegue: "In questo quadro è essenziale promuovere l'innalzamento degli standard formativi e valorizzare le migliori energie intellettuali e creative. Soltanto investendo su tali priorità sarà possibile superare le attuali difficoltà di ordine economico e sociale ed affrontare efficacemente le grandi sfide del nostro tempo".

Giustizia, 'no' del Pd: "Vogliono i pm sotto controllo politico, inaccettabile"

Non è una riforma, "punta soltanto a togliere autonomia al pm e a metterlo sotto il controllo del potere politico del governo". Lo pensa Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera, interpellato a Montecitorio sulla riforma della giustizia varata dal governo. "Il Pd- dice ancora- si opporrà con tutti gli strumenti parlamentari a disposizione dell'opposizione e anche con una forte mobilitazione della società civile. Già questo sabato ci sarà una manBERSANI: "E' INACCETTABILE. DIALOGO? SONO CHIACCHIERE" - "Al solito il Paese e' sempre sui problemi politici o personali del presidente del Consiglio, mai sulle priorita' vere del Paese". Cosi' il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, commenta la riforma della giustizia varata dal Cdm. "La gente- sottolinea con i cronisti a Montecitorio- non ha bisogno di una riforma costituzionale su cui discuteremo a vuoto per due anni, avrebbe bisogno di una giustizia che funzioni, cosa su cui abbiamo fatto le nostre proposte. Questo e' un diversivo- attacca Bersani- su un testo che e' piu' che criticabile" soprattutto nel punto in cui "rimanda a un ruolo diretto del governo sui pubblici ministeri e sui programmi anno per anno. Ma il punto drammatico- ribadisce- e' che non riusciamo mai a mettere l'azione di governo sui problemi reali del paese".ifestazione in difesa della scuola e della Costituzione, anche lì alzeremo la voce".

In buona sostanza, la riforma costituzionale della giustizia approvata dal Consiglio dei ministri contiene "delle cose per noi inaccettabili. Il governo interferisce direttamente" con la magistratura. Il governo, continua il segretario Pd, "butta avanti una palla e per due anni discuteremo a vuoto. Qui mangiamo pane e giustizia tutti i giorni ed e' un settore per il quale non si e' fatto nulla".
Quanto al fatto che Berlusconi vuole un confronto con l'opposizione, "sono chiacchiere, se vuole un confronto ci sono 4 proposte nostre in parlamento", chiude Bersani.
TERZO POLO: "RIFORMA CHE NON ARRIVERA' A CONCLUSIONE" - "La riforma costituzionale della giustizia non arrivera' a conclusione. Se Berlusconi vuole migliorare il sistema giustizia, come dice di voler fare, presenti delle leggi ordinarie. E su quelle lavoriamo". Lo dice Francesco Rutelli al termine di una lunga riunione alla Camera del Terzo Polo. I centristi (Fli, Api e Udc) non chiudono al dialogo sulla giustizia, ma esprimono "forti perplessita'" che riguardano alcuni punti di merito e in generale il metodo. Di positivo, come spiega il senatore Gianpiero D'Alia, c'e' la marcia indietro del premier sulle leggi ad personam. "Ne prendiamo atto con favore. Ora ha solo l'imbarazzo della scelta su quali ritirare. Dal processo breve in poi...".
IDV: "DA NOI OPPOSIZIONE DURISSIMA" - "La riforma 'epocale' della Giustizia imposta da Berlusconi rappresenta lo smantellamento di un sistema che aveva bisogno di interventi migliorativi, gia' previsti nei disegni di legge Idv che dormono nei cassetti delle commissioni, e non di uno scardinamento". Lo afferma il senatore Luigi Li Gotti, capogruppo dell'Italia dei valori in commissione Giustizia, sottolineando che "Berlusconi e' condizionato dall'essere un imputato, spesso salvato dalle leggi ad personam. Il rancore che trasuda dalla cosiddetta riforma e' infatti tipico di tantissimi imputati e dei malfattori". "L'opposizione dell'Italia dei valori sara' durissima- conclude Li Gotti- la malafede distruttiva non passera'".
FLI: DAL PREMIER CONFRONTO O PROPAGANDA? - "C'è una contraddizione stridente nelle dichiarazioni del presidente del Consiglio il quale da un lato attacca frontalmente quei brutti giustizialisti di Fli che gli hanno impedito in questi anni di fare la riforma della giustizia e dall'altra sostiene di volere discutere la legge con l'opposizione, della quale il gruppo di Futuro e libertà fa parte". Così il vicecapogruppo di Futuro e libertà alla Camera, Carmelo Briguglio, che chiede: "Berlusconi dica se vuole un confronto di merito o fare della riforma un'arma propagandistica".

6 marzo 2011

Infortuni sul lavoro: dichiarazione di Paolo Carcassi, Segretario confederale UIL

La Uil valuta positivamente il calo degli infortuni sul lavoro registrato dall’Inail nel 2010. Si tratta un traguardo storico: per la prima volta dal dopoguerra siamo sotto quota 1.000. Bisogna, tuttavia, tenere sempre alta l’attenzione su questi temi.
Ciò che appare quanto mai necessario, infatti, è concretizzare la riforma della legislazione attraverso l’adozione di quei decreti che consentono di rendere attuabili le norme del Testo Unico e la definizione degli Accordi Interconfederali. Si valorizzerebbero così il ruolo importante della pariteticità e le funzioni dei rappresentati della sicurezza, con particolare riferimento alle figure territoriali.
Solo in questo modo si potrà affermare di aver messo in pratica tutte le azioni necessarie ad arginare ulteriormente il fenomeno degli incidenti sul lavoro, tutelando sempre più la salute e la sicurezza dei lavoratori. Sono interventi, questi, che daranno solidità e concretezza ai risultati fin’ora raggiunti.

Caro prezzi, per le famiglie italiane rischio di stangata da 857 euro. Peggio al Nord

Il caro vita rischia di alleggerire i portafogli delle famiglie italiane. Le spesa che le famiglie devono affrontare annualmente infatti potrebbe aumentare di 857 euro. Un dato medio che vede la possibilita' di picchi piu' elevati al Nord, con un esborso di 898 euro, il 2,95% in piu'. Piu' contenuti, invece, i possibili aumenti al Centro,+897,9 euro pari a+ 2,94% e quelli attesi al Sud , +634,8 euro con una variazione del +2,76%. E' la Cgia di Mestre a fotografare l'effetto domino che potrebbe innescarsi dall'aumento di prezzi registrato negli ultimi mesi, sempre che le famiglie italiane non modifichino i comportamenti di stessa tenuti fino a febbraio scorso.

"E' indispensabile che il Governo metta in campo una seria riforma che alleggerisca il carico fiscale sulle famiglie e sul lavoro. Il decreto sul federalismo municipale e' un primo passo importante ma, alla luce della congiuntura in atto, potrebbe non essere sufficiente ad imprimere quella svolta che la situazione richiede'', commenta il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi.

Le piu' colpite dagli aumenti rischiano di essere le famiglie dei lavoratori autonomi (artigiani e commercianti): nell'ultimo anno la variazione potrebbe attestarsi al +2,94%; in termini assoluti pari a +1.017, 7 euro. I nuclei con a capo un imprenditore od un libero professionista, invece, potrebbero vedersi aumentare la spesa familiare di 1.289,6 euro (pari al +2,91%). Non dovrebbe andare molto meglio alle famiglie dei dirigenti e degli impiegati: l'aumento della spesa potrebbe toccare i 1.098,6 euro (+2,89%).
Anche la situazione delle famiglie degli operai non pare destinata a migliorare, anzi. La crescita della spesa potrebbe essere pari a 862,6 euro (+2,88%). Pesante anche la situazione delle famiglie dei pensionati o di quelle con la persona di riferimento in cerca di lavoro: per i primi l'aumento di spesa dovrebbe essere pari a 739,7 euro (+2,83%), per i secondi di 638,5 euro (+2,82%).
Se si guarda al numero di componenti del nucleo familiare, invece , gli aumenti piu' decisi potrebbero essere a carico dei i giovani single: +2,92% (pari a +643,7 euro); male anche le coppie con 1 figlio o 2 figli (+2,90% per entrambi, in termini assoluti, invece, gli aumenti potrebbero essere rispettivamente +1.053,5 euro e +1.091,5 euro), mentre per gli anziani soli, la variazione dovrebbe essere pari al +2,90% (+ 481 euro).
D'altra parte, come sottolinea ancora Bortolussi, "combustibili, energia e trasporti risentono della forte impennata dei prezzi registrati in questi ultimi mesi dai prodotti petroliferi".
"L'aumento annuo di queste tre voci, in termini percentuali e in base ai comportamenti di spesa delle famiglie italiane, potrebbe essere superiore al 5% che andra' a sommarsi alla variazione che registreranno le spese per la manutenzione della casa: l'aumento potrebbe essere del +3,4%.", aggiunge ricordando che circa il 60% della spesa annua stimata sara' determinato dalle spese per la casa, l'energia ed i trasporti.

Riforme, Fini contro Berlusconi e la sinistra: "Sono entrambi conservatori"

La nostra sfida e' quella di far comprendere che siamo un'altra cosa rispetto all'attuale centrodestra, con un'altra idea dell'Italia anche rispetto al centrosinistra". E' uno dei passaggi dell'intervento del presidente della Camera Gianfranco Fini al cinema Adriano per la prima assemblea nazionale dei circoli di Futuro e liberta'.
Fini ha sottolineato che "essere un altro centrodestra non significa non essere alternativi alla sinistra, una sinistra che in questi anni e' stata incapace di mettere in campo suggestioni in grado di appassionare e far partecipare gli italiani".
Il limite del centrodestra che si esprime nella maggioranza e dell'attuale sinistra, ha proseguito Fini, e' rappresentato "dall'assenza di una politica riformatrice", una lacuna che accomuna i due schieramenti. "Siamo -ha sottolineato il leader futurista- in presenza di uno scontro di assetti conservatori, non nel nobile senso britannico, ma nel senso deteriore di coloro che non vogliono cambiare nulla, perche' il cambiamento comporta dei rischi, comporta la messa in discussione di rendite acquisite".
E questo stallo produce come conseguenza, nell'analisi finiana, "un'Italia ferma" a cui ne' l'asse Berlusconi-Bossi ne' la sinistra sembrano in grado di imprimere una svolta.
Nel suo intervento Fini, che e' apparso piu' volte pronto a chiamare in causa le responsabilita' della sinistra oltre che quelle della maggioranza rispetto alla crisi politico-sociale del Paese, ha addebitato, inoltre alla sinistra il fatto che "sembra alzare solo la bandiera contro Berlusconi perche' ha governato male" mentre il problema e' che dalla politica di oggi non parte alcun messaggio "per l'Italia di domani".

5 marzo 2011

Berlusconi: "Sinistra disperata, tenta la via giudiziaria per farmi cadere"

ROMA - "La sinistra ancora una volta non esita di fronte a nulla nell'ultimo disperato tentativo di ottenere con delle scorciatoie mediatico-giudiziarie quello che non riesce a ottenere nelle urne". Lo dice il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel messaggio inviato alla prima conferenza nazionale su lavoro e occupazione femminile, organizzata dal Pdl all'Auditorium della Tecnica di Roma.
"GIUSTIZIA, GIOVEDI' DAL GOVERO SI' A RIFORMA EPOCALE" - "La settimana che viene, giovedì, in un Consiglio dei ministri straordinario, presenteremo una riforma che certamente sarà epocale. Presenteremo la riforma della giustizia. E davvero sarà epocale". Berlusconi, in collegamento telefonico con Avezzano (l'Aquila) al convegno di 'Noi Riformatori', spiega: "Siamo soddisfatti della maggioranza che abbiamo in Parlamento, che è molto più coesa di prima". Infatti, "prima, quando presentavamo le riforme sulla giustizia, avevamo il 'no' preliminare ed insuperabile di Fini e dei suoi". Oggi, invece, "su questa maggioranza possiamo davvero contare e quindi possiamo pensare di poter portare avanti tutte le importanti riforme che abbiamo indicato agli italiani nel nostro programma elettorale- chiude Berlusconi- che per noi sono quasi un fatto contrattuale, un impegno nei confronti di tutti i nostri elettori".

'Gheddafi possiede armi chimiche'

"E' certo che Muammar Gheddafi possegga armi chimiche. Sappiamo che ha dai 150 ai 250 ordigni di tipo chimico molto potenti". Lo afferma il generale a riposo egiziano ed esperto di questioni militari, Sameh Seif al-Yazal."Non escludo che Gheddafi possa usarle contro il suo popolo per reprimere la rivolta - dice al-Yazal - ma alla luce di quanto sta accadendo escludo che le possa usare contro paesi esteri come l'Egitto o l'Italia".
Secondo l'esperto, "Gheddafi non è legato al suo popolo ed è così impegnato a domare la rivolta che non potrebbe mai decidere di attaccare altri paesi''. ''Inoltre - afferma il generale a riposo e direttore del Centro per gli studi politico-militari del Cairo - un attacco chimico contro un paese della regione spingerebbe la comunità internazionale a inviare una missione in Libia e Gheddafi questo non può permetterlo". L'esperto, inoltre, teme che "nel caso in cui dovesse esserci una divisione tra le tribù si potrebbe arrivare in Libia alla vera guerra civile".

Al-Yazal ritiene, poi, che "a parte la vicenda prettamente militare che riguarda la Libia e la conseguente crisi economica che sta determinando nel paese, è necessario prestare attenzione anche alla situazione complessiva del paese che peggiora di giorno in giorno''. ''Si registra la mancanza di cibo nel paese e la popolazione - osserva - vive senza alcun tipo di protezione non essendoci più la polizia". L'esperto, infine, esclude che possa esserci "un'invasione egiziana in Libia come prospettato da alcuni quotidiani locali''.
''Il nostro paese - dice - non ha nessuna intenzione di uscire al di fuori dei suoi confini, anche se dovesse chiedercelo la comunità internazionale. L'Egitto ha sempre seguito la politica di non intromettersi negli affari degli altri paesi arabi, specialmente se si tratta di paesi confinanti".
A lanciare l'allarme sulle armi di Gheddafi è anche il 'Daily Mail'. Se al momento l'ipotesi di un attacco con armi biologiche o chimiche ad opera del leader libico contro la sua stessa gente resta solamente un incubo, per un numero crescente di militari occidentali ed esperti di intelligence potrebbe trasformarsi in qualunque momento in una terrificante realtà. Per quanto Gheddafi si sia impegnato a rinunciare a tali armi nel quadro dell'accordo che nel 2003 ha 'sdoganato' lo 'stato canaglia', si legge infatti sul 'Daily Mail', il leader libico di fatto ne possiede ancora in quantità: circa dieci tonnellate di sostanze necessarie a produrre iprite, oltre a 650 tonnellate di agenti chimici con i quali mettere a punto diverse armi chimiche.
A confermare l'esistenza di arsenali di armi di distruzione di massa è stato l'ex ministro della Giustizia Mustafa Abdel-Jalil che ha parlato dell'esistenza di armi biologiche, forse antrace, agenti nervini come il Sarin (nel 2004 la Libia ammise che riserve di Sarin erano state prodotte nell'impianto di Rabta) e persino forse una forma geneticamente modificata di vaiolo, che Gheddafi non esiterebbe ad utilizzare.
Possiede infine mille tonnellate di concentrato di uranio. La Libia a giudizio degli osservatori non rappresenta una minaccia dal punto di vista delle armi nucleari, ma sarebbe imprudente pensare che il paese abbia completamente rinunciato a questo settore di sviluppo delle armi.
Nel quadro dell'intesa del 2003, Gheddafi consegnò le armi di distruzione di massa e distrusse i suoi missili a lungo raggio e le sue 3300 bombe caricabili con agenti chimici, un fatto salutato come "il vero successo in materia di non proliferazione" da Washington, scrive ancora il 'Daily Mail' in un lungo articolo intitolato "Gheddafi possiede armi chimiche ed è pronto ad usarle". In realtà il processo di distruzione di queste armi e quello di verifica è stato lento, tortuoso e incompleto. Gheddafi possiede ancora un numero imprecisato di missili Scud-B e un grosso arsenale di artiglieria convenzionale che potrebbe essere adattato in modo relativamente facile all'uso di agenti chimici e biologici. Quindi non possiede solo le armi di distruzione di massa, ma anche i mezzi per dispiegarle e utilizzarle.
Certo non potrebbe colpire il Regno Unito in 45 minuti come si disse che avrebbero potuto fare le armi in mano a Saddam Hussein, ma potrebbe infliggere danni terribili al suo stesso popolo. In fondo l'uomo che può "premere il grilletto", osserva ancora l'autore dell'articolo, è lo stesso che una volta disse "Ho creato la Libia, posso anche distruggerla".