22 febbraio 2010

Immigrati, si mobilita il popolo 'in giallo': 1 marzo lo sciopero degli stranieri

Una piccola rivoluzione 'in giallo', un'iniziativa della società civile destinata a scuotere le coscienze e a suscitare interrogativi nell'opinione pubblica sul tema dell'immigrazione, troppo spesso associata alla criminalità, con generalizzazioni che possono pericolosamente deviare verso l'intolleranza e il razzismo. E' lo 'sciopero degli stranieri' indetto per il 1 marzo da una sessantina di comitati sul territorio, che non coinvolgerà soltanto gli immigrati ma anche tanti italiani decisi a sostenere questa forma di protesta e che si svolgerà ''sempre nel rispetto della legalità e della non violenza''.
Il logo, otto volti umani inseriti in quadrati sovrapposti, è opera dell'artista siciliano Giuseppe Cassibba, mentre per 'testimonial' è stata scelta Mafalda, la bambina creata dalla matita di Quino. E sarà il giallo il colore dominante dei drappi che le colf appenderanno ai balconi e alle finestre, dei braccialetti, dei foulard e degli accessori che in tutta Italia saranno indossati dai sostenitori dell'iniziativa.
''Sarà il nostro segno di riconoscimento. Si tratta di un colore - spiega all'ADNKRONOS Stefania Ragusa, presidente del coordinamento nazionale ed animatrice della manifestazione - che non può essere associato ad alcun partito politico. Sotto il profilo della 'psico-cromatica', poi, il giallo è il colore della rinascita, del cambiamento. Io ho perfino fatto cambiare gli elastici del mio apparecchio dentale, saranno gialli pure quelli!''. ''Chi non può scioperare perché non ha copertura sindacale o perché non può abbandonare il posto di lavoro, pensiamo ad esempio ad una badante che assiste un anziano, avrà la possibilità di aderire idealmente indossando qualcosa di giallo. Sarà il modo - rileva - per far sapere a tutti che sostiene le ragioni dell'iniziativa. C'è chi non sciopererà sul posto di lavoro ma il 1 marzo farà uno 'sciopero degli acquisti', chi invece si unirà ai cortei e alle manifestazioni organizzate sul territorio. Ci sono diverse forme per partecipare''.
A giudizio di Stefania Ragusa ''è importante che non si parli dell'iniziativa come di un semplice sciopero 'etnico' degli immigrati. E' una forma ghettizzante di considerare una manifestazione che si propone piuttosto come uno sciopero per i diritti messo in atto da un ampio schieramento 'meticcio' che non può essere sminuito o inquadrato ma che al contrario si propone come un articolato movimento di opinione''.
Il 'popolo giallo' rifiuta ogni etichetta politica. ''Ci sono partiti che sostengono l'iniziativa come il Prc, il Pd, i socialisti, ma se domani altri schieramenti anche di centrodestra o qualche leghista 'illuminato' condividessero la nostra impostazione non avremmo nulla da ridire, anzi ci farebbe piacere'', avverte Ragusa.
Lo 'sciopero degli stranieri' è un'iniziativa della società civile che cresce e si alimenta anche sul web. Sono già più di 50.000 le adesioni individuali raccolte sulla pagina di Facebook dedicata alla manifestazione indetta dal movimento 'primomarzo2010'. Comitati organizzativi sono nati a Roma, Milano, Genova, Bologna, Napoli, Palermo e in altre città italiane.
La protesta incassa l'appoggio del Partito democratico. ''Insieme all'appuntamento del 21, 'giornata internazionale contro il razzismo', l'evento costituirà una vera e propria 'primavera della convivenza''', sottolinea Livia Turco, responsabile Immigrazione del Pd, a sottolineare l'esigenza di ''far emergere le facce positive dell'immigrazione, che sono una realtà diffusa nel nostro Paese''. A giudizio della responsabile Immigrazione del Partito Democratico, ''se si riuscisse a raggiungere l'obiettivo di portare un milione di firme in Parlamento su questo tema specifico, sarebbe una grande battaglia culturale e sociale''.
Dal Pdl Isabella Bertolini invita ad ''evitare strumentalizzazioni'' e parla di ''iniziativa superflua'', visto che ''l'Italia è un Paese generoso, ospitale e solidale, ben consapevole dell'importanza del lavoro degli stranieri''. Per il relatore in commissione Affari costituzionali di Montecitorio della proposta di legge che riforma la procedura di concessione della cittadinanza italiana "in Italia grazie al cielo il diritto allo sciopero è tutelato e scendere in piazza è del tutto legittimo. Spero davvero, tuttavia, che dietro il colore non di parte delle manifestazioni annunciate, non si annidi una forma di speculazione politica".
Gli organizzatori si ispirano alla manifestazione 'La journée sans immigrés: 24h sans nous', il movimento che in Francia sta organizzando per il 1 marzo uno sciopero degli immigrati. Nel manifesto programmatico dell'iniziativa, i promotori italiani sottolineano: ''Primo marzo 2010, una giornata senza di noi è un collettivo non violento che riunisce persone di ogni provenienza, genere, fede, educazione e orientamento politico. Siamo immigrati, seconde generazioni e italiani, accomunati dal rifiuto del razzismo, dell'intolleranza e della chiusura che caratterizzano il presente italiano''. I promotori dicono 'no' alla ''politica dei due pesi e delle due misure, nelle leggi e nell'agire delle persone''. Di qui la decisione di organizzare per il 1 marzo ''una grande manifestazione non violenta dal respiro europeo, non solo con la Francia che con la 'Journée sans immigrés, 24h sans nous' ci ha ispirato, ma anche con la Spagna, la Grecia e gli altri Paesi che si stanno via via attivando. Vogliamo stimolare insieme a loro una riflessione seria su cosa davvero accadrebbe se i milioni di immigrati che vivono e lavorano in Europa decidessero di incrociare le braccia o andare via''.
Tra le adesioni anche quella dell'Arci, che per il 1 marzo organizza ''un'iniziativa in un luogo-simbolo come Rosarno'', il comune calabrese teatro nelle scorse settimane di scontri e disordini tra immigrati e popolazione. ''Non sarà l'unica forma di adesione: le nostre realtà sul territorio - spiega Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell'Arci - saranno in contatto localmente con tutti i comitati che si sono costituiti per la promozione delle manifestazioni legate all'iniziativa''. Emergency sostiene ''con convinzione'' la ''mobilitazione dei migranti'', anche se questi ultimi ''difficilmente potranno partecipare: proprio perché i più deboli, i più ricattabili. Proprio per questo motivo - dice Cecilia Strada, presidente di Emergency - riteniamo importante la partecipazione di quanti possono (ancora?) godere di questo diritto''(ADNKRONOS).

Deputati e senatori sotto la lente, OpenParlamento.it li mette a confronto

Niente più segreti per gli inquilini di Montecitorio e Palazzo Madama. Se c'è un "fannullone" o uno stakanovista tra i nostri rappresentanti politici, il sito OpenParlamento.it , nato per monitorare l'attività di Camera e Senato, lo scova ed è pronto all'identikit. Tra le ultime novità del sito che aggiorna in tempo reale presenze, assenze, indice delle attività svolte e i voti ribelli dei nostri politici, spunta il "confronta-parlamentare".
Si tratta di un particolare strumento che imita la doppia intervista modello 'Iene'. Chi vincerà tra i due deputati o senatori scelti per un faccia a faccia fino all'ultima performance? Basta cliccare sul neo-servizio, inserire i nomi prescelti degli eletti e la curiosità sarà soddisfatta. Nel confronto diretto tra i due emergerà chi è più presente tra i banchi del Parlamento e chi è più ribelle. Ma soprattutto quali e quante siano le similitudini nel modo o nell'espressione stessa del voto.

Insomma, in linea con i tempi del Web 2.0 ma si potrebbe dire anche anche costituzionalmente corretto, OpenParlamento.it sembra affacciarsi al mondo virtuale con metodo democratico e partecipativo. Qualche mese fa il sito ha lanciato un altro strumento per avvicinare i cittadini alla politica: il "rappresentometro", un servizio che permette, dopo la registrazione online, di conoscere con quale politico si hanno più affinità.
Ma entrando dentro il sistema il volto di alcuni onorevoli parlamentari appare ormai svelato. Seguendo classifiche e dati di OpenParlamento.it, il ministro Renato Brunetta darebbe pieni voti all'On. Gabriella Carlucci. Altro che "fannullona". La deputata del Pdl nella seduta del 24 novembre scorso ha sostenuto con la sua firma ben 241 disegni di legge in un solo giorno, stabilendo un record nella storia della Repubblica. Tra tutti gli inquilini di Montecitorio, la Carlucci risulta la più attiva con 835 disegni di legge co-firmati dall'inizio della legislatura e tiene le distanze dalla seconda classificata l'On. Maria Antonietta Farina Coscioni (Pd) e Rita Bernardini. Non scherza nemmeno a livello di presenze: 93.14%. Anche se la testa della classifica se la guadagna Remigio Ceroni del Popolo della libertà. Il sindaco marchigiano del Comune di Rapagnano, in provincia di Fermo, ha sbancato in fatto di presenze totalizzando una percentuale del 99,80%. Seguono a parimerito con il 99.74% gli onorevoli Antonio Palmieri (Pdl) e Paolo Vella (Pdl).
E tra i senatori chi vince in presenza? Cristiano De Eccher del Popolo della libertà (99.97%). A ruota i leghisti Mandell Valli (99.85%) e Mario Pittoni (99.61%). Passando ai parlmentari più assenti, batte tutti Antonio Gaglione (Gruppo Misto) che totalizza il 92.18%. Dopo di lui e sempre del Gruppo Misto ci sono Italo Tanoni (76.57%) e Mario Baccini (75.20%). A sorpresa tra i senatori è Emma Bonino, la candidata alle Regionali per il Pd, ad accumulare la percentuale maggiore di assenze: 78.43%. Poi Giovanni Pistorio (Gruppo Misto) con il 69.25% e Sergio Zavoli (Pd) con il 65.54%.
Altra classifica. Al top dei deputati più ribelli in fatto di voto c'è Furio Colombo (Pd). Dai dati di OpenParlamento.it, l'ex direttore dell'Unità avrebbe votato autonomamente contravvenendo alle direttive del partito 448 volte. Quasi 80 volte in più di Elisabetta Zamparutti (Pd) che si è fermata a 368. Ma quando si tratta di andare a curiosare tra i profili dei politici, chi batte tutti è Antonio Di Pietro seguito dal premier Silvio Berlusconi e Dario Franceschini.

Forte rappresentanza dell’America Latina al Congresso dell’Unione Italiani nel Mondo (Roma, 24-25 febbraio 2010)

Il Congresso della UIM, in programma a Roma il 24-25 febbraio, conterà su una rilevante partecipazione della delegazione che rappresenta l’America Latina. Paesi come l’Argentina, il Brasile, l’Uruguay, il Paraguay, il Cile, la Bolivia, il Perù ed il Venezuela avranno i loro rispettivi rappresentanti che parteciperanno attivamente ai tavoli di lavoro.


Nel Congresso si tratteranno tematiche relative alle nuove problematiche che affrontano gli italiani all’estero e si farà riferimento principalmente al concetto di “Rappresentanza Politica” ed agli “organismi ed istituzioni di rappresentanza”, facendo speciale attenzione ai progetti di riforma del COMITES e CGIE. Altresì si dibatterà e si scambieranno idee su quanto concerne il sistema elettorale e la modalità di voto, il ruolo che deve occupare l’associazionismo, le nuove generazioni, la legislazione sulla cittadinanza etc.
A partire dal fluido interscambio d’idee e progetti che si realizzerà in questo Congresso, la UIM elaborerà un documento finale sintetizzando le diverse proposte insieme alla formulazione di una linea di lavoro.
“La partecipazione a questo Congresso sarà di molto beneficio per tutti gli italiani all’estero, in particolare per quelli che risiedono in America Latina. Sono convinto che gli organismi di rappresentanza come i Comites ed il CGIE costituiscano insieme ai nostri parlamentari il fondamento della libera e plurale espressione della comunità italiana all’estero”, ha dichiarato José Tucci, dirigente sociale, presidente del Patronato Ital Uil Argentina e titolare del “Coordinamento per l’America Latina”.
“Occorre ricordare - ha concluso Tucci - che la UIM è stata fondata nel 1995 dal Sindacato Uil e dal Patronato Ital Uil ed ha come obiettivo la tutela dei diritti e degli interessi degli italiani nel mondo, offrendo assistenza e sostegno negli aspetti sociali, politici e previdenziali”.

Clima, Rapporto Italia: "Terzo paese in Europa per emissioni inquinanti"

Un Paese bloccato, con gravi problemi in tema di mobilità, legalità, rifiuti, con sprazzi di eccellenze e buone pratiche sparse che, pur aprendo la strada a momenti di ottimismo, non riescono a fare sistema e a caratterizzare lo sforzo unitario della comunità". A scendere nello specifico, appare "decisamente negativa" la performance italiana relativa alle emissioni climalteranti. Con 550 milioni di tonnellate di Co2, l'Italia è infatti il terzo Paese europeo per emissioni, in un trend poco virtuoso ma in costante crescita, dato che, per emissioni, "era quinto nel 1990 e quarto nel 2000". E' l'Italia fotografata da Legambiente nel rapporto 'Ambiente Italia 2010', presentato a Roma.
Rispetto al 1990 - anno di riferimento per l'obiettivo di riduzione del 6,5% entro il 2010 del Protocollo di Kyoto - la crescita delle emissioni lorde italiane è stata del 7,1%, e ciò "soprattutto a causa dell'aumento dei consumi per trasporti (+24%), della produzione di energia elettrica (+14%) e della produzione di riscaldamento per usi civili (+5%)". Le emissioni nette, considerando i cambiamenti d'uso del suolo e l'incremento della superficie forestale, sono cresciute invece del 5%. Tutto ciò, mentre a livello europeo si registra una riduzione del 4,3% (Ue a 15) delle emissioni rispetto al 1990, con Germania, Gran Bretagna e Francia che hanno già superato gli obiettivi del Protocollo di Kyoto.
MOBILITÀ, ESISTONO SOLO LE AUTO - Tra i settori più critici, Legambiente individua "ancora" quello della mobilità. L'Italia è infatti "il Paese con la più elevata quantità pro-capite di mobilità motorizzata". Nel trasporto terrestre i mezzi privati coprono circa l'82% della domanda, con una crescita sostenuta del trasporto su moto e ciclomotori. Le merci continuano a viaggiare prevalentemente su strada (il 71,9% nel 2008), poco in nave (18,3%) e pochissimo su ferrovia (9,8%). Il tasso di motorizzazione è "altissimo" in costante espansione, con 598 auto ogni 1.000 abitanti (+91% dal 1980). Il tasso di motorizzazione (mezzi per abitante) è massimo in Valle d'Aosta con 1.093 auto e 110 motocicli ogni mille abitanti, seguita dal Lazio (674 auto e 114 motocicli ogni 1000 abitanti) e dall'Umbria (666 auto e 92 motocicli). Il tasso minore è in Trentino Alto Adige (540 auto e 82 motocicli) e Puglia (543 e 65).
IN MATERIA DI TASSAZIONE AMBIENTALE, l'Italia "ha raggiunto il minimo storico degli ultimi decenni". In rapporto al Pil, continua il rapporto 'Ambiente Italia 2010 di Legambiente', il nostro Paese mostra la massima riduzione della tassazione ambientale in tutta l'Unione europea nonostante l'intensità energetica sia rimasta pressoché invariata. In tema di ambiente, il rapporto dell'associazione del cigno evidenzia che "l'illegalità continua a caratterizzare pesantemente le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Calabria, Sicilia e Puglia)", mentre le percentuali minori di infrazioni si registrano in Valle d'Aosta, Molise, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, pur "registrando una sempre più seria penetrazione nelle regioni del nord".
IN TEMA DI RIFIUTI, poi, la raccolta differenziata vola in Trentino Alto Adige (53,4%), Veneto (51,4%), Piemonte (44,8%) e Lombardia (44,5), mentre "langue spaventosamente al Sud". In particolare in Molise (4,8%), Sicilia 86,1%), Basilicata (8,1%), Puglia (8,9) e Calabria (9,1%).

DI MENNA (UIL SCUOLA) SUI TAGLI ALLA SCUOLA ITALIANA ALL’ESTERO: INVECE DI VALORIZZARE SI RENDE PRECARIO TUTTO IL SETTORE

Segretario generale della Uil Scuola, Massimo Di Menna si fa oggi portavoce della "grave preoccupazione" del sindacato "per i tagli alla scuola statale e ai corsi di lingua italiana all’estero, annunciati nei giorni scorsi dal Ministero degli esteri" definiti "particolarmente negativi" soprattutto "nelle nostre scuole in Europa, in Africa e in Sud America, dove la domanda di lingua e cultura italiana ha registrato in questi anni un costante aumento e sempre più crescente è la richiesta di servizi culturali stabili e di qualità".
"Anche nel nostro Congresso di Lecce – ricorda Di Menna – abbiamo con forza denunciato il rischio che i tagli indiscriminati al servizio scolastico italiano all’estero possano, non solo compromettere i diritti dei lavoratori e dell’utenza, ma la stessa sopravvivenza di queste nostre istituzioni, che operano nel campo della promozione e della diffusione della lingua italiana e rappresentano un essenziale strumento della politica estera del nostro Paese". "Per questo – ricorda il segretario di Uil Scuola – la Uil scuola sollecita da anni il Parlamento e il Governo ad intervenire, avviando il necessario processo riformatore di queste nostre istituzioni scolastiche all’estero, che possa evitare il rischio che, continuando con questa politica di riduzione delle risorse, che non nasce quest’anno, ma che caratterizza le leggi Finanziarie degli ultimi anni, si arrivi alla precarizzazione di un settore, che, al contrario, avrebbe bisogno di interventi stabilizzatori, che possano valorizzare le nostre realtà scolastiche e culturali all’estero".Sulla questione, ricorda infine Di Menna, la Uil ha preso atto della lettera rivolta al Ministro Frattini dal vice presidente della Commissione Esteri della Camera, Franco Narducci (Pd), che fa riferimento al Congresso Uil scuola di Lecce , e l’intervento in Parlamento dell’on. Laura Garavini (Pd) a sostegno della scuola italiana all’estero .

20 anni fa moriva Sandro Pertini, il presidente più amato dagli italiani

Giornalista, combattente della Grande Guerra, medaglia d'argento al valor militare, partigiano, parlamentare membro della Costituente, presidente della Camera ma sopratutto uomo politico capace di innovare la figura e di reinterpretare il ruolo del capo dello Stato, tanto da guadagnarsi l'appellativo di "presidente più amato dagli italiani". Sandro Pertini, di cui il prossimo 24 febbraio ricorre il ventesimo anniversario della morte, è stato tutto questo ma, soprattutto, proprio dal Quirinale è stato un interprete dei sentimenti, dei timori, dei bisogni, delle aspirazioni dell'Italia di allora. Pertini rimane un personaggio più che una personalità, una figura familiare ancora scolpita nella memoria collettiva del Paese, che lo amò per la sua semplicità e per quel suo saper dire, dall'alto del suo scranno presidenziale, le cose che tanti italiani pensavano.
Nato a Stella San Giovanni in provincia di Savona il 25 settembre del 1986, a ventuno anni si guadagnò la medaglia d'argento al valor militare per aver combattuto sull'Isonzo nella guerra del 15-18. Nel primo dopoguerra aderì al Partito socialista e si contraddistinse per la sua opposizione al fascismo, tanto da essere costretto, a causa della sua militanza politica, a lasciare l'Italia dopo essere stato condannato a otto mesi di carcere. Cominciò da lì il suo esilio in Francia, dove proseguì l'impegno antifascista che nel 1929 lo riportò in Italia sotto falso nome. Venne catturato, arrestato e condannato prima alla reclusione e in seguito confinato nell'isola di Ventotene.
Con lo stesso impeto, Pertini si impegnò nella lotta partigiana che continuò dopo la caduta del regime fascista nel 1943 nella battaglia di Porta San Paolo a Roma, mentre parallelamente cominciava insieme a Pietro Nenni la rifondazione del Partito socialista. Catturato dalle Ss e condannato alla pena capitale, riuscì a sfuggire alla morte per l'intervento dei partigiani del Gap che lo liberarono. Nell'Italia repubblicana venne eletto deputato all'Assemblea Costituente e poi senatore nella prima legislatura per tornare nuovamente alla Camera, sempre rieletto dal 1953 al 1976. Dal 1968 al 1976 fu chiamato alla guida della Camera che lo lanciò verso il Quirinale l'8 luglio 1978, eletto come settimo presidente della Repubblica con una maggioranza record di 832 voti su 995.
Il suo settennato si pose forse nel periodo storico più difficile dell'Italia post bellica: il Paese ancora scosso dal sequestro e dall'omicidio di Aldo Moro, era attraversato dalle lotte operaie e studentesche e destabilizzato dalla minaccia del terrorismo e dalle bombe. La figura di Pertini, la sua fermezza, il rigore morale, contribuirono a tenere unito il Paese di fronte alle incursioni delle Br o agli spaventosi attentati come la strage di Bologna nel 1980. Nello stesso anno riecheggia l'appello "Fate presto" che Pertini pronuncia dopo aver visitato le zone del rovinoso terremoto in Irpinia, che prelude alla denuncia televisiva a reti unificate sulla lentezza delle operazioni di soccorso, sull'inefficienza e l'inadeguatezza del sistema di aiuti che tra mille ostacoli, anche di natura organizzativa e logistica, faticò moltissimo a mettersi in moto.
Spontaneo e per questo apprezzato dai suoi concittadini, Pertini non si lasciava ingabbiare dal protocollo e non perdeva occasione per sfuggire al ferreo cerimoniale imposto al capo dello Stato. Scelse di non alloggiare al Quirinale e mantenne la residenza nel suo appartamento a Fontana di Trevi, dove continuò a vivere con la moglia Carla Voltolina, tra l'affetto degli abitanti e i commercianti del quartiere con i quali, non di rado, si fermava a chiacchierare.
Pronto al saluto, alla battuta, Pertini fu anche il presidente del Mondiali di calcio nel 1982, quando l'Italia guidata da Enzo Bearzot tornò dalla Spagna con il titolo. Sull'aereo presidenziale, Pertini 'costrinse' un taciturno e intoverso friuliano come Dino Zoff a giocare in coppia con lui a scopone scientifico, contro il 'barone' Franco Causio e il ct della nazionale.
"Grazie allo slancio ideale, alla esemplare rettitudine, all'inconfondibile tratto di umana schiettezza e alla straordinaria capacità di comunicare, che lo caratterizzarono, Pertini è riuscito ad avvicinare i cittadini alle istituzioni, diventando un modello di impegno civile e morale per tutti gli italiani". E' quanto afferma il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel messaggio inviato in occasione della manifestazione promossa oggi a Stella, nel ventennale della scomparsa di Sandro Pertini. Un messaggio, scrive il capo dello Stato, di "sincera partecipazione e vivo apprezzamento per l'iniziativa in ricordo di uno dei padri fondatori dell'Italia democratica e repubblicana, custode dei suoi principi e ideali piu' alti". Per Napolitano, "rileggere la vicenda umana, politica e istituzionale del presidente Pertini significa ripercorrere un lungo tratto della storia dell'Italia contemporanea di cui egli fu appassionato protagonista: dalla Grande Guerra alla crisi dello Stato liberale, dall'avvento del fascismo alla Resistenza e alla nascita della repubblica".

21 febbraio 2010

“Cineca”: una finestra sulle università straniere

ROMA - Sempre più ricca di informazioni la piattaforma interattiva “Cineca”, nata nell’aprile 2009 per favorire il contatto tra università italiane e straniere e internazionalizzare i nostri atenei, migliorandone l'efficienza.
Il progetto, frutto di un'intesa tra Ministero degli Affari Esteri, Ministero dell'Università e Conferenza dei Rettori, consiste in un database aggiornato degli accordi e dei progetti tra università italiane e straniere, consultabile sul sito http://accordi-internazionali.cineca.it/ , nel quale finora 77 atenei italiani hanno inserito 5.975 accordi di mobilità o di ricerca.
“Cineca” è uno strumento per superare le difficoltà nel reperire informazioni, dovute essenzialmente all'autonomia delle università. Una nuova fonte informativa in materia di accordi interuniversitari, che contribuisce ad accrescere le interazioni fra mondo accademico e sistema produttivo.
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Il sottosegretario Mantica risponde all’interrogazione Di Biagio-Angeli sulle vittime italiane della dittatura argentina

ROMA – Il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica ha risposto all’interrogazione presentata da Aldo Di Biagio, deputato eletto nella ripartizione Europa e da Giuseppe Angeli, eletto alla Camera in America Meridionale, entrambi per il Pdl, in merito ad eventuali iniziative politiche e normative utili alla ricostruzione della memoria storica dei desaparecidos italiani in Argentina.
I deputati evidenziavano nell’istanza presentata lo scorso mese di novembre, rivolgendosi al ministro degli Esteri e a quello dell’Interno, la necessità di un “riconoscimento da parte dello Stato italiano delle vittime di origine e discendenza italiana del terrorismo in Argentina” e domandavano se un tributo fosse previsto per queste ultime in occasione del Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo interno e internazionale.
Mantica ha evidenziato nella risposta scritta come l’Italia abbia sempre seguito con “grande attenzione la questione dei desaparecidos italiani accertati a seguito degli eventi legati alla dittatura militare in Argentina tra il 1976 e il 1983”, dramma di circa 30 mila desaparecidos complessivi che “ha dato vita ad innumerevoli organizzazioni di parenti che, mediante azioni legali e sensibilizzazione della società, continuano a chiedere alle autorità argentine che i responsabili vengano processati”.
Tra le vittime, “i desaparecidos italiani accertati, intendendosi per tali coloro i quali hanno la sola cittadinanza italiana e non i numerosissimi doppi cittadini – ha puntualizzato Mantica - sono 46”.
Il sottosegretario ha segnalato quanto sino ad oggi compiuto per iniziative connesse al ricordo di queste vicende e delle vittime in esse coinvolte. “Con fondi stanziati sulla legge n. 180 del 1992, dedicati a sostenere iniziative di pace ed umanitarie in sede internazionale, sono stati erogati contributi finanziari per progetti di riabilitazione delle vittime della dittatura militare argentina, realizzati dall’associazione ‘Abuelas de Plaza de Mayo’. Si possono citare – ha aggiunto Mantica - il contributo erogato nel 2003 a favore del ‘Centro di salute mentale per il diritto all’identità’, ed il contributo erogato nel 2004 a favore del progetto ‘Conservazione dell’archivio della Commissione nazionale per i Desaparecidos (Conadep)’. Nel 2007 è stato concesso un contributo per il rafforzamento istituzionale della suddetta associazione”.
Mantica ha quindi ricordato il processo tenutosi a Roma (condanna di primo grado nel dicembre 2000, confermata in appello nel marzo 2003) relativo a 8 cittadini italiani sequestrati ed uccisi. Il processo ha portato alla condanna all’ergastolo di due generali argentini ed a condanne a 24 anni di carcere per altri 6 ufficiali argentini. Tra le iniziative in onore alla memoria, il sottosegretario segnala, infine, la stele per ricordare i desaparecidos italiani vittime della dittatura installata in forma permanente presso l’ingresso dell’Ambasciata italiana di Buenos Aires. (Inform)

Candidati alle Regionali sul ring, strategie e curiosità nei 13 round elettorali

Il ring delle elezioni del 28 e 29 marzo sembra ancora lontano ma gli schieramenti sono già pienamente impegnati a vincere il match che si giocherà sulla lunghezza delle tredici riprese, tante quante sono le regioni in palio. E fra le pieghe della campagna elettorale, spuntano le curiosità e gli slogan, si scopre dietro la facciata dei programmi, ammiccanti o austeri, il tocco della sensibilità artistica e della scaramanzia. Non a caso le donne candidate del Pdl porteranno una catenina con crocefisso donata loro da Silvio Berlusconi come portafortuna. Ecco, da nord a sud, la griglia delle sfide. Aquí escribes la parte del post a mostrar.

In Piemonte, il governatore uscente Mercedes Bresso, con un programma incentrato su impresa, salute, futuro e famiglia, rappresenta forse il caso più significativo dell'alleanza riuscita al nord tra centrosinistra e Udc, che non ha ritenuto di appoggiare il leghista Roberto Cota sostenuto dal centrodestra. Nella sua biografia online, Bresso ricorda, oltre al ricco curriculum politico, di essere appassionata di nuoto e delle passeggiate in montagna ma anche aver scritto, diversi mesi fa, il suo primo giallo: "Il profilo del tartufo".
Sul versante opposto, l'attuale capogruppo del Carroccio punta anche lui, nel programma, su lavoro e sanità, ma aggiunge federalismo e trasporti. Tema quest'ultimo, particolarmente 'caldo' viste le tensioni prodotte dal progetto Tav in val di Susa. Sul suo sito, Cota fa seguire alla sua biografia essenziale un profilo pubblicato da un quotidiano che lo cita come "il volto umano del Carroccio". In Lombardia il Pdl e la Lega puntano a far proseguire l'esperienza di Roberto Formigoni, con un quarto mandato al Pirellone. Anche qui, niente intesa con i centristi che vanno da soli, candidando Savino Pezzotta che invoca una "Lombardia che non si chiuda nella Padania", mentre per il Pd corre Filippo Penati, ex presidente della provincia di Milano.
In Liguria è il Pd che tenta una riconferma, quella di Claudio Burlando, con il sostegno centrista, mentre il Pdl punta su Sandro Biasiotti, deputato e capogruppo in commissione Trasporti di Montecitorio. Biasiotti si impegna a "riannodare tutti i fili con la politica nazionale che la sinistra ha tranciato" e il suo slogan è "La Liguria merita più lavoro".
In Veneto, dove il Pdl in nome dell'alleanza con la Lega ha 'sacrificato' Giancarlo Galan, il candidato del centrodestra è l'attuale ministro dell'Agricoltura, Luca Zaia, che corre all'insegna del "Veneto prima" e se la dovrà vedere con il democratico Giuseppe Bortolussi, direttore della Cgia di Mestre, il cui slogan è "Facciamo l'impresa", come a dire che certi successi sono ripetibili e non relegati all'epoca medievale. Anche qui, l'Udc schiera come proprio candidato il segretario regionale del partito, Antonio De Poli, che punta sui valori della "persona" e della "famiglia".
Nella 'rossa' Emilia-Romagna il Pd torna a scommettere sul Governatore Vasco Errani, che, forte del sostegno di Prc, Pdci e Socialismo 2000 se la dovrà vedere con Anna Maria Bernini, vice portavoce nazionale del Pdl. La Bernini si batte nel segno della partecipazione giovanile: temi prediletti sono sanità, infrastrutture e sicurezza. Fra i suoi portafortuna, un ciondolo della Giovane Italia e una croce cristiana regalatale da Silvio Berlusconi. Per l'Udc corre Gianluca Galletti.
Schema simile in Toscana, dove l'attuale assessore alla Sanità Enrico Rossi gode dell'appoggio di un ampio schieramento di centrosinistra. Se la vedrà con una delle quattro donne candidate dal Pdl nelle regionali, Monica Faenzi, che punta anche sulla circostanza inedita di essere la prima candidata donna alla presidenza della Toscana. "Il coraggio di cambiare" è il suo slogan e aggiunge: "Punto su sicurezza, lavoro, rilancio del turismo, Pmi e la formazione dei giovani". Anche per lei un portafortuna: "Il crocefisso con dei brillantini regalatomi da Berlusconi". Francesco Bosi è il candidato dell'Udc, dopo giorni di infruttuosi negoziati con il centrodestra.
Nel Lazio è la volta della politica tutta al femminile, con una sfida che porterà comunque una donna al vertice della Regione 'terremotata' dalla vicenda dell'ex presidente Piero Marrazzo. Renata Polverini ex segretario dell'Ugl, punta su sanità, lavoro, futuro e famiglia. Cerca di trasmettere un'immagine di normalità e di vicinanza alla gente comune, e non a caso lo slogan è 'Con te'. Porta sempre qualche 'amuleto' scaramantico nella borsa. Emma Bonino, candidata della Lista Bonino-Pannella ha ottenuto l'appoggio del Pd e scommette sulla possibilità di tenere insieme l'anima cattolica e quella laica dello schieramento. "Ti puoi fidare" scrive sui suoi manifesti elettorali.
Nelle Marche il centrosinistra cerca di confermare l'attuale presidente Gian Mario Spacca, che conta su uno schieramento ampio che raggruppa con il Pd, fra gli altri, Idv, Udc, Api, liste civiche. Il Pdl gli contrappone il medico Emilio Marinelli, vice sindaco di Civitanova Marche, che tenta di farcela all'insegna dello slogan "Cambiare scena".
L'Umbria è l'altra regione che vede una battaglia al femminile, ma fra tre candidate: a sfidare Catiuscia Marini che ha vinto le primarie del Pd, per il Pdl sarà Fiammetta Modena e per l'Udc la deputata Udc Paola Binetti, che ha da poco lasciato il Partito democratico in nome della difesa dell'identità e dei valori cattolici che ha visto disattesi in particolare con la scelta della Bonino per il Lazio. Per la Modena lo slogan è "L'Umbria vuole cambiare" e lei spiega: "Dopo 40 anni di dominio opprimente del centrosinistra c'è voglia di cambiare nella mia regione". Il suo programma punta su "centralità delle imprese, revisione del piano casa, Università, aiuti diretti alle fasce più deboli". Non manca il portafortuna: "Una catenina d'argento con crocefisso regalatami da Silvio Berlusconi".
La Campania è una delle regioni dove la battaglia per le alleanze è stata più dura. Il Pdl ha trovato l'accordo con l'Udc, che sosterrà Stefano Caldoro (anche lui ha sempre a disposizione qualche portafortuna a partire, dice, "dal classico corno napoletano che mi hanno regalato gli amici più cari") in cambio dell'appoggio alla candidatura di Domenico Zinzi alla provincia di Caserta. Il Pd schiera Vincenzo De Luca, una candidatura accettata, non senza forti dissidi interni, anche dall'Idv di Antonio Di Pietro.
Altra regione cruciale, per definire vincitori e vinti della tornata elettorale di marzo, è la Puglia. Con Nichi Vendola trionfatore nelle primarie e candidato alla conferma nel ruolo di Governatore per il centrosinistra, se la dovranno vedere Rocco Palese (Pdl) e Adriana Poli Bortone, leader di 'Io Sud' e candidata dell'Udc. Sul suo sito campeggia lo slogan "La nuova battaglia per la Puglia".
Ma al telefono Poli Bortone annuncia il vero grido di battaglia: "Orgogliosamente terrona", in nome, dice, "della mia terra che non è inferiore alla Padania". Punti cardine del programma: "Rilancio di agricoltura, ruolo centrale delle Pmi, un nuovo piano energetico per il territorio, turismo". Per Rocco Palese, candidato del Pdl, la sfida programmatica è tutta impostata attorno al ruolo della persona con alcuni punti cardine: sanità, famiglia, lavoro, territorio e ambiente. Sui suoi manifesti campeggiano gli slogan: 'Basta bugie' e 'Basta chiacchiere'.
Palese non ha dubbi: ''Sono per la concretezza, il mio è un programma basato sui fatti. Vogliamo assicurare alla Puglia un futuro di speranza e sviluppo e farla ritornare capitale del Mezzogiorno''. Il candidato-governatore del Popolo della libertà usa come porta fortuna un corno di corallo, che gli hanno regalato nella sua prima uscita elettorale a Bari. Le primarie hanno risolto il problema per il centrosinistra anche in Calabria, dove Agazio Loiero, ha ottenuto l'investitura per tentare di succedere a se stesso. Lo sfidante del centrodestra è il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti.
Il 'terzo incomodo' è Pippo Callipo, sostenuto da Idv. Al centro della campagna elettorale, la spesa e l'efficienza della sanità, la lotta alla criminalità organizzata e le ferite da rimarginare con i lavoratori stranieri dopo la tragedia di Rosarno. La Basilicata sarà contesa tra l'attuale presidente espresso dal centrosinistra Vito De Filippo e il consigliere regionale Pdl Nicola Pagliuca, preferito al giornalista ed europarlamentare indipendente eletto con l'Udc Magdi Allam, che comunque sembra intenzionato a correre con la lista 'Io amo la Lucania'.(ADNKRONOS)

Presentato da Loiero e Guagliardi alla Bit di Milano il “Rapporto sul turismo in Calabria 2010”

Il presidente della Regione Agazio Loiero e l’assessore al Turismo Damiano Guagliardi hanno presentato, alla Bit di Milano, il “Rapporto sul turismo-Calabria 2010”. A Milano a rappresentare la Calabria anche Miss Italia 2009, Maria Perrusi.“Sono convinto - ha affermato il Presidente Loiero - che nei prossimi anni il turismo calabrese cambierà alcune movenze. Abbiamo puntato sempre sul mare. Poco sulla montagna. Ci ha sempre frenato il dato infrastrutturale. Per questo abbiamo molto investito in questo settore dirottando i fondi comunitari verso l’Anas e le ferrovie allo scopo di creare una rete di comunicazione più efficiente”.
Secondo il presidente Loiero “considerando le brevi distanze tra mare e montagna, è necessario creare la possibilità per un migliore utilizzo dell’auto, che consentirebbe ai turisti di spostarsi facilmente e in breve tempo dal mare alla montagna e viceversa”. “Abbiamo rivolto la nostra attenzione – ha aggiunto Loiero - alla sviluppo della nostra cultura e della nostra storia. Cosa questa molto spesso trascurata anche nel resto d’Italia”. A tale proposito il presidente Loiero ha ricordato la campagna pubblicitaria per la Calabria, che ha avuto come testimonial il calciatore Gennaro Gattuso, che ha consentito di limitare anche gli aspetti della crisi che si è, invece, registrata più incisivamente nelle altre regioni. “In questa ottica – ha detto Loiero - abbiamo puntato alla creazione di una migliore recettività creando alberghi di lusso, ma anche quelli di altre categoria di maggiore diffusione. Il presidente Loiero ha infine messo in evidenza l’importanza della valorizzazione dei beni culturali da fruire.Nel suo intervento l’assessore Guagliardi ha detto che “alla domanda pressante di quest’anno se il turismo deve essere un’occasione nuova per lo sviluppo della Calabria, occorre rispondere sì”. “Infatti – ha sottolineato Guagliardi – la trasformazione dei prodotti agricoli devono diventare un’occasione di promozione turistica. Anche le Università deveno fare interventi mirati in questo settore. Stiamo registrando grande interesse anche per il turismo sociale e religioso. Ma tutti i contendenti devono discutere e scommettere su questo comparto”. Per Guagliardi non è pensabile che “il mare possa restare da solo ad accogliere i turisti. Il mare – ha spiegato - deve essere anche uno strumento utile per lo sviluppo articolato del territorio. In questa direzione dobbiamo sentirci coinvolti, poiché il nuovo progetto per la Calabria deve essere condiviso da tutti”. I lavori sono stati aperti dal dirigente di settore “Promozione turistica” Pasquale Anastasi il quale, dopo aver sottolineato che l’appuntamento di quest’anno è giunto alla sua decima edizione, ha affermato che “la Calabria è l’unica regione ad avere i dati del turismo dell’anno passato già in questo mese di febbraio, quando molte altre regioni li presenteranno in autunno”. I dati analitici sono stati presentati da Mariza Righetti, responsabile dell’Osservatorio regionale sui dati turistici. “Dal 2005 al 2009 – ha detto Righetti - si è avuto complessivamente un incremento turistico del 7,9%, mentre gli effetti della crisi dell’ultimo biennio hanno fatto registrare un decremento di appena lo 0,9%”. Il direttore generale del Dipartimento Turismo, Tommaso Loiero, ha, invece, illustrato i dati relativi agli interventi fatti nei diversi settori. Ha parlato di finanziamenti di 24 milioni di euro per i Porti, di 28 milioni di euro per i Piani integrati territoriali (Pit). Ha anche evidenziato la grande attenzione rivolta all’attività ricettiva attraverso la pubblicazione di bandi indirizzati al potenziamento e alla riqualificazione del comparto, con un investimento di circa 55 milioni di euro. Infine, Tommaso Loiero ha parlato degli interventi per il sistema e l’attività aeroportuale calabrese e della sottoscrizione di un Apq per le politiche giovanili. Gli interventi di carattere tecnico scientifico sono stati svolti dagli esperti Emilio Becheri, Ennio Salomon e Francesco Prosperetti.

CORSI DI LINGUA ITALIANA E ASSISTENZA AI BAMBINI BISOGNOSI: A MENDOZA LE ULTIME INIZIATIVE USEF

Una giornata ricreativa interamente dedicata ai bambini bisognosi della zona e un corso di lingua italiana di primo livello per stranieri. Sono queste le iniziative che l’Unione Siciliana Emigrati e Famiglie (USEF) di Mendoza, in Argentina, realizzerà nella città argentina nei prossimi giorni.La giornata dedicata ai bambini poveri, organizzata dai giovani dell’Usef, si terrà sabato 27 febbraio. In programma giochi di animazione, spuntini con hamburger alla griglia e altre attività. Tutta la comunità è invitata dall’Usef a contribuire alla realizzazione dell’evento, tramite donazioni di vestiti usati in buono stato, caramelle, hamburger e bevande. L’11 marzo l’Usef di Mendoza avvierà quindi un corso di lingua italiana di primo livello, rivolto agli stranieri. Le lezioni, curate dalla docente Daniela Carrizo, si terranno tutti i martedì dalle 10.30 alle 12.30 e i giovedì dalle 19 alle 20, fino al 12 luglio 2010.


LAVORO: STAGE TUTTO L'ANNO ALL'ILO DI GINEVRA

Stage all'Ilo. L'International labour organization (la sede e' a Ginevra) accoglie tirocinanti tutto l'anno, a seconda delle esigenze dei dipartimenti. Per proporre la propria candidatura basta essere laureati o laureandi in materie attinenti il lavoro. Quindi Diritto internazionale, Economia, Scienze politiche e Scienze sociali. Indispensabile, infine, la conoscenza di inglese, francese o spagnolo. Gli stage sono rimborsati (http://www.ilo.org/).

SCUDO FISCALE: CALDEROLI, BANCA D'ITALIA O BANCA D'OPPOSIZIONE?

''Siamo ormai purtroppo abituati alla politica del 'tanto peggio tanto meglio', da parte dei partiti di opposizione, delle testate di opposizione, del sindacato di opposizione e via dicendo, politica che, con l'intento di danneggiare il Governo e la maggioranza, descrive un quadro fallimentare che fa male a tutto il Paese e a tutti. Un atteggiamento di questo genere, ancorche' non condivisibile, non lo si puo' concedere, pero', ad un'istituzione come la Banca d'Italia, che, gia' in un recente passato, ha comunicato pessimistici e non fondati dati sulla disoccupazione nel Paese assolutamente difformi dal dato che invece ci viene attribuito dall'Europa''.
E' quanto afferma, in un comunicato, il ministro Roberto Calderoli (Lega Nord) che aggiunge: ''E ora viene resa pubblica una loro analisi da cui emergerebbe che l'operazione scudo fiscale avrebbe portato a soli 35 miliardi di rientri effettivi contro i 93 dichiarati, invece, dall'Agenzia delle Entrate. I conti non tornano, perche' si scambiano i fischi per fiaschi! Chi conosce la materia sa benissimo che i 60 miliardi di provenienza elvetica sono dovuti per forza rientrare, non avendo la possibilita' di essere regolarizzati, visto che la Svizzera non e' presente nella 'White List'. Si e' cercato di vendere come totale del rientro effettivo i 35 miliardi che rappresentano invece solo il flusso finanziario attraverso bonifici, mentre in realta', come chiaramente spiegato dall'Agenzia delle Entrate, sono ben 93 i miliardi di beni che sono rientrati e 2 quelli regolarizzati''.''Questi risultati -prosegue Calderoli- dimostrano che l'operazione 'scudo fiscale' rappresenta il piu' grande successo di sempre.Bankitalia torni ai suoi doveri istituzionali, tra i quali vi e' anche la sorveglianza su quello che viene evaso a San Marino, Paese che talvolta pare avere dei 'patronage' particolari''.

RIFORME: VELTRONI, SI TORNI AL SISTEMA MAGGIORITARIO

''Oggi c'e' un sistema peggiore di quello delle preferenze, perche' decidono le segreterie. Vedo in giro una grande nostalgia per le preferenze, ma io non mi associo. E' attraverso questo sistema che la mafia, la camorra, e la 'ndragheta controllano alcune zone del nostro Paese''. A dirlo Walter Veltroni nel corso del suo intervento al seminario promosso da Area Democratica a Roma, alla presenza di Emma Bonino, candidata per il centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio.
Per Veltroni occorre ''una riforma in senso maggioritario che favorisca il bipolarismo. In Parlamento - ha ricordato - oggi il partito piu' anziano e' quello Radicale, gli altri sono tutti piu' giovani. Senza bipolarismo si rischia di tornare alla Prima Repubblica ma senza la forza di quei partiti che avevano profonde radici e identita'. Con il proporzionale - ha sottolineato - si tornerebbe a quelle che c'era prima, ma peggio''.Secondo Veltroni va posto in essere ''il sistema bipolare, secondo il principio del collegio uninominale con primarie obbligatorie per legge''. Facendo riferimento alla questione sulla legalita' del sistema elettorale sollevata da Emma Bonino nell'intervento che lo ha preceduto, Veltroni ha asserito che si tratta ''di un problema reale. Sono sorpreso che da un mese in tutta Italia sono comparsi manifesti con candidati che legano il proprio nome al simbolo di un partito, quando invece le liste non sono ancora state presentate e i partiti non hanno deciso''.

BIT DI MILANO: PRESENTATA LA CANDIDATURA DE L'AQUILA A CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA 2019

Da Milano parte ufficialmente la candidatura dell'Aquila a Capitale europea della cultura 2019. A presentarla stamane alla Bit 2010 il presidente della Regione Abruzzo, l'assessore alla Cultura, l'assessore ai Grandi eventi del comune dell'Aquila e il presidente della Provincia dell'Aquila. "La candidatura dell'Aquila - ha detto il presidente della Regione - di fatto apre una nuova stagione per l'Abruzzo che esce dalla campanile di 305 comuni e quattro province e entra in una nuova dimensione fatta di unità d'intenti e obiettivi comuni". Ufficialmente il bando per la scelta della città italiana Capitale d'Europa della Cultura verrà aperto nel 2012, ma già da diverse città stanno arrivando le prime proposte, tra queste figurano Bari, Brindisi e da oggi anche L'Aquila. Sul nome dell'Aquila - ha spiegato ancora il presidente della Regione - abbiamo avuto dal governo un assenso di massima che si è materializzato con una lettera del Sottosegretario Gianni Letta e del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi di appoggio alla candidatura dell'Aquila. Questo per noi rappresenta un buon inizio, ma c'è ancora molta strada da fare per riuscire a rispondere a tutti i requisiti del bando che uscirà tra due anni e per convincere la giuria che farà la scelta nel 2013. Devo dire che ci sono altre istituzioni pronte ad appoggiare la candidatura, tra cui il comune di Roma e la Provincia di Milano". L'assessore alla Cultura ha poi spiegato come è nata l'idea di candidare L'Aquila a Capitale europea della Cultura 2019. "Subito dopo il terremoto - ha detto in conferenza stampa - abbiamo saputo di questa possibilità e abbiamo pensato di sondare il terreno con il Governo. C'è stata subito l'adesione entusiasta del Sottosegretario alla Presidenza e del Presidente del Consiglio che ci ha spinto ad andare avanti. Solo ieri ho avuto un colloquio con Gianni Letta che mi ha confermato l'appoggio del governo a questa candidatura, sottolineando che i riscontri positivi alla proposta subito dopo il terremoto non erano di circostanza". Sulla stessa frequenza d'onda il presidente della Provincia, che ha esaltato le caratteristiche e le peculiarità culturali della città dell'Aquila, e l'assessore Grandi eventi del Comune dell'Aquila che ha sottolineato i contatti culturali che la città dell'Aquila può vantare a livello nazionale e internazionale e le potenzialità sullo stesso settore dell'intera provincia aquilana.

20 febbraio 2010

Razzismo, il 45% dei giovani italiani dice no agli immigrati

Il 45% dei ragazzi italiani è chiuso verso l'immigrazione. Ma per la metà degli intervistati il razzismo non e' mai giustificabile e gli stranieri non sono né una minaccia culturale né religiosa. A essere più "aperte" sono soprattutto le giovani donne che abitano nei grandi centri del Sud Italia e che provengono dalla classe media, mentre i più restii ad accettare chi proviene da un altro Paese sono soprattutto i maschi under 21 che vivono al Nord e di ceto sia alto che basso. Identica la percentuale degli "inclusivi" e degli "xenofobi" (19% circa). Così gli under vedono la diversità nella ricerca "Io e gli altri: i giovani italiani nel vortice dei cambiamenti", realizzata dagli istituti Swg di Trieste e Iard Rps di Milano e voluta dall'Osservatorio della Camera dei deputati sui fenomeni della xenofobia e del razzismo in collaborazione con la Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome. Lo studio e' stato presentato a Montecitorio.Aquí escribes la parte del post a mostrar.

Se rom e sinti, rumeni e albanesi sono i popoli più "antipatici" e "odiati" dagli under 30 - si trovano in fondo alla classifica di quelli più amati, scelti dal 40%-, europei, statunitensi e sudamericani sono quelli più "simpatici" (90%).
Male anche tossicodipendenti, turchi e musulmani, mentre pochi pregiudizi nei confronti di omosessuali, poveri ed ebrei. Nel mezzo ci sono, in ordine di preferenza, sudafricani, filippini, indiani e bengalesi (considerate etnie meno "aggressive"), mentre non se la passano troppo bene né i mediorientali né chi proviene dalla ex-Yugoslavia. Destano invece apprensione e allarme cinesi, maghrebini e russi.
"L'indagine ha coinvolto poco piu' di 2.000 giovani tra i 18 e i 29 anni- spiega Enzo Risso, coordinatore della ricerca-, che sono stati intervistati via internet attraverso un questionario di circa 150 domande. A nessuno abbiamo chiesto apertamente se è razzista, perchè ci siamo occupati non solo di immigrazione ma anche di diversità: differenze di genere, di ricchezza, di religione. Abbiamo invece domandato loro chi non vorrebbero come vicino di casa, come collega, come genero o nuora o con chi invece andrebbero a cena più volentieri".
Altro dato interessante è che, secondo i giovani, il più impegnato a lottare contro la xenofobia è il Terzo settore. "I ragazzi italiani infatti hanno promosso a pieni voti solo il volontariato, dato appena la sufficienza a scuola e chiesa, mentre hanno bocciato tutti gli altri", dice Risso. E in mezzo ai giovani che sostengono l'area "aperturista" nei confronti dell'immigrazione (40%) e a quella che parteggia per il fronte della chiusura, ci sono i "mixofobici" (14,5%): ragazzi che vivono in una sorta di limbo contraddistinto da un sentimento di fastidio di sottofondo o di sofferenza verso ciò che si allontana dalla loro identità.

19 febbraio 2010

Fatturato e ordinativi dell’industria in ripresa. Dichiarazione di Antonio Foccillo, Segretario confederale UIL

Che il 2009 sia stato un pessimo anno per l’economia è dimostrato ancora una volta dalle cifre pubblicate oggi dall’Istat che riguardano il fatturato e gli ordinativi dell’industria italiana.
I cali registrati su base annua, sono stati i peggiori di sempre e sappiamo tutti che hanno avuto e continuano ad avere un effetto negativo sull’occupazione.
Quello che però l’Istat ci conferma, ed è una notizia positiva, è il fatto che dal mese di dicembre è in atto una sorta di recupero della nostra economia, merito soprattutto della capacità delle imprese italiane ad affrontare i mercati esteri.
Purtroppo, è sul mercato interno che le difficoltà sono destinate a permanere se non saranno intraprese politiche dei redditi e occupazionali che aiutino gli italiani ad avere maggiore liquidità in tasca, per esempio con un’equa riforma fiscale che restituisca a lavoratori dipendenti e pensionati quanto hanno perso dall’inizio della crisi.

TANGENTOPOLI:UNA ''TASSA'' DA 1.000 EURO L'ANNO PER OGNI ITALIANO

La corruzione in Italia ha un impatto devastante sull'economia, sull'immagine e sulla morale del Paese e rappresenta una ''tassa'' di 1.000 euro a testa, neonati compresi. E' quanto emerge dai dati del Servizio Anticorruzione istituito presso il Ministero dell'Innovazione nella Pubblica Amministrazione che ha diffuso solo tre mesi fa il suo primo rapporto al Parlamento.
Le stime parlano di un costo della corruzione compreso tra i 50 e i 60 miliardi di euro l'anno ma si tratta, appunto, di stime perche' dai dati ufficiali emerge un fenomeno ''iceberg'': ''Quello che vediamo e' solo la 'punta' che emerge sopra il pelo dell'acqua'' sottolinea il Ministero.I dati piu' visibili sono infatti quelli delle denunce per reati riconducibili a fenomeni corruttivi. Tra il 2004 ed il 2008 sono state 3.200-3.400 l'anno con un picco di 5.499 denunce nel 2006. Il reato piu' diffuso, lo stesso emerso nelle cronache di questi giorni, e' quello di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche che da solo rappresenta un terzo delle denunce (il 32% del totale). Questo dato, sottolinea il Servizio Anticorruzione ''fotografa molto probabilmente la crescente attenzione della criminalita' organizzata volta a trarre un vantaggio illecito dai finanziamenti pubblici''. Se poi a questa fattispecie di reato si aggiungono quelle di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato e malversazione a danni dello Stato si arriva a consatare che i reati che implicano una 'deviazione' dei finanziamenti pubblici rappresentano al 47% del totale delle denunce. Il secondo reato piu' frequente e' quello di abuso di ufficio (27,2% delle denunce). Le persone denunciate sono state 12.482 nel 2004, 13.525 nel 2005, 19.976 nel 2005, 14.360 nel 2007 e 10.846 nel 2008.L'andamento, avverte l'Anticorruzione, va preso pero' con le pinze perche' una flessione dei reati puo' essere interpretata ''come effettiva riduzione della corruzione ovvero, all'opposto, in termini di scarsa efficacia degli strumenti di contrasto''.

Industria: 2009 nero, riscatto a dicembre

Nella media dell'intero 2009 il fatturato dell'industria italiana è crollato del 18,7% rispetto al 2008 e gli ordinativi sono colati a picco del 22,4%. Lo comunica l'Istat precisando che si tratta dei peggiori cali da quando viene registrata la serie storica, ovvero almeno dal 2000. Forte la ripresa per gli ordini dell'industria a dicembre: +4,7% rispetto a novembre e +10,1% rispetto a dicembre 2008. Lo comunica l'Istat precisando che l'incremento su base annua e il migliore da febbraio 2008.
Sempre considerando l'intero 2009 il fatturato totale dell'industria è calato del 17,4% sul mercato interno e del 21,6% su quello estero. Analogo andamento per gli ordinativi totali: quelli nazionali sono calati del 21,7% e quelli esteri del 23,7% rispetto all'intero 2008. Per quanto riguarda i diversi settori di attività economica il calo più forte ha riguardato, sempre nell'intero periodo gennaio-dicembre 2009, il settore della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-34% tendenziale). Male anche la fabbricazione di coke e petroliferi raffinati (-27,6%), macchinari (-22,9%), e la fabbricazione di apparecchiature elettriche e per uso domestico (-21,6%). Hanno "contenuto le perdite" i settori della produzione di prodotto farmaceutici (rispetto al 2008 hanno perso solo lo 0,3%), e l'industria alimentare (-4% tendenziale).
"Sono dati che ci aspettavamo, perché l'Italia è stata colpita duramente da questa crisi. C'é qualche miglioramento rilevato negli ultimi mesi, però siamo ancora nell'ambito di una congiuntura complessa, dove i miglioramenti, appunto, saranno lenti", afferma Emma Marcegaglia. Il presidente di Confindustria, a margine di un convegno alla Fiera del Levante, ha anche sottolineato "l'impatto sull'occupazione. Siamo ad un tasso di disoccupazione all'8,5%. Nei prossimi mesi dovremmo gestire situazioni complesse di ristrutturazioni. L'importante - ha detto - è farlo insieme, governo, istituzioni, sindacati e Confindustria, cercando però non di salvare stabilimenti che non possono stare in piedi, ma assolutamente salvando i posti di lavoro e cercando di reimpiegare le persone", ha concluso Marcegaglia.

Sempre più italiani, ma solo grazie agli immigrati: 60,4 milioni i residenti

ROMA - Continua a crescere la popolazione italiana (60,3 milioni i residenti), nonostante il forte calo delle nascite e l'aumento dei decessi (-17.700 il saldo naturale nel 2009). Un risultato, dunque, che continua a poggiarsi sull'arrivo di cittadini stranieri e la forte propensione alla maternità delle donne immigrate, cui si devono 94 mila nascite l'anno scorso (oltre il 16% del totale). E' quanto si ricava dal rapporto sull'andamento demografico in Italia messo a punto dall'Istat.


I NUMERI, allora. Nel corso del 2009 la popolazione italiana ha continuato a crescere raggiungendo i 60 milioni 387 mila residenti all'1 gennaio 2010, con un tasso di incremento del 5,7 per mille. La popolazione in età attiva mostra un incremento, perlopiù frutto delle migrazioni dall'estero, di circa 176 mila unità, giungendo a rappresentare il 65,8% del totale. I giovani fino a 14 anni di età aumentano di circa 53 mila unità e rappresentano il 14% del totale. Le persone di 65 anni e più risultano in aumento di 113 mila unità e sono giunte a rappresentare il 20,2% della popolazione. I cittadini stranieri sono in costante aumento e costituiscono il 7,1% del totale. La dinamica migratoria è ancora una volta determinante ai fini della crescita demografica. Il saldo migratorio netto con l'estero è pari al 6,4 per mille, mentre il saldo naturale è negativo e pari a -0,3 per mille, a causa di un aumento dei decessi in presenze di una diminuzione delle nascite rispetto al 2008.
MANO NATI, PIÙ DECESSI - L'Istat precisa come per il terzo anno consecutivo la dinamica naturale (differenza tra nascite e decessi) registra un saldo di segno negativo, in una misura, tuttavia, ben più accentuata di quella del precedente biennio: -17 mila 700 unità nel 2009, contro -8 mila 500 unità del 2008 e -6 mila 900 unità del 2007. Le nascite sono stimate pari a 570 mila unità, da cui deriva un tasso di natalità pari a 9,5 per mille residenti. Si rilevano circa 6 mila 700 nascite in meno rispetto al 2008, anche se il dato complessivo del 2009 rappresenta il secondo miglior risultato dal 1993. Al recupero delle nascite concorrono da alcuni anni due fattori: il ruolo delle donne immigrate e il mutamento del comportamento riproduttivo da parte delle donne di cittadinanza italiana. Il contributo alla natalità delle madri di cittadinanza straniera si fa sempre più importante. Si stima, infatti, che nel 2009 circa 94 mila nascite, pari al 16,5% del totale, siano attribuibili a madri straniere (erano 29 mila nel 1999, pari al 5,4%, 92 mila nel 2008 pari al 16%), di cui il 3,4% con partner italiano e il restante 13% con partner straniero.
NATALITÀ: PIU' MAMME STRANIERE - Le cittadine italiane mantengono una quota di gran lunga prevalente della natalità, oltre 476 mila nascite (-8 mila rispetto al 2008) pari all'83,5% del totale. La riduzione osservata, segnala sempre l'Istat, non può essere messa in relazione con fattori solo congiunturali come, ad esempio, la recente crisi economica. Le scelte di natalità da parte delle madri italiane concretizzatesi nel 2009 sono il frutto, per almeno i tre quarti, dei progetti intrapresi nel 2008, ossia prima o all'inizio della succitata crisi. Semmai, sebbene siano necessari ulteriori approfondimenti, 'il recente calo potrebbe rappresentare un primo segnale del fatto che il recupero di natalità cui si è assistito negli ultimi 10-15 anni, conseguenti allo spostamento in avanti del calendario riproduttivo delle madri italiane ben oltre l'età media dei trenta anni, stia andando progressivamente esaurendosi', si legge nel rapporto statistico. Tale processo è parallelo, peraltro, all'uscita dal periodo di vita fecondo delle generazioni baby boomers del Paese. Ad esempio, le donne della classe 1964, prima generazione baby boom in Italia, hanno compiuto 45 anni di età nel corso del 2009.
Tali dinamiche di natalità fanno sì che nel 2009 il numero medio di figli per donna (Tft) sia stimato a 1,41, di poco inferiore all'1,42 del 2008. La fecondità è dunque in una fase di assestamento. Si mantiene superiore a quella dell'epoca di minimo, tipica della metà degli anni '90, ma ancora non si muove con decisione in direzione di quello che è considerato l'obiettivo ottimale per una popolazione, ossia il livello di sostituzione delle coppie, pari a circa 2,1 figli per donna.
Nel frattempo non si arresta il fenomeno della posticipazione dell'esperienza riproduttiva verso età più elevate. Nel 2009 l'età media al parto è stimata in 31,2 anni, leggermente più elevata di quella del 2008 (31,1) e ben 1,4 anni maggiore del livello raggiunto nel 1995 (29,8).
Nel 2009 le donne italiane hanno procreato mediamente 1,33 figli ciascuna, contro i 2,05 figli per donna delle cittadine straniere. Il contributo delle donne straniere all'indice di fecondità nazionale (1,41 figli) è pertanto valutabile nella misura del 12%, in crescita di due punti percentuali sul 2008. Si tratta di un contributo inferiore rispetto alla percentuale di nati da madre straniera sul complesso delle nascite, pari al 16,5%. La ragione di ciò risiede nel fatto che le donne straniere hanno un calendario della fecondità anticipato (28,7 anni l'età media al parto) rispetto alle italiane (31,7 anni). La propensione delle donne straniere ad avere figli in età più precoci delle italiane, dove tuttavia il livello complessivo di fecondità è più basso rispetto a quello rilevabile nelle classi di età intermedie (28-35), comporta pertanto un contributo percentuale inferiore sulla fecondità complessiva.
SI VIVE DI PIÙ - La stima relativa ai decessi sfiora le 588 mila unità, per un tasso di mortalità pari al 9,8 per mille. Anche in questo caso si assisterebbe ad un dato ragguardevole, considerando che ci si troverebbe di fronte al più alto livello mai registrato dal secondo dopoguerra. Nonostante la mortalità possa essere soggetta a fenomeni di natura ambientale (come ad esempio accadde nel 2003 con ondate di freddo invernale e di calura estiva), secondo l'Istat l'eccezionalità dei decessi del 2009 e, di conseguenza, un saldo naturale così negativo come mai si era osservato in precedenza, sono il risultato del processo di invecchiamento della popolazione, per cui aumentano gli individui cui, anno dopo anno, è permesso il raggiungimento delle fasi estreme dell'esistenza e aumentano in termini assoluti i decessi. Alla base di tutto vi è quindi il prolungato miglioramento delle condizioni di sopravvivenza. Il tasso di mortalità stimato per il 2009 (9,8 per mille) è simile a quello 2008, ma la popolazione beneficia di ulteriori progressi in termini di vita media. In particolare nel 2009 la stima della speranza di vita alla nascita è pari a 78,9 anni per gli uomini e a 84,2 anni per le donne. Rispetto al 2007, ultimo valore basato su dati totalmente osservati, la crescita è di 0,2 anni per uomini e donne. Il 2009, quindi, dopo tre anni consecutivi di stasi, segnala una possibile ripartenza della crescita della sopravvivenza femminile.
Va tuttavia ricordato che nell'arco degli ultimi 30 anni gli uomini hanno parzialmente eroso lo svantaggio di sopravvivenza nei confronti delle donne. Soltanto negli ultimi cinque anni, mentre le donne hanno incrementato l'aspettativa di vita di 0,5 anni, gli uomini hanno guadagnato un anno esatto in più. La differenza tra i generi, che era pari a 6,9 anni nel 1979, ossia nell'anno in cui si rilevava il massimo vantaggio femminile, è oggi ridotta a 5,3 anni. Se si considera l'andamento della sopravvivenza negli ultimi cento anni, l'aumento dell'aspettativa di vita complessiva è dovuto alla riduzione dei rischi di morte in tutte le fasi dell'esistenza. Se si considera, invece, l'andamento recente, il miglioramento delle condizioni di sopravvivenza si concentra soprattutto nelle fasce di età anziane. All'età di 65 anni la speranza di vita residua è oggi di 18,2 anni per gli uomini e di 21,7 anni per le donne. Nel 2007 era rispettivamente pari a 17,9 e a 21,6 anni. Ciò significa che il declino recente della mortalità interessa soprattutto gli anziani, cioè coloro che in via pressoché esclusiva contribuiscono ai più recenti guadagni della speranza di vita alla nascita.
Questo processo è estremamente importante, soprattutto se visto in relazione al fatto che sempre più individui raggiungono la soglia degli 80 anni e che dopo queste età si vive sempre più a lungo. In base alle tavole di mortalità stimate per il 2009 il 50% della popolazione maschile potrebbe raggiungere gli 81 anni di vita e il 25% gli 88 anni. Le donne, potendo contare su condizioni più favorevoli, supererebbero la soglia di 86 anni nel 50% dei casi e quella di 92 anni nel 25%.

18 febbraio 2010

ANCHE L'ARGENTINA ED IL SUD AMERICA AL CONGRESSO DELLA UIM DI ROMA

Si terrà il 24 e 25 febbraio a Roma il congresso dell'Unione Italiani nel Mondo (Uim), che conterà su una rilevante partecipazione della delegazione che rappresenta l’America Latina. Paesi come l’Argentina, il Brasile, l’Uruguay, il Paraguay, il Cile, la Bolivia, il Perù ed il Venezuela avranno i loro rispettivi rappresentanti che parteciperanno attivamente ai tavoli di lavoro. Nel corso del congresso si tratteranno questioni legate alle nuove problematiche che affrontano gli italiani all’estero e si farà riferimento principalmente al concetto di "rappresentanza politica" e agli "organismi ed istituzioni di rappresentanza", con una speciale attenzione ai progetti di riforma del Comites e del Cgie. Altresì si dibatterà e si scambieranno idee sul sistema elettorale e le modalità di voto, il ruolo che deve occupare l’associazionismo, le nuove generazioni, la legislazione sulla cittadinanza,etc
A partire dal fluido interscambio d’idee e progetti che si realizzerà in questo Congresso, la Uim elaborerà un documento finale sintetizzando le diverse proposte insieme alla formulazione di una linea di lavoro."La partecipazione a questo Congresso sarà di molto beneficio per tutti gli italiani all’estero, in particolare per quelli che risiedono in America Latina", ha dichiarato José Tucci, dirigente sociale, presidente del patronato Ital-Uil Argentina e titolare del Coordinamento per l’America Latina. "Sono convinto che gli organismi di rappresentanza come il Comites ed il Cgie costituiscano insieme ai nostri parlamentari il fondamento della libera e plurale espressione della comunità italiana all’estero".Occorre ricordare che la Uim è un'ong senza scopo di lucro, fondata nel 1995 dal sindacato Uil e dal patronato Ital-Uil, avente come obiettivo la tutela dei diritti e degli interessi degli italiani nel mondo, offrendo assistenza e sostegno negli aspetti sociali, politici e previdenziali.

FRANE IN CALABRIA: LA SOLIDARIETÀ DEI CALABRESI NEL MONDO NELLE PAROLE DEL CONSULTORE JOSE TUCCI

"Con stupore e preoccupazione abbiamo ricevuto la notizia delle disastrose frane che stanno divorando la Calabria. Come consultore della Regione Calabria nel Mondo, voglio oggi manifestare a tutte le persone rimaste coinvolte, la nostra più profonda solidarietà e comunicare che la comunità calabrese in Argentina offre loro l’appoggio più totale". Ad affermarlo è José Tucci, vicepresidente della Consulta Regionale dei Calabresi nel Mondo, che invia oggi il suo messaggio di solidarietà ai corregionali rimasti coinvolti nelle frane che in questi ultimi giorni stanno mettendo in ginocchio diverse zone della Regione.
Sono fatti che ci fanno sentire impotenti", osserva Tucci, "ma siamo convinti che la Calabria riuscirà a rimettersi in piedi e a riprendere presto la sua vita di sempre. Siano coscienti del dolore dei nostri corregionali", continua il consultore, "pero vogliamo che ora questo sentimento diventi fonte di speranza, che esca fuori lo spirito di lotta e di sacrificio che noi calabresi abbiamo dentro. Siamo un popolo difficile da piegare e solidale", aggiunge ancora Tucci che conclude: "queste vicende invece di separarci ci uniscono. Dobbiamo solo attivare azioni congiunte"

TURISMO: BRAMBILLA, ITALIA COMPETITIVA, NON GUARDARE SOLO AL PREZZO

Per valutare correttamente l'offerta turistica italiana ''non bisogna guardare solo al prezzo'' ma piuttosto al ''rapporto qualita' e prezzo'' che ''In Italia e' competitivo''. Parola del Ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, che durante la cerimonia di inaugurazione della Bit si e' soffermata sulla questione del prezzo delle vacanze in Italia.
''Non bisogna guardare solo al prezzo - ha spiegato - ma a tutto cio' che un Paese come l'Italia, e solo l'Italia, puo' offrire''. E in questo contesto, ''il rapporto qualita'/prezzo dell'offerta turistica italiana e' competitivo, perche' l'Italia e' una destinazione di eccellenza e i nostri servizi sono in costante miglioramento.Noi puntiamo - ha concluso la Brambilla - sulla qualita' ed esclusivita' della nostra offerta''.

17 febbraio 2010

Corte dei conti: +229% i casi di corruzione, una nebbia che avvolge il Paese

ROMA - La corruzione è "una sorta di ombra e di nebbia che sovrasta ed avvolge il tessuto più vitale ed operoso del Paese, non si può fare a meno di notare che l'oscuramento resta tuttora grave, non accenna neppure lentamente a dissolversi o a flettere nella sua intensità ispessita". E' la denuncia del presidente della Corte dei conti, Tullio Lazzaro, nel corso dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. Il presidente spiega che la corruzione è "una patologia" che sembra opporre "qualsiasi intervento volto ad assicurare la trasparenza e l'integrità nelle amministrazioni".
Parlando della realizzazione di lavori ed opere pubbliche, Lazzaro sottolinea che "la regolazione disciplinatrice delle attività da svolgere è dettagliata e, talvolta, perfino pervasiva. Ciononostante- attacca- le inosservanze sono frequenti, territorialmente diffuse, mettono a nudo l'insufficienza nell'avversare le azioni elusive dei dettami di legge elaborati e dedicati al contrasto preventivo di anomalie e di degenerazioni dannose".
CORRUZIONE: +229%; CONCUSSIONE: +153% - "Dall'analisi dei dati dell'attivita' operativa svolta dai reparti della Guardia di finanza emerge un deciso aumento delle denunce per fatti di corruzione e concussione accertati nel 2009, rispettivamente più 229% e più 153% rispetto al 2008". I dati sono del procuratore generale della Corte di conti, Mario Ristuccia, nella relazione scritta presentata sempre in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. "Il ministero dell'Interno, i comandi generali dell'arma dei carabinieri e della Guardia di finanza- continua- nel solo periodo gennaio-novembre 2009 hanno denunciato 221 reati di corruzione contro la Pubblica amministrazione e 219 reati di concussione, cui vanno aggiunti 1.714 reati di abuso d'ufficio".
"CONSULENZE NELLA PA, ILLICEITA' DIFFUSE" - Altra capitolo nero, quello "del conferimento di incarichi consulenziali oppure nella retribuzione di incarichi a personale esterno alla pubblica amministrazione". Qui, il quadro delle "illiceita' nel 2009 e' ampio e registra una diffusione territoriale estesa", sottolinea il presidente Lazzaro.

16 febbraio 2010

La Regione chiede al Governo il riconoscimento dello stato di calamità naturale

La Giunta regionale, convocata d’urgenza dal Presidente Agazio Loiero, ha fatto, questa sera, una ricognizione dei danni provocati dal maltempo di questi ultimi giorni su tutto il territorio regionale.
Considerata la gravità delle conseguenze provocate dai fenomeni atmosferici verificatesi in Calabria in questi ultimi giorni, che hanno causato, tra l’altro, frane, smottamenti esondazioni, interruzioni di pubblici servizi, situazioni di pericolo per la pubblica e privata incolumità, l’Esecutivo, su proposta dello stesso Presidente, ha deliberato di chiedere al Governo lo stato di calamità. Inoltre, la Giunta ha deciso di trasmettere alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - dipartimento Protezione Civile, il dossier in istruttoria relativo al censimento dei danni provocati dalle avversità metereologiche. p.g.

Maierato, via dalle case i 2.300 abitanti. Sicilia, ancora timori per le piogge

MAIERATO (VIBO VALENTIA) - Tonnellate e tonnellate di terra coprono quella che fino a ieri era una vallata. Il costone staccatosi da una collina a Maierato ha lambito decine di abitazioni, mettendo a rischio anche gli edifici che si trovano alla sommità e che potrebbero scivolare a valle nel caso in cui la frana riprendesse a muoversi. Un rischio che appare concreto, visto oltretutto che sulla zona da stamane ha ripreso a piovere con una certa insistenza.
Nessuno, al momento, è in grado di fare previsioni ma la paura tra gli abitanti che ormai hanno lasciato il paese è tanta. La frana ha un fronte di un paio di chilometri ed ha travolto strade e acquedotto, tanto che il paese è completamente privo di acqua. Si tratta di uno spettacolo impressionante. "Stavamo verificando - ha raccontato il sindaco, Sergio Rizzo - una piccola frana che aveva ostruito una strada quando all'improvviso è venuto giù tutto. E' stato spaventoso. Non ci aspettavamo una cosa del genere". Adesso a Maierato si attende l'arrivo della Commissione Grandi rischi per una valutazione degli interventi più urgenti.
L'evacuazione in massa di tutti gli abitanti di Maierato, paese di 2.300 persone in provincia di Vibo Valentia, è stata disposta stamani, dopo che ieri un intero costone della montagna che si trova a ridosso del centro è franato mettendo in pericolo numerose abitazioni.
La decisione è stata presa a scopo precauzionale dal sindaco, Sergio Rizzo, che ha definito lo scenario "apocalittico". "La frana - ha detto il sindaco - minaccia una parte importante del paese e vista l'incertezza delle condizioni meteo abbiamo deciso di non rischiare". Le prime 300 persone sono state allontanate dalle loro abitazioni già ieri sera, ma da stamani è cominciato lo sgombero di tutto il paese. Gli sfollati sono stati sistemati nella scuola di polizia e nel palazzetto dello sport di Vibo Valentia. Inoltre sono stati allestiti punti di raccolta in varie scuole dei paesi della provincia. E' emergenza, comunque in tutta la Calabria; dopo giorni di pioggia incessante le frane sono 180 e 27 le arterie stradali tra provinciali ed ex statali completamente off-limits.
Ora Maierato un paese fantasma, dopo lo sgombero ordinato dal sindaco, Sergio Rizzo. Le strade sono deserte, le finestre delle case tutte serrate. In giro si vedono solo poliziotti e carabinieri che suonano casa per casa per accertarsi che tutti se ne siano andati, e gli ultimi ritardatari che con buste, valigie, trolley portano via le cose necessarie per affrontare un allontanamento che non si sa quanto dovrà durare. L'operazione di sgombero, partita stamane, è andata avanti senza problemi. Alcuni anziani hanno fatto un po' di resistenza dopo una vita passata nel paese, ma alla fine anche loro si sono convinti che abbandonare Maierato in questo momento è la cosa migliore. Per i più anziani si è reso necessario l'intervento delle ambulanze del 118.
COSTONE PERICOLANTE, CHIUSA STATALE 18 IN CALABRIA - E' stata chiusa al traffico la strada statale 18, all'altezza di Cetraro, a causa di un costone pericolante per le piogge intense degli ultimi giorni. Il provvedimento, secondo quanto riferisce l'Anas, e' reso necessario ed urgente per la tutela dell'incolumita'. Sul posto sono giunti, oltre alle squadre di pronto intervento Anas, anche la polizia stradale, i vigili del fuoco ed i tecnici della Protezione civile. Sono in corso i sopralluoghi per le verifiche tecniche e le attivita' di monitoraggio del costone. Al momento le automobili vengono deviate su un percorso alternativo nel centro abitato di Cetraro. Per quanto riguarda i mezzi pesanti, quelli diretti a nord vengono deviati all'altezza di Paola sulla statale 107 e successivamente sull'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria allo svincolo di Rende-Cosenza nord, mentre quelli in direzione sud devono proseguire in autostrada all'altezza di Lagonegro. Altre frane vengono segnalate a Guardia Piemontese e San Marco Argentano. A Belvedere Marittimo una frana ha interessato contrada Fontanelle bloccando una strada interpoderale e provocando forti disagi a tre abitazioni rurali. Il sindaco Enrico Granata ha chiesto l'intervento del prefetto e un sopralluogo per valutare la situazione che si e' venuta a creare.
FRANA NEL MESSINESE: A RACCUJA 21 ORDINANZE DI SGOMBERO - Sono 21 le famiglie che hanno dovuto lasciare le loro case nella frazione Zappa del comune di Raccuja, in provincia di Messina. La grave situazione di pericolo nella borgata, a causa della frana che nei giorni scorsi ha ripreso il suo corso minacciando di trascinare a valle le abitazioni, ha indotto il sindaco di Raccuja, Cono Salpietro Damiano, a firmare le ordinanze di sgombero immediato. Alcune famiglie hanno trovato ospitalita' presso amici e parenti, per gli altri il Comune ha disposto l'alloggio in pensione completa presso un'azienda Agrituristica di Raccuja. ''Il Comune - spiega il sindaco - sta effettuando una ricerca di case libere e in buone condizioni da poter mettere a disposizione delle famiglie che hanno dovuto lasciare le loro abitazioni''.
In Sicilia, nonostante la notte relativamente tranquilla, ci sono però timori per le piogge previste per le prossime ore. Nella Regione gli evacuati sono 2000, 1.500 solo a San Fratello, il paese arroccato sui Nebrodi, che sta letteralmente 'scivolando' a valle.
La "ferita" che taglia in due l'ex colonia normanna ha reso inagibili scuole, chiese e abitazioni, ha piegato pilastri, ha sventrato muri mettendo a nudo gli interni delle case ha accartocciato l'asfalto. L'onda lunga della frana si è abbattuta come uno tsumani anche su altri paesi vicini: Sant'Angelo di Brolo, Raccuja e Tusa, dove sono scattate ordinanze di sgombero per le case "a rischio".
Ma l'epicentro di questo disastro resta San Fratello: il paese scivola verso il mare, così come la gente in fuga. La maggior parte dei 1.500 residenti ormai senza casa sta infatti cercando rifugio nelle zone marinare di Acquedolci, un tempo frazione di San Fratello, o a Sant'Agata di Militello. Le strade sono invase da fuoristrada, motoape, auto cariche di masserizie. Sembra una scena di guerra: la fuga dopo il bombardamento. Coinvolta quasi metà dei circa 4 mila abitanti, tra le persone raggiunte dall'ordinanze di sgombero e chi abbandona il paese a scopo precauzionale. Non ci sono fortunatamente feriti. La frana non ha risparmiato neppure la chiesa di San Nicola, le due scuole, elementare e media, hanno i pilastri 'piegati'. Sul posto è giunto stamane il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, che ha presieduto un vertice operativo con la Protezione civile. Il governatore annuncia che "entro domani la giunta regionale siciliana si riunirà per proclamare lo stato di calamità sui Nebrodi" e sollecita il consiglio dei ministri "ad emanare un'ordinanza di protezione civile che ci consenta di intervenire più agilmente".

15 febbraio 2010

Crollano export e import, nel 2009 -20,7% e -22%. Si tratta del peggior dato dal 1970

Nel 2009 le esportazioni hanno segnato, rispetto al 2008, una diminuzione del 20,7% e le importazioni del 22%. Nello stesso periodo il saldo è stato negativo per 4.109 milioni di euro, con una netta riduzione del passivo di 11.478 milioni di euro rilevato nel 2008. Lo comunica l'Istat. Si tratta del dato peggiore dal 1970.
Nello stesso periodo il saldo è stato negativo per 1.791 milioni di euro, in forte peggioramento rispetto all'attivo di 9.942 milioni di euro registrato nel 2008.
Quanto alle esportazioni da e verso l'area Ue sono complessivamente diminuite nel 2009 rispetto al 2008 del 22,5% le esportazionie del 17,8% le importazioni.
A dicembre, rispetto allo stesso mese del 2008, i flussi commerciali da e verso l'area Ue hanno registrato aumenti pari all'1,4% per le esportazioni ed al 9,1% per le importazioni. Il saldo commerciale è stato negativo per 1.396 milioni di euro, mostrando un peggioramento rispetto a quello, pari a 350 milioni di euro, rilevato nello stesso mese del 2008.
A dicembre 2009 la dinamica tendenziale delle esportazioni è stata negativa verso tutti i principali partner commerciali, tranne la Francia, la Spagna e il Regno Unito (rispettivamente +8,6, +3 e +2,4%); diminuzioni si sono registrate verso Grecia (-8,5%), Belgio (-6,5%), Paesi Bassi (-5,8%), Polonia (-4,9%), Austria (-3%) e Germania (-2,6%).
Le importazioni sono invece cresciute da tutti i principali partner commerciali, tranne l'Austria; in particolare si sono registrati incrementi dalla Polonia (+ 30,3), dalla Spagna (+16,8%), dal Regno Unito (+15%), dalla Francia (+9,4%) e dalla Germania (+8,6%).

Crisi e salute, un italiano su dieci rinuncia alle cure essenziali

ROMA - La crisi ha inciso anche sulle scelte degli italiani per le cure mediche essenziali: uno su dieci vi ha rinunciato: le piu' colpite sono le famiglie a basso reddito (sotto i mille euro al mese), quelle monoparentali e quelle con malati cronici. E' quanto emerge dall'inchiesta che Altroconsumo ha condotto su un campione di oltre 1.100 cittadini italiani, tra i 25 e 74 anni.
In Italia la spesa annua per la salute rappresenta il 14% delle uscite del nucleo familiare; in media al mese 273 euro a persona. Un terzo di chi non e' riuscito ad accedere alle cure per motivi economici ritiene che cio' abbia avuto conseguenze serie in termini di salute, soprattutto per i bambini. Uno su dieci dichiara di aver dovuto chiedere un prestito, per il dentista (la piu' alta voce di spesa medica essenziale, in media 1.533 euro su base annua), per le visite oculistiche e acquisto di occhiali e lenti a contatto. Il 50% di questi si e' rivolto a un familiare, uno su tre alla banca.
Chi decide di affrontare le spese comunque taglia su altre voci di spesa nel bilancio familiare. Il 40% del campione dichiara di averrinunciato almeno una volta all'acquisto di capi d'abbigliamento. Piu' di uno su tre ha smesso di andare al cinema o al ristorante. Il 20% ha eliminato viaggi e vacanze.

Rilancio Social card, anche con donazioni di privati

MILANO - La social card è stata "un volano" e ora "deve essere rilanciata e messa a disposizione di Regioni, enti locali e terzo settore, affinché possano modulare la platea dei beneficiari". Lo ha detto il ministro del Welfare, Maurizio.
Sacconi, nel corso della presentazione dell'anno europeo contro la povertà, iniziativa in programma oggi a Milano. Inoltre, verranno favorite le donazioni di privati, per sostenere il funzionamento della carta.

EUGENIO MARINO A CAPO DELL’UFFICIO ITALIANI NEL MONDO DELLA DIREZIONE NAZIONALE DEL PD

Nell’ambito della riorganizzazione delle aree di lavoro del Partito democratico, l’Ufficio Italiani nel mondo è stato inserito tra le aree di lavoro del Dipartimento Organizzazione, pertanto ad assumere la responsabilità politica del settore sarà Nico Stumpo, responsabile Organizzazione del Pd, mentre responsabile dell’Ufficio Italiani nel mondo della Direzione nazionale del Pd sarà Eugenio Marino. È quanto si apprende da una nota del partito in cui si precisa che è stata già indetta la prima riunione con i parlamentari del Pd eletti nella circoscrizione estero per la prossima settimana.
Eugenio Marino, 37 anni, nato a Crotone, dopo aver iniziato la carriera politica nella sezione del Pci locale, ha collaborato col Dipartimento Internazionale dei Ds, e nel corso degli anni si è dedicato anche al giornalismo collaborando con agenzie stampa, giornali e portali internet su questioni di politica, cultura e musica. Il suo impegno si è concentrato soprattutto sulle politiche per gli italiani all'estero e l’internazionalizzazione dell'Italia: è stato Responsabile comunicazione del Coordinamento de L’Unione per gli italiani nel mondo, viceresponsabile dei Ds per gli italiani all’estero, componente del Coordinamento nazionale del Pd per gli italiani nel mondo e membro del Comitato di controllo della Presidenza del Consiglio su Rai International.

Pil: dichiarazione di Antonio Foccillo, Segretario confederale UIL

I dati dell’Istat non fanno altro che confermare quello che da tempo tutti diciamo: stiamo vivendo uno dei momenti più difficili della nostra economia. Siamo in crisi e ciò, senza dubbio, influenzerà sia le entrate tributarie, sia l’occupazione, che il potere di acquisto dei lavoratori e pensionati.
Quello che fa restare perplessi è che non si affrontino le cause effettive della crisi in Italia, che non sono la caduta dei mercati finanziari ma gli scarsi investimenti, i redditi bassi e la sostanziale assenza di mobilità sociale: elementi strutturali, che la crisi globale acuisce pur non essendone la causa diretta.
Continuiamo, dunque, a chiedere al Governo di avviare, al più presto, una reale programmazione che rilanci, proprio nella fase di difficoltà, il settore produttivo per mantenere i posti di lavoro con aiuti alle imprese per innovazione e ricerca ed aiuti ai lavoratori e i pensionati, aumentando il potere d’acquisto con una riduzione della tassazione per accompagnare una eventuale ripresa.

13 febbraio 2010

A Roma il IV Congresso dell’Unione Italiani nel Mondo. Si svolgerà presso l’Hotel Aran Mantegna, il 24 e 25 febbraio

ROMA – Si svolgerà a Roma, presso l’Hotel Aran Mantegna, il 24 e 25 febbraio il IV Congresso dell’Unione Italiani nel Mondo, intitolato “Trasformazioni e certezze. Globalizzazione e identità”. Un appuntamento che metterà al centro il tema del lavoro, della creatività e del saper fare italiano quali uniche risorse per uscire dalla crisi economica mondiale – punti forti già evidenziati nel quindicesimo Congresso del Uil, sindacato dalla cui volontà l’associazione è nata nel 1995. Aprirà l’appuntamento, il 24 febbraio alle ore 15.30, la relazione del segretario generale della Uim Alberto Sera, a cui seguiranno gli interventi dei rappresentanti della Uil, delle istituzioni e delle associazioni ospiti.

Nella giornata del 25 febbraio, dalle ore 9 sino al pomeriggio, è previsto il dibattito tra delegati e responsabili della Uim, concluso dall’intervento di Carmelo Barbagallo, Segretario confederale Uil e dal quello dl presidente della Uim Giampiero Bonifazi (alle ore 15.30).
Alle 16, nella fase conclusiva de IV Congresso, l’approvazione dei documenti, l’elezione dei nuovi organismi.

Prodi attacca il governo: "La crisi dura, politica industriale limitata"

ROMA - "Non ho visto politiche governative di coordinamento per l'innovazione. Non posso nemmeno criticare, perche' non si puo' criticare il nulla. Il nostro programma di Industria 2015 aveva un orizzonte giusto, decennale, perche' questi processi hanno bisogno di un obiettivo a lungo termine". Romano Prodi attacca la politica industriale del governo nella sua lectio magistralis sulla competitivita' dei sistemi industriali in tempo di crisi tenuta a Manifutura, festival dell'economia reale 2010 a Pisa.


Dobbiamo - continua Prodi - investire nell'aggregazione fra grandi e piccole imprese nei centri di ricerca, rendere conveniente la trasmigrazione fra universita', centri di ricerca, dobbiamo sviluppare tecnologie innovative". Secondo l'ex premier "dobbiamo incentivare la fusione e la collaborazione fra imprese. Ma anche porre grande attenzione quando le imprese vengono acquistate dai fondi finanziari. La loro sorte e' quasi sempre segnata: gli obiettivi dei fondi sono a breve, quelli delle imprese a lungo. Dobbiamo- conclude- creare imprese, non necessariamente grandi, ma in settori molto specializzati".
Il problema per Prodi è che "dalla crisi non siamo affatto usciti, anzi ci vorranno ancora molti anni prima di superarla del tutto. Non sono ottimista perche' vedo fatica nelle imprese: l'utilizzazione dei macchinari e' piombata fra il 60 e il 70% della capacita'. È un problema serio: ci vorranno 20 punti di ripresa per ritornare allo sfruttamento pieno degli impianti". Nel frattempo, insiste Prodi, "si indebolisce la struttura finanziaria delle imprese. Rischiamo che nei prossimi mesi diventi estremamente serio il problema degli insoluti".
Per quanto riguarda il Mezzogiorno "non esistono le condizioni per lo sviluppo di un'imprenditorialita' diffusa a causa delle condizioni di agibilita' a causa della presenza massiccia di attivita' criminali".
Poi Prodi allarga la sua critica all'Europa: "Avere economie che si orientano in modo diverso rende piu' complicata la politica dell'Unione europea. Ora l'Italia prende solo le briciole: e' il risultato della nostra limitata presenza a Bruxelles. La mancanza di una politica industriale italiana e la ridotta dimensione delle imprese consentono alle grandi aziende europee di fare lobby e orientare le politiche e i finanziamenti Ue quasi naturalmente verso i loro interessi. Dobbiamo riprendere la politica industriale- spiega- non e' una parola sporca. La mancanza di grandi imprese e' un problema serio. Eppure, nonostante questo, nella crisi abbiamo tenuto grazie alla meccanica strumentale, oltre al made in Italy. L'industria e' l'unico settore che regge alla concorrenza internazionale". Il problema, insiste l'ex premier, "non e' il costo della manodopera ma la mancanza di politiche settoriali di sostegno alla domanda ma soprattutto alla produzione e alla ricerca. Dobbiamo costruire una politica industriale incentrata sulle nostre caratteristiche, sulle filiere nei settori molto specializzati dove siamo forti".